Il nuovo Papa è Jorge Mario Bergoglio, con il nome di Francesco

Alla fine tutte le previsioni sono andate – è proprio il caso di dirlo – a farsi benedire: a salire al soglio pontificio come 266° Papa della Chiesa cattolica è stato il gesuita argentino, Jorge Mario Bergoglio, finora arcivescovo di Buenos Aires e ordinario per i fedeli di rito orientale residenti in Argentina e sprovvisti di ordinario del proprio rito.

Un outsider, insomma, il cui nome in questi giorni era apparso solo fugacemente nelle puntuali cronache dei giornalisti di tutto il mondo e affatto nelle impietose liste dei bookmakers, eppure il suo nome non era del tutto sconosciuto: pare, infatti, che nel conclave del 2005 una sorta di ‘ballottaggio’ si stesse profilando tra lui e il cardinale Ratzinger, almeno finché il porporato sudamericano non fece un passo indietro chiedendo ai suoi elettori di far convergere i propri voti sul secondo, del quale aveva (e ha) una grande stima.

Una stima che ha dimostrato anche questa sera, quando, affacciato per la prima volta con addosso la talare bianca alla Loggia delle Benedizioni, tra l’Urbi et orbi e la concessione dell’indulgenza come vuole il rituale, ha rivolto un pensiero e un saluto affettuoso al Papa emerito, Benedetto XVI, che come confermato dalla Santa Sede ha seguito in tv tutti i momenti salienti che era possibile seguire attraverso la televisione dell’elezione del suo successore, dalla residenza pontificia di Castelgandolfo, in cui sono risuonate a festa le campane, in un tutt’uno con quelle di San Pietro.

E non è da escludere che il motivo del notevole ritardo tra una fumata decisamente bianca tanto da ricordare lo zucchero filato, e la presentazione del Papa al mondo attraverso la ben nota formula in latino pronunciata dal protodiacono cardinale Tauran, stavolta più di un’ora, fosse da attribuire a una telefonata del nuovo Pontefice al suo predecessore, una forma di rispetto per non fargli arrivare l’annuncio dal piccolo schermo, quasi fosse uno dei qualunque 5 miliardi di persone nel mondo che aspettavano la notizia.

L’uomo Bergoglio ha umili origini italiane, e una storia in cui ricorrono alcuni numeri, come un monito: fu ordinato sacerdote il giorno 13, e un altro giorno 13 è diventato il 267° successore di Pietro; il 13 è anche un giorno sacro a Maria, nel quale ricorrevano ogni mese le apparizioni ai pastorelli di Fatima, e proprio alla Madonna il nuovo Papa si affiderà e renderà grazie domani, facendo visita alla chiesa romana di Santa Maria Maggiore. Inoltre, fu ordinato sacerdote a 33 anni, l’età in cui Cristo venne crocifisso, mentre a lui è stata sufficiente una sosta nella cosiddetta “stanza delle lacrime”.

Scorrendo insieme la sua biografia di filosofo, docente, formatore dei novizi, ma soprattutto di pastore di anime per tanti anni, sommata alla scelta di un nome così rivoluzionario, Francesco, che mai prima alcuno aveva avuto il coraggio di scegliere, nel timore di avvicinarsi troppo alla figura del Poverello di Assisi e di abbracciare la sua regola di essenzialità e “perfetta letizia” nell’annunciare il Vangelo, si è portati a pensare che sia stata un’idea di sintesi, oltre che di rinnovamento, a guidare la mano dei cardinali.

Bisogna ricordare, poi, che è un Papa attinto dal potente bacino del Sudamerica, forse il primo vero motore del cattolicesimo nel nostro tempo: un riconoscimento che e dovuto, oltre alla considerazione che il futuro del mondo sicuramente va oltre l’Europa. “Hanno preso un Papa alla fine del mondo”, ha scherzato lui dalla loggia del Palazzo Apostolico, chiaramente riferendosi alla propria provenienza geografica, ma forse anche con un’ironia più sottile alle varie profezie di Malachie e Papa neri rispolverate a ogni conclave.

E poi, subito, la richiesta di pregare per lui, un semplice uomo chiamato alla missione più grande, un altro umile lavoratore nella vigna del Signore che ci ha rammentato fin dalla sua prima uscita pubblica l’importanza della preghiera, esortandoci a recitarla insieme a lui.

Certo, ci immaginavamo un Papa più giovane dei 76 anni suonati di Bergoglio, ma le vie del Signore sono infinite, o più semplicemente la Chiesa non riesce proprio completamente ad affidarsi nelle mani di un assoluto progressista, che già una volta era stato sfiorato – sembra – dall’anello del pescatore, ma essendo un gesuita non c’è pericolo di prematuri abbandoni, “perinde ac cadavera”…