Aborto: la revisione della 194 non è un tabù

La legge 194/78, quella che ha depenalizzato il reato di aborto (ma depenalizzare un reato non significa renderlo un diritto), sta per compiere trent’anni.Verrebbe quasi da farle gli auguri, se non fosse per i milioni di bambini che ha impedito nascessero, ma anche volendolo bisognerebbe capire con chi congratularsi per davvero: le madri che hanno

La legge 194/78, quella che ha depenalizzato il reato di aborto (ma depenalizzare un reato non significa renderlo un diritto), sta per compiere trent’anni.

Verrebbe quasi da farle gli auguri, se non fosse per i milioni di bambini che ha impedito nascessero, ma anche volendolo bisognerebbe capire con chi congratularsi per davvero: le madri che hanno ricorso all’”interruzione volontaria della gravidanza” nel 1978 oggi lo rifarebbero? E come si sentono oggi, senza quel figlio che adesso rappresenterebbe piuttosto una risorsa che uno sgradito inconveniente, un regalo inaspettato e brutto del quale liberarsi al più presto? Magari dovremmo fare i complimenti allo “Stato”, che grazie all’aborto libero secondo alcuni è progredito (ah! il progressismo!), ma cosa ne sarebbe del nostro sistema pensionistico, oggi, con un milione e passa di giovani lavoratori in più? E cosa del sistema sanitario nazionale con un milione di interventi chirurgici in meno sul groppone, e una schiera di giovani medici, infermieri, tecnici di laboratorio al suo servizio?

Meglio sarebbe pensarci, a queste cose, quando si parla di aborto. Anche se in tanti fanno ancora orecchie da mercante. Ciò su cui, invece, è proprio impossibile glissare è l’improvviso, dirompente ingresso dell’argomento aborto sulla scena dell’attualità politica italiana. Grazie certamente a Ferrara e alla sua battaglia benemerita (ancorché discutibile, nel suo risvolto elettorale), ma grazie anche ad una serie di fattori evidenti.

Anzitutto l’obsolescenza stessa della legge. Ragioniamo: quanto dura mediamente una legge in Italia? Una legislatura? Un anno? Meno? Quante riforme elettorali sono state fatte in trent’anni? E quante volte si è tentato di riformare settori importantissimi della società civile, ad esempio la scuola o la sanità? Meglio non pensarci. Anche perché spesso il cambiamento è stato sinonimo di peggioramento, o ancora di disorientamento (il caso scolastico è esemplare).

La 194 no. Essa è rimasta lì, monolitica, inattaccabile. E per fortuna che il relatore stesso, al momento della sua emanazione, richiese un riesame della legge >. Quel relatore era Giovanni Berlinguer, e di sicuro non pensava a tre decenni parlando di “congruo periodo”.

E poi, francamente, nemmeno la mente obnubilata dal sessantotto (e seguenti) del più feroce radicale può negare i progressi increvdibili della medicina neonatale, che permettono oggi la sopravvivenza di esserini minuscoli, una volta condannati a morte certa, e ne garantiscono anche la vita “normale”.

Ma allora perché escludere le tematiche come questa dai discorsi preelettorali? Non ha il minimo senso. Specialmente per chi, come noi, si rifà alla tradizione del conservatorismo, e vede i suoi “colleghi” americani pronti alla campagna elettorale in favore di McCain, rigidamente antiabortista.

A noi tocca tenerci il silenzio. Tutto deve tacere, meglio, tutto dovrebbe tacere. Perché le voci delle coscienze troppo a lungo sopite si stanno alzando, e ormai è difficile metterle di nuovo a tacere.

Non ci si può appassionare di Alitalia, e seguire i dibattiti televisivi è ormai cosa di pochi eletti (vedi dati audience). Ma se invece parlassero di vita nascente, quanti di noi non si sentirebbero toccati a fondo dall’argomento?

E’ questo che mi sento di chiedere al prossimo governo Berlusconi (al diavolo la scaramanzia!): Ferrara Ministro della Sanità, e un bel tagliandone alla legge più ipocrita del nostro ordinamento.

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