Elezioni 2013: Bersani cerca il “suo” ministro dell’Economia

Enrico Letta o un tecnico come Fabrizio Saccomanni

di guido

Un effetto collaterale della netta dichiarazione di Pierluigi Bersani “Andremo a vedere la polvere sotto il tappeto” (riferito a quello che Berlusconi, ma anche Monti, possono aver nascosto nei conti pubblici) è che è partita la caccia al nome del futuro ministro dell’Economia in un eventuale governo Bersani. Carica mai così importante come in questo momento, e che dovrà essere in grado di portare avanti le politiche della coalizione e rassicurare mercati e partner. A tracciare un toto-ministro ci pensa Alessandra Sardoni su Il Foglio, e l’assunto di partenza è chiaro: innanzitutto Bersani deve decidere se scegliere un uomo del partito o un esterno.

Tutti i governi di centrosinistra succedutisi fino a oggi si sono fatti vanto di scegliere tecnici di alto profilo (Ciampi, Padoa Schioppa) o al massimo tecnici organici al partito (Amato, Visco), e anche stavolta la scelta dovrebbe orientarsi su quel versante. Anche perché all’interno del PD non sono in molti quelli che potrebbero occupare la scrivania di Quintino Sella: sicuramente è fuori dai giochi il responsabile economico del partito Stefano Fassina, che potrebbe puntare a una delega pesante o allo Sviluppo, mentre più di qualche chance potrebbe avere Enrico Letta, fedelissimo del segretario e gradito anche ai centristi. Ma è probabile che per lui si prospetti la successione a Bersani alla guida del PD o quantomeno come reggente fino al congresso.

Gli esterni, quindi. Volendo replicare la scelta fatta da Prodi nel ’96 con Ciampi, Bersani dovrebbe rivolgersi a Mario Monti, ma le condizioni sono diverse e il professore ha detto di non voler fare il ministro per altri. A questo punto il nome pesante sarebbe quello di Fabrizio Saccomanni, direttore generale della Banca d’Italia, braccio destro di Draghi a Palazzo Koch e per poco non nominato suo successore nel 2011. Un economista di alto profilo, ma tecnico al 100%, lontano dagli apparati della politica. Più vicini al partito invece Fabio Panetta, classe 1959, da poco nominato vicedirettore di Bankitalia, o il vicedirettore dell’Ocse (e dalemiano) Piercarlo Padoan, o ancora Letizia Reichlin, economista ed editorialista del Corriere della Sera. Il PD l’ha già corteggiata indicandola per il Cda Rai e per una candidatura in Parlamento e lei ha sempre rifiutato, ma potrebbe essere la prima donna ministro dell’Economia.

Poi si fa anche il nome di Fabrizio Barca, ministro “dissidente” del governo Monti, vicinissimo al PD e con un passato in Bankitalia. Quel che è certo, in questa ridda di nomi, è che se Bersani è intenzionato a “vedere la polvere sotto il tappeto”, questo vuol dire fare “piazza pulita” nell’amministrazione del Ministero dell’Economia, ovvero nella Ragioneria e nella Direzione generale (in cui dovrebbe rientrare Vittorio Grilli), i cui vertici sono quelli nominati dal centro-destra e che già misero i bastoni tra le ruote a Padoa-Schioppa. Nel mirino, il Ragioniere generale Mario Canzio (comunque alle soglie della pensione), lo stesso Vittorio Grilli e il capo di gabinetto Vincenzo Fortunato, tutti nominati da Tremonti.

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