Storie di rugby: tre fratelli, la sindrome di down e la palla ovale

Dall’Argentina la commovente storia di tre fratelli legati da una grande passione. Il rugby.

E’ una storia commovente e bellissima quella che arriva dall’Argentina e che ha come protagonisti tre fratelli con una grande passione: il rugby. Matías, Santiago e Gonzalo Viacava, infatti, giocano tutti e tre per il Club Universitario de Buenos Aires. Ma Matias e Gonzalo sono affetti dalla sindrome di down.

Matías ha diciotto anni, uno in più del fratello Santiago, mentre Gonzalo è il piccolo di casa, con i suoi 13 anni. Tutti e tre amano il rugby, tutti e tre fanno parte del CUBA, una delle squadre storiche della capitale argentina. Una storia di fratelli legati dalla stessa passione come tante, una storia di generazioni di fratelli nella stessa squadra che anche noi conosciamo – dai Francescato ai Bergamasco, o ai Tuilagi guardando fuori dall’Italia.

Ma questa, come detto, è una storia diversa. Perché Matías e Gonzalo hanno la sindrome di down. “Il rugby dà loro un luogo di appartenenza. Un luogo dove possono esprimere le loro capacità fisiche e motorie. Siamo grati al club, ai compagni e agli allenatori perché hanno aperto loro le porte” racconta la mamma.

Il primo ad avvicinarsi al rugby è stato Santiago, ma i fratelli hanno voluto subito seguirlo in questa avventura. Matías un giorno chiede alla madre “Posso andare con Santi?” e lei non ci pensa due volte, nonostante i timori e – forse – la paura di un rifiuto, e risponde “Certo!”. E i suoi allenatori oggi sanno di aver vinto una scommessa.

“Avere Matías con noi in squadra è qualcosa di stupendo. Con lui come esempio anche gli altri ragazzi hanno cambiato mentalità, modo di porsi di fronte alla vita. Molti erano dei bulli, picchiavano i più piccoli e i più deboli, ma da quando hanno l’esempio di Mati davanti ai loro occhi hanno capito cosa è importante nella vita” racconta uno degli educatori.

Santiago non perde un allenamento del fratello maggiore, lo segue sempre passo passo, anche se Matías è nella squadra under 15 del club, mentre lui è nell’under 18. Matías è timido, racconta la madre, e non ama parlare. Anzi, in campo non lo si sente mai. Gioca, corre, suda, ma sempre senza aprire bocca. Tranne un giorno, dopo una partita. La squadra era riunita a metà campo. Aveva parlato l’allenatore, aveva parlato il capitano e Mati decise che era il momento di dire la sua. “CUBA, la mia casa”. Quattro parole, le prime, e un applauso interminabile di tutti i compagni.

 

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