Federalismo: il gran giorno è arrivato

Sono passati più o meno venticinque anni da quando, nella culla dell’allora “Lega Autonomista Lombarda”, la “verde” Varese, nasceva l’idea di stato federale all’italiana.La genesi è stata complessa, a partire dall’incontro del 1979 tra Bruno Salvatori, dirigente dell’Union Valdotaine, e Umberto Bossi, passando per i primi consiglieri comunali di metà anni ottanta, per arrivare nelle

Sono passati più o meno venticinque anni da quando, nella culla dell’allora “Lega Autonomista Lombarda”, la “verde” Varese, nasceva l’idea di stato federale all’italiana.

La genesi è stata complessa, a partire dall’incontro del 1979 tra Bruno Salvatori, dirigente dell’Union Valdotaine, e Umberto Bossi, passando per i primi consiglieri comunali di metà anni ottanta, per arrivare nelle elezioni dell’87 ai palazzi romani.

Sono passati solo venticinque anni, gli ultimi otto dei quali, con alternanze al governo del paese, nella ricerca di modificare quel titolo V della Costituzione che avrebbe consentito di coronare il sogno del Carroccio.

E adesso siamo al capolinea, il viaggio della Lega si è concluso ieri al Senato con il voto definitivo sul federalismo. Il PD, come promesso, si è astenuto e il testo del disegno di legge delega non è stato modificato rispetto a quello già approvato nell’altro “lato” del parlamento.

Il voto finale è andato come previsto: Pdl, Lega Nord, DiPietristi e Mpa per il sì; UDC per il no; PD astenuti.

La riforma sarà quindi la stessa già ampiamente rimaneggiata (e discussa) nelle scorse traghettazioni tra i due palazzi del parlamento e prevederà diversi cardini fondamentali tra i quali l’autonomia dei vari livelli di governo, la modifica delle norme sui trasferimenti statali, i premi per gli enti “virtuosi” e le “penalizzazioni” per quelli meno virtuosi.

Adesso ci vorranno i decreti attuativi, ancora da scrivere, che dovranno portare l’intero sistema a regime nel 2016… ma questa è un’altra storia. Ieri, per la Lega, è stato il “gran giorno”.