Accordo Fiat-Chrysler: bel colpo! Ma …

Con l’accordo Fiat-Chrysler l’America è più vicina. Con il suo carico di crisi, ma anche con la sua spinta al rinnovamento e alla speranza. Anche la “little” Italia è più vicina al gigante Usa. E da oggi il tricolore ritrova, almeno in parte, l’orgoglio e il rispetto internazionale dei tempi migliori. Barack Obama è il

Con l’accordo Fiat-Chrysler l’America è più vicina. Con il suo carico di crisi, ma anche con la sua spinta al rinnovamento e alla speranza.

Anche la “little” Italia è più vicina al gigante Usa. E da oggi il tricolore ritrova, almeno in parte, l’orgoglio e il rispetto internazionale dei tempi migliori.

Barack Obama è il protagonista vero della vicenda. Da noi, premier, governo e politica sono stati alla finestra. Per fortuna.

Anche questa nota vuole rendere omaggio a Sergio Marchionne, alla Fiat, all’immagine positiva (e alla tecnologia) che il marchio Ferrari (che ha avuto un peso “psicologico”) riflette sull’intero gruppo italiano e su tutto il Made in Italy.

Una volta tanto, un fatto positivo. Che va al di là del pur importante segmento dell’automobile e persino dell’intero comparto economico.

E’ una tappa, certo non l’unica, per ridefinire i confini (e i concetti) della globalizzazione, del liberalismo, dell’intervento dello stato in economia, del rapporto azienda e sindacati, imprenditori e lavoratori e così via.

Con questo matrimonio nasce il quinto più grande gruppo automobilistico del mondo, dietro a Toyota, General Motors, Volkswagen e Ford.

Restano però, nella little Italy, tutti i problemi Fiat, con la cassa integrazione, i licenziamenti, uno stato di crisi semi permanente. Quasi in silenzio, in pochi anni, si è passati da oltre 100 mila dipendenti a 25 mila.

Bene Detroit. Rimboccarsi le maniche anche per le vicende (e gli stabilimenti) di casa nostra. Il governo non si limiti solo ad erogare montagne di soldi a fondo perduto. E i sindacati non pensino solo a fare scioperi.

Che il primo maggio porti consiglio.