Sport & Doping: un libro per aprire gli occhi

In libreria “Lo sport dei Doping. Chi io subisce, chi io combatte”, per capire che il doping non è un problema “degli altri”.

“Il doping è solo un problema del ciclismo” dicono molti. “Sono poche mele marce” commentano altri. E i giornalisti? Cadono dalle nuvole quando un campionissimo viene pizzicato con le mani nel nandrolone (vedi i patetici articoli apparsi dopo il caso Armstrong). Ora c’è un libro che mette a nudo le colpe dello sport – e non solo – italiano.

Si intitola “Lo sport dei Doping. Chi io subisce, chi io combatte” (gruppo Abele Edizioni) ed è stato scritto da Sandro Donati, ex tecnico di atletica ed elemento di spicco della Wada. Che in oltre 300 pagine fa nomi e cognomi, senza paura di querele, nonostante molti lo abbiano minacciato di adire le vie legali (“Sono ancora qui che aspetto” dice Donati).

Un libro che apre uno squarcio su quel telo nero che le istituzioni, la stampa, lo sport ha celato di gettare sulla questione doping. Una questione ampia, che non riguarda solo uno sport o alcune mele marce. Parliamo, infatti, solo nel 2011 di almeno 250 mila dopati, dove sono state consumate 371 milioni di dosi. Un Paese dove un laboratorio antidoping venne chiuso perché inaffidabile, ma che – visti i numeri ridicoli di positività riscontrate – secondo il candidato alla futura presidenza Coni era la dimostrazione che “L’Italia è il Paese nel quale c’è meno doping”.

Intervistato da Pubblico, Donati attacca frontalmente chi il doping avrebbe dovuto combatterlo. “Le istituzioni sportive, e non solo quelle italiane, fanno di tutto per nascondere, per coprire” le parole dell’ex tecnico, che ce l’ha – giustamente – anche con i giornalisti (troppo spesso pavidi, ma spesso impossibilitati a parlare perché senza prove concrete, ndr.). “Spesso nella stampa prevale la strada in discesa dei vincitori con il vento a favore.Cisono sempre state voci fuori dal coro ma sono dovuti scoppiare scandali clamorosi affinchè la grande stampa aprisse gli occhi. Su Lance Armstrong per esempio, chissà in quanti si staranno vergognando dei tanti pezzi trionfalistici scritti in passato”.

Insomma, la piaga del doping è ben più profonda di quello che si vede e si legge. Nel mondo, ma anche in Italia. E gli sport “marci” non possono essere solo quelli dove gli scandali esplodono, ma bisogna essere coscienti che il pericolo – e la realtà! – esistono anche altrove. E tutti, a partire dagli organi internazionali sportivi, devono smettere di parlare di lotta al doping e metterla in pratica. Seriamente. Altrimenti, anche nel rugby, vedendo certi atleti il dubbio resterà.

Link utili:
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