Narcoguerra tra il Cartello del Golfo e i Los Zetas: sempre più giornalisti corrotti, le notizie fanno fatica ad emergere

Continuano ad arrivare gli aggiornamenti sulla narcoguerra tra il cartello del Golfo e il gruppo paramilitare dei Los Zetas, che da qualche settimane è in corso a Reynosa, nello stato messicano di Tamaulipas.Vi abbiamo già parlato dei rapimenti di alcuni giornalisti che negli ultimi giorni avevano fornito aggiornamenti in tempo reale sulla guerra in corso,


Continuano ad arrivare gli aggiornamenti sulla narcoguerra tra il cartello del Golfo e il gruppo paramilitare dei Los Zetas, che da qualche settimane è in corso a Reynosa, nello stato messicano di Tamaulipas.

Vi abbiamo già parlato dei rapimenti di alcuni giornalisti che negli ultimi giorni avevano fornito aggiornamenti in tempo reale sulla guerra in corso, ma ora la situazione sembra peggiorata e i narcotrafficanti stanno pian piano prendendo il controllo della stampa.

E’ in aumento, infatti, il numero di redattori e giornalisti corrotti dai narcos che, con circa 500 dollari al mese, qualche prostituta e casse di alcolici, riescono a far scrivere solo quello che vogliono che sia scritto.

Questi giornalisti, che di solito guadagnano circa 400 dollari al mese, si sono venduti volentieri al Cartello del Golfo e stanno convincendo i loro colleghi a fare altrettanto o comunque a tacere su quanto sta succedendo, a volte arrivando a vere e proprie minacce.

Sono infiltrati ovunque, controllano quello che scriviamo, sanno dove viviamo. In questo modo i narcos hanno il controllo diretto su di noi e se non vogliono che i vari omicidi vengano rivelati alla stampa, possono impedirlo con estrema facilità.

Non sempre è facile identificare chi sia corrotto o meno, ma ci sono casi ben più evidenti di giornalisti che arrivano a conferenze stampa in una macchine di lusso o scortati da uomini armati.

La guerra si sta espendendo in altre città del Messico, ma la popolazione rischia di non essere avvertita in tempo. “Uno dei diritti fondamentali degli esseri umani viene cancellato e le autorità non fanno nulla al riguardo“.

I cittadini, impotenti di fronte a questo, stanno ricorrendo all’uso di Facebook, Twitter e YouTube, dove caricano i video da loro ripresi e cercano di informare la popolazione sulle varie ondate di violenza.

Ovviamente c’è anche qualche giornalista che se ne frega delle minacce e va avanti a fare il suo lavoro. Ma in questi casi, almeno fino ad ora, il governo non sta facendo nulla per tutelarli in qualche modo.

Via | La Jornada