Mali, la Francia comincia a ritirare i suoi soldati e il governo locale conferma le elezioni a luglio

In un comunicato promulgato dall’Eliseo il presidente della Repubblica François Hollande ha confermato la morte di Abu Zeid, leader di AQMI, morto in seguito alle operazioni militari condotte ad inizio marzo 2013 dalle forze francesi e ciadiane nel nord del Mali.

di sara

Qualche giorno fa il governo locale confermava l’organizzazione delle elezioni previste nel prossimo luglio, e la Francia comincia a mettere in atto il progressivo piano di ritiro delle sue truppe.
Con la frase di messa in sicurezza ben avviata e le truppe africane ormai integrate sul territorio maliano, i soldati francesi cominciano letteralmente a “raccogliere armi e bagagli” per ritornare in patria. Secondo lo stato maggiore dell’esercito d’oltralpe una prima spedizione di ritiro, comprendente un centinaio di uomini inquadrati sotto l’egida dell’Operazione Serval, ha lasciato il Mali alla volta di Cipro lunedì 8 aprile 2013, ed è giunta a Paphos (località nella quale soggiornano abitualmente i militari francesi di ritorno dalle operazioni) che dovrebbero ripartire in vista della Francia giovedì prossimo.
Il tutto dovrebbe consolidarsi velocemente fino a raggiungere la soglia di meno di 2000 soldati sul territorio maliano alla fine dell’estate (la metà di quelli presenti attualmente), annunciata ieri, martedì 9 aprile 2013, dal Ministro della Difesa Jean-Yves Le Drian durante una visita a Martignas-sur-Jalle (Gironde) a riprova del calendario fissato da Hollande, il quale ha aggiunto che:

si arriverà progressivamente ad un insieme che si aggirerà intorno ai 1000 per una durata leggermente più importante.

Photo by JOEL SAGET/AFP/Getty Images.

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Mali: Abou Zeid, Parigi conferma ufficialmente la morte del leader di AQMI che nomina Djamel Okacha in sostituzione

La certezza, comprovata grazie a test del DNA effettuati sui presunti resti di Abdelhamid Abou Zeïd, detto l’emiro d’Al Qaïda al Maghreb Islamique, arriva a qualche settimana di distanza dalle dichiarazioni del presidente del Ciad Idriss Deby e sarebbe stata, secondo la televisione algerina Ennahar TV, il preludio alla nomina da parte della nota organizzazione terroristica a matrice islamica, di un nuovo capo. Djamel Okacha, destinato a guidare la regione che si estende dal sud dell’Algria al Nord del Mali.
Per il momento non si hanno ancora notizie ufficiali a proposito dell’altra morte annunciata recentemente, quella di Mokhtar Belmoktar.
L’ormai nota cittadina di Gao, dopo qualche settimana di relativa calma, è stata nuovo terreno di scontri, riaccesosi domenica 24 marzo, tra i ribelli e l’esercito nazionale. Sette morti dopo la situazione sembra essere oramai sotto il controllo dei maliani, supportati dall’esercito francese e da quello africano.

Photo by KENZO TRIBOUILLARD/AFP/Getty Images.

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Mali: quarto morto tra i soldati francesi che cominceranno a lasciare il paese a partire da aprile


Non abbiamo fatto in tempo ad annunciarvi il terzo che mercoledì 6 marzo 2013, insieme all’aria di primavera, è calata su Parigi la cattiva notizia del quarto caduto nei ranghi dell’esercito francese che scurisce la capitale. L’Eliseo ha annunciato ieri la morte di Wilfried Pingaud, 37 anni, di stanza presso il 68mo reggimento africano d’Artiglieria d’Africa della Valbonne (Ain), scomparso nel seno dell’operazione Serval, a un centinaio di km da Gao. Il presidente François Hollande, dopo aver reso omaggio a soldato, ha annunciato durante una conferenza stampa in quel di Varsavia, l’inizio dell’ultima fase dell’intervento francese in Mali, che, a suo stesso dire:

si protrarrà per tutto il mese di marzo e, a partire da aprile, ci sarà una diminuzione del numero dei soldati francesi in Mali (circa 4000 uomini).

Si tratta di uno dei momenti più delicati del conflitto, che mette i due campi faccia a faccia, aumentando il rischio di perdite, come dimostra l’aumento delle vittime registrato.

Foto by JOEL SAGET/AFP/Getty Images

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Mali: terzo caduto tra i francesi, da Parigi nuovi video, paura per gli ostaggi e incertezza sulla morte di Belmokhtar e Zeid


Terzo caduto dell’operazione Serval nei ranghi francesi. Si tratta del caporale Cédric Charenton, ventisei anni, appartenente al 1° reggimento di caccia-paracadutisti di Pamiers, caduto nella giornata di sabato durante alcuni scontri nel massiccio de l’Adrar. Una morte per la quale l’Eliseo si è espresso con un comunicato ufficiale così riassunto su twitter.
Un tragico avvenimento sopravvenuto mentre, tra venerdì e sabato, l’esercito francese ha leggermente frammentato la cappa delle immagini legate all’operazione Serval, diffondendo due video legati agli scontri nel Nord del paese. Documenti rari, provenienti dallo stesso Stato-Maggiore che ha blindato la copertura mediatica del conflitto, impedendo ai giornalisti di raggiungere le zone più calde.
Uno degli spezzoni mostra i soldati francesi del GTIA 3 (Gruppo Tattico interarmi) in fase di “esplorazione offensiva” il 26 febbraio, mentre l’altro si riferisce all’intervento del GTIA 2, avvenuto il 21 febbraio nel cento di Gao, in appoggio alle forze armate maliane impegnate contro i gruppi terroristi infiltrati nel centro della città.
Nel frattempo il Ministro della difesa francese Yves Le Drian ha invitato alla prudenza sottolineando che Parigi non è ancora in grado di confermare le recenti informazioni sulla morte di Mokhtar Belmokhtar e d’Abou Zeid.

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Mali: il Ciad rivendica l’uccisione di Mokhtar Belmokhtar detto “il guercio”


Il generale Zacharia Gobongué, portavoce dell’esercito del Ciad, ha annunciato ieri alla televisione locale il bilancio provvisorio di un intervento armato avvenuto nella giornata di sabato 2 marzo 2013, nei pressi del massiccio de l’Adrar des Ifoghas che avrebbe amputato i ribelli dei parecchi membri e di uno dei leader più noti, Mokhtar Belmokhtar detto “il guercio”. Una notizia non confermata ne da Bamako, ne da Algeri, ne tanto meno da Parigi. L’algerino nato nel 1972 e formatosi al combattimento (secondo le sue stesse dichiarazioni rilasciate in un’intervista diffusa nel 2007 su alcuni siti islamici) in Afghanistan all’età di 19 anni, dove avrebbe perso un occhio guadagnando il soprannome di “il guercio”, sarebbe il mandante degli attentati di gennaio a In Amenas, nei quali sono cadute una sessantina di persone, tra le quali 37 ostaggi, e guiderebbe il gruppo Moulathamine (in italiano “Coloro che firmano con il sangue”), distinto ma legato per alleanza ad Al Qaïda.
Condannato dalla giustizia algerina alla reclusione a vita per l’assassinio di 10 guardie di frontiera avvenuto nel 2007, era già stato dato per morto nel giugno scorso, durante gli scontri tra islamisti e separatisti a Gao.
Impegnato in ogni genere di traffico illecito, dalla droga alle sigarette, senza dimenticare le armi e gli esseri umani, che gli sono valsi l’ennesimo soprannome di “Mister Marlboro”, Mokhtar Belmokhtar è noto soprattutto per la sua implicazione in un gran numero di sequestri e per aver alimentato una vera e propria economia parallela criminale i cui introiti ammonterebbero a più milioni di dollari.

Via | lepoint.fr/fil-info-reuters

Mali: Abou Zeid, uno dei leader dell’Aqmi, sarebbe stato ucciso dai francesi


Le notizie si rincorrono per adesso senza alcuna conferma ufficiale, ma a voler credere alla televisione algerina Ennahar, che non cita la sua fonte, sembrerebbe che Abou Zeid, uno dei principali leader di di Al-Qaida au Maghreb islamique (Aqmi) sarebbe stato ucciso dall’esercito francese insieme ad una quarantina di ribelli. La morte sarebbe sopraggiunta sabato in seguito ad un raid aereo nelle montagne di Tigharghar, nel nord del Mali, durante il quale, sempre secondo Ennahar, sarebbero stati arrestati dai francesi tre complici di Abou Zeid.
Il leader, che si chiamerebbe in realtà Mohamed Ghdiri, algerino, sarebbe uno dei membri fondatori del movimento, fine stratega associato a un buon numero di sequestri di cittadini francesi detenuti nella zona del Sahel e all’esecuzione dell’inglese Edwin Dyer, sgozzato nel giugno 2009. Non c’è dubbio che, se la notizia fosse confermata, si tratterebbe di un duro colpo per i djiadisti del gruppo, amputati di una delle personalità chiave.

Nel video un ritratto del sanguinario leader risalente al 2010

Via | leparisien.fr/international

Mali: nuovi combattimenti al nord, la situazione è sempre meno stabile e i francesi si coordinano con gli indipendentisti tuareg


La situazione è tutt’altro che sotto controllo e, mentre in Ministero degli Affari esteri d’oltralpe dichiara un bel pezzo d’Africa “zona rossa”, la campagna di messa in sicurezza annunciata dai francesi si presenta ben più complessa di quanto poteva sembrare dopo la “conquista lampo” delle prime settimane dell’operazione Serval. Caduta ogni illusione di guerra fulminea, anche l’intervento in Mali rischia di trasformarsi in un lungo pantano puntellato da combattimenti che proseguono violentissimi sui vari fronti.
Lo scontro tra esercito ciadiano e i djadisti nella regione dell’Ifoghas, ha registrato ieri, venerdì 22 febbraio, 65 morti tra gli islamisti e 13 sul campo opposto e prosegue ancora oggi, mentre nel nord del paese si accende la battaglia tra touareg alleati alle forze francesi e i ribelli.

Il capo della delegazione del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) in Mali e Niger ha dichiarato venerdì che la situazione “non è assolutamente stabile” e l’ONU ha già denunciato “informazioni orribili” in tema di diritti umani. Il tutto mentre Droni americani Predator sorvolano il Niger e il Pentagono ha ideato la Distinguished Warfare Medal un nuovo riconoscimento per i piloti che guidano di tali apparecchi oltre che i cyber attacchi, la prima nuova medaglia da combattimento creata a partire dal 1944.

Immagine ©JOEL SAGET/AFP/Getty Images

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Mali: combattimenti a Gao e esplosione a Kidal, forse un morto tra i civili


Dopo l’ennesima lunga notte di combattimenti (accompagnati da tiri d’arma pesante verso gli ingressi nord e sud) proseguiti per gran parte della mattinata di giovedì 21 febbraio nel centro di Gao, con conseguente incendio appiccato al Palazzo di Giustizia e riportato da uno dei corrispondenti dell’AFP, sul posto si respira ancora polvere da sparo. L’intera cittadina riconquistata il 26 gennaio dalle forze maliane e francesi, è stata coinvolta negli scontri che hanno visto opporsi “una quarantina di islamisti” venuti dai villaggi vicini, a soldati nigeriani e maliani. Ci sarebbero almeno tre caduti sul fronte dei ribelli.
Ma non è tutto perché secondo alcune informazioni telefoniche provenienti da un politico di Kidal e confermate dalla sicurezza maliana a Bamako, nei pressi del campo di Kidal in cui sono installati i militari francesi e ciadiani sarebbe stata registrata l’esplosione di un veicolo e ci sarebbero sicuramente civili gravemente feriti e forse anche una vittima.

Nell’immagine un elicottero Puma dell’esercito francese sorvola le case tra Gao e Bourem. 17 febbraio 2013. AFP PHOTO /POOL PASCAL GUYOT (Photo credit should read PASCAL GUYOT/AFP/Getty Images)

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Mali: Hollande annuncia un nuovo caduto tra i ranghi dell’esercito francese


Non devono sembrare così sorridenti i volti dei locali ai francesi, mentre la Francia piange un secondo connazionale caduto sul fronte maliano dall’inizio dell’operazione Serval, debuttata l1 gennaio scorso. Secondo il Ministro della Difesa Jean-Yves Le Drian si tratta del sergente Harold Vormezeele, legionario del secondo reggimento straniero paracadutisti (REP), ucciso nel corso di un’azione che ha causato la morte di più terroristi a circa 50 km a sud di Tessalit. La morte del sottoufficiale era già stata annunciata nella giornata di ieri dal presidente Hollande in visita ufficiale ad Atene che l’avrebbe collocata all’interno dei combattimenti e degli interventi delle forze speciali nel massiccio montuoso di Iforhas, nel nord del paese.

Una morte che interviene quando piovono le critiche su quella che comincia ad essere considerata ormai da molte fonti come una guerra mediatica ultra-controllata, che centellina accuratamente immagini ed informazioni ed esercita un controllo estremo sui materiali e si teme per le sorti di un’intera famiglia di francesi espatriati al nord del Camerun (quattro bambini compresi), sequestrata a poca distanza dalla frontiera con la Nigeria, portando ad un totale di quindici i francesi ritenuti tutti in Africa e accendendo l’allerta che ha spinto le autorità della République a sconsigliare formalmente i viaggi nelle zone sopracitate.

Nell’immagine maliani salutano i militari francesi in elicottero. 17 febbraio 2013, vicino Bourem, nel nord del Mali. AFP PHOTO /POOL / PASCAL GUYOT (Photo credit should read PASCAL GUYOT/AFP/Getty Images)

Via | lepoint.fr/politique

Mali: nuovo attentato suicida a Gao, riprendono gli scontri nella città assediata


Dopo il secondo attentato suicida avvenuto ad un posto di controllo situato all’accesso settentrionale di Gao nella tarda serata di ieri, sabato 9 febbraio, operato ancora una volta da un kamikaze vestito da una cintura di esplosivo, sono ricominciati gli scontri tra i soldati maliani e gli islamisti presenti nella più grande città del nord del Mali. Giornalisti presenti sul posto testimoniano di spari a poca distanza dal commissariato centrale, sono state notate tracce di combattimento in un centro allertato e assediato a casa dei due interventi che hanno cambiato la fisionomia del luogo, ormai rinforzato da misure di sicurezza che implicano la costruzione di muri in sacchi di sabbia, l’installazione di artiglieria pesante in batteria e l’eliminazione degli alberi per migliorare la visibilità di tiro.

Provvedimenti che uniti alla chiusura delle strade che portano verso Bourem e Kidal, fanno seguito a un importante cambiamento di rotta nella strategia militare dei ribelli, probabilmente intenzionati a utilizzare svariate tattiche di disturbo, compreso il posizionamento di mine, che potrebbero rendere il resto dell’operazione Serval ben più insidioso. Ipotesi tristemente probabili che restano ben presenti nonostante la presenza continua di pattuglie di soldati del Mali e del Niger. Si temono seriamente nuovi attacchi ben più pericolosi come lasciano intuire le parole di Abou Walid Sahraoui, portavoce del Mujao, il gruppo che ha rivendicato il primo attacco suicida:

Ci impegniamo a aumentare gli attacchi contro la Francia e i suoi alleati. Chiediamo alle popolazioni di tenersi lontane dalle zone militari per evitare le esplosioni.

Nell’immagine maliani che passano accanto ai resti bruciati della motocicletta utilizzata per l’attentato suicida a Gao, 8 febbraio 2013. AFP PHOTO / PASCAL GUYOT (Photo credit should read PASCAL GUYOT/AFP/Getty Images)

Via | lemonde.fr/afrique

Mali: riprese anche Aguelhok e Tessalik, dopo il primo attentato suicida i soldati intravedono la frontiera con l’Algeria


Dopo giorni di bombardamenti francesi anche le zone di Aguelhok e Tessalik, a poche decine di chilometri dalla frontiera con l’Algeria, cominciano ad ritornare sotto il controllo dell’esercito maliano. Nel frattempo nella città di Gao si è verificato il primo attacco suicida del conflitto, rivendicato dal portavoce Abou Walid Sahraoui per conto del gruppo ribelle Mujao, un avvenimento che non ha registrato nessuna vittima al di fuori dell’attentatore. Si tratterebbe, secondo fonti militari maliane citate dall’AFP, di un Touareg travestito arrivato in moto che ad un checkpoint della città ripresa il 26 gennaio, dove si è poi fatto saltare in aria attivando la sua cintura esplosiva. L’uomo è morto sul colpo mentre dalla parte dei militari si parla di un solo ferito lieve, anche grazie al mancato innesco di una seconda carica posizionata sotto il motociclo.

Sembra che i ribelli che non sono stati avvistati durante l’entrata nelle città suddette, si siano semplicemente rifugiati sulle montagne, dove sono probabilmente detenuti gli ostaggi francesi, in attesa del contrattacco che potrebbe essere frammentato e lungo. Come previsto da alcuni analisti e confermato dallo stesso Sahraoui, la guerra è ormai entrata in una nuova fase nella quale c’è da attendersi azioni di guerrilla e interventi di kamikaze.

Nell’immagine soldati maliani su un pickup guidano in direzione di un checkpoint dell’esercito maliano nei pressi del luogo dove l’attentatore suicida si è fatto esplordere nel corso della giornata. 8 febbraio 2013. AFP PHOTO / PASCAL GUYOT (Photo credit should read PASCAL GUYOT/AFP/Getty Images)

Via | lefigaro.fr/international

Mali: già 70 milioni di euro per l’operazione Serval


In Francia si cominciano a fare i primi bilanci economici dell’intera operazione Serval. Secondo le dichiarazioni del Ministro degli Affari Esteri Laurent Fabius l’intervento in Mali sarebbe costato già 70 milioni di euro, per le sole quattro settimane di guerra trascorse, un onere di circa 2,7 unità al giorno, nettamente non trascurabile per l’esecutivo francese che può però ancora contar su un budget Opex di 630 milioni, già stanziati per le spese militari esterne, che dovrebbero esser sufficienti anche se la missione francese dovesse prolungarsi fino all’estate, cosa che comunque non sia augurano decisamente oltralpe.
La fetta più grande delle spese va attribuita alla logistica, in particolare al trasporto dei soldati e delle 10.000 tonnellate di materiali necessari, ma anche le remunerazioni supplementari dei partecipanti, i cui stipendi sono di norma duplicati e in certi casi triplicati, sono stati riuniti in un totale che ha raggiunto da solo i 5 milioni.
Numeri che non dovrebbero esplodere, data la conferma di François Hollande, che ha ribadito nell’ultimo Consiglio dei Ministri la volontà di diminuire progressivamente gli effettivi coinvolti.

Nell’immagine un convoglio dell’armata francese tra Timbuktu e Douentza. 4 febbraio 2013. AFP PHOTO / PASCAL GUYOT (Photo credit should read PASCAL GUYOT/AFP/Getty Images)

Via | lci.tf1.fr/monde/afrique

Mali: anche la Norvegia offre aiuti e la Francia annuncia il possibile ritiro dei suoi soldati a partire da marzo

Come previsto fin dall’inizio, ripetuto più volte dal presidente Hollande e dai vari attori d’oltralpe della vicenda, e confermato dal Ministro degli Affari Stranieri Laurent Fabius, se tutto si svolgerà come previsto la Francia potrebbe passare il testimone alle forze militari africane già a partire dal prossimo mese di marzo.
Sul fronte della mobilitazione internazionale Espen Barth Eide, omologo norvegese di Fabius, ha annunciato il sostegno del suo paese, duramente colpito con la perdita di ben cinque connazionali durante la presa di ostaggi di In Amenas, alle operazioni in Mali.
Nel frattempo si cominciano anche a citare i morti dal lato dei ribelli, che secondo il Ministro della Difesa Jean-Yves Le Drian ammontano ad alcune centinaia di combattenti islamisti, caduti durante le operazioni militari o in seguito ai raid aerei, ma nessun bilancio più preciso viene fornito per una preciso rifiuto inerente i “macabri conteggi”, mentre dal lato francese si contano un morto e qualche ferito lieve.

Nell’immagine un ragazzino passa davanti un muro sul quale sono dipinte le bandiere Maliana, del Niger e Francese e la scritta ‘Mali, Niger, Francia, un solo popolo, un solo obiettivo, un solo tempo’. Gao, 5 febbraio 2013. AFP PHOTO / SIA KAMBOU (Photo credit should read SIA KAMBOU/AFP/Getty Images)

Via | latribune.fr

Mali: i soldati del Chad entrano a Kidal e da Parigi si pensa ai caschi blu insieme agli USA, ma anche agli ostaggi


Mentre le truppe francesi si occupano già da qualche settimana dell’aeroporto, ripreso grazie al supporto di due unità di paracadutisti, quelle del Chad, composte da circa 1800 uomini sono ormai entrate nella città di Kidal. La doppia strategia cielo-terra prosegue sul suolo del Mali anche se crescono ancora i supporti degli oppositori e si fanno sempre più presenti le proposte di aiuto da parte dei Tuareg, che avrebbero catturato due capi islamisti in fuga presso la frontiera algerina e si sforzano di presentarsi come alleati di Bamako.
La zona di Kidal, non lontana dal massiccio montagnoso dei Ifoghas, dove si pensa siano detenuti i sette ostaggi francesi del Sahel, è di grande importanza strategica e rappresenta una delle pedine più importanti nel complesso scacchiere dell’operazione Serval.
Nel frattempo l’appoggio degli USA si è fatto sempre più concreto con la visita ufficiale del Vice-Presidente Biden, che ha sostenuto apertamente il sostegno alle truppe del MISMA e l’urgenza di trasformare l’intervento in missione di pace dei Caschi Blu, che non sarebbe però ben vista dal governo locale, desideroso di riprendere il controllo del paese.

Nell’immagine il presidente della Commissione ECOWAS Kadre Desire Ouedraogo e il Segretario Generale per gli Affari Esteri dell’EU Pierre Vimond, parlano prima del meeting ministeriale di aggiornamento sulla situazione in Mali. Quartier Generale dell’UE, Bruxelles, 5 febbraio 2013. AFP PHOTO/GEORGES GOBET (Photo credit should read GEORGES GOBET/AFP/Getty Images).

Via | lemonde.fr/afrique

Mali: visita lampo di Hollande che rassicura “resteremo con voi fino a che il Nord non sarà liberato”


Il presidente francese Hollande si è recato in Mali, teatro dell’operazione militare Serval e ne ha guadagnato un caldo bagno di folla e il tradizionale cammello destinato in dono alle grandi personalità. Un regalo che cercherà di sfruttare al meglio, per sua stessa ammissione, nonostante il ministro della Difesa Jean-Yves Le Drian sollevi le sue obiezioni sul trasporto aereo via Falcon. Perché Hollande è stato accompagnato nella visita da alcuni nomi che abbiamo imparato a conoscere durante questa crisi, oltre al sopracitato Le Drian anche altri due Ministri come Laurent Fabius degli Affari Esteri e Pascal Canfin allo Svilupppo, la cui presenza è un chiaro segno che la situazione evolve verso una stabilizzazione che potrebbe interessare alle imprese francesi in termini di ricostruzione.
Dopo una mattinata a Timbuctù nella quale Hollande si è recato all’Ahmed Baha Center per visionare i manoscritti distrutti il quartetto, al quale si era unita anche la direttrice generale dell’UNESCO Irina Bokova ha lasciato la città in direzione di Bamako, dove il viaggio-lampo é continuato con un altra accoglienza festosa sulla Piazza dell’Indipendenza e con il discorso congiunto dei due capi di stato francese e maliano. Dopo i ringraziamenti di Dioncounda Traore, Hollande ha rinnovato gli appelli alla pace e l’impegno della Francia nel portare a termine la missione con la liberazione dell’intero paese, chiudendo sui sette ostaggi francesi ancora prigionieri di gruppi islamisti tra il Niger e il Mali:

Siamo presenti e pronti. A partire da questo momento i rapitori devono capire che è arrivato il momento di liberare gli ostaggi francesi.

Nell’immagine il presidente francese François Hollande e il presidente maliano Dioncounda Traore salutano la folla dopo il discorso di ieri a Bamako, 2 febbraio 2013. AFP PHOTO / ERIC FEFERBERG (Photo credit should read ERIC FEFERBERG/AFP/Getty Images)

Via | lemonde.fr/afrique

Mali: ripresa Kidal partono gli appelli alla riconciliazione nazionale


Dopo che Kidal é stata definitivamente annessa nella carta dei territori riconquistati, e la polvere non ha ancora avuto il tempo di posarsi di nuovo al suolo, già si discute sulle trattative politiche per ricostruire l’unità nazionale di un paese dalla compagine sociale estremamente complessa che, nella maggior parte dei casi non corrisponde alle frontiere ufficiali, ma si configura in entità storicamente radicate ben al di là delle innaturali “linee squadrate” del mappamondo, come illustra la particolare situazione di Kidal, occupata dai Tuareg che si oppongono al governo di Bamako.
Il Burkina Faso, in veste di mediatore nella crisi maliana in rappresentanza dell’Africa Occidentale ha riaffermato la sua disponibilità a sostenere un dialogo politico per il raggiungimento di una soluzione negoziata, ma il presidente maliano Dioncounda Traoré considera come solo interlocutore tuareg i ribelli laici del MNLA, e non gli islamisti d’Ansar Dine. Nel frattempo le importanti tensioni etniche lasciano presagire un difficile percorso di riconciliazione.
Lo scacchiere internazionale
Washington ha apportato il suo sostegno agli appelli di pace e la Germania si è detta disponibile, previa approvazione parlamentare prevista non a breve, a sostenere un impegno logistico a supporto degli aerei francesi, ma è dal fronte del Misma che si attendono i rinforzi delle forze africane, come confermato dal generale nigeriano le Shehu Abdulkadir, che ha più volte invocato la creazione di un ponte aereo per accelerarne il dispiegamento sul territorio. Ottomila soldati arriverebbero così a sostituire progressivamente le 4.400 unità francesi presenti nei prossimi giorni, nel migliore dei mondi possibili naturalmente.

Nell’immagine uomini in piedi dinanzi una lavagna lasciata dal MUJAO (Movimento per l’unità e la Jihad nell’Africa dell’Ovest, derivato dall’AQMI (Al Qaeda nel Maghreb islamico), durante la cerimonia di per liberare la città di Gao dalle tracce della presenza degli islamisti. Sulla lavagna si legge ‘together for the pleasure of God almighty and the struggle against sins’ (Al Hesbah, insieme per la volontà di Dio onnipotente e per la lotta contro i peccati). 30 gennaio 2013. AFP PHOTO/ SIA KAMBOU (Photo credit should read SIA KAMBOU/AFP/Getty Images)

Via | lepoint.fr/monde/mali

Mali: i francesi alle porte di Kidal, mentre si discute della Roadmap di transizione


Le truppe francesi e maliane sono alle porte di Kidal, la terza capitale regionale del territorio settentrionale del Mali, riconquistando per intero la zona soprannominata “boucle du Niger”, definizione utilizzata per indicare l’insieme delle terre situate a sud del fiume Niger. La città, che sarebbe stata occupata dagli tuareg dell’MNLA (Mouvement national de libération de l’Azawad), al quale si deve anche la cacciata degli islamisti, già nella giornata di lunedì, è ormai circondata dai soldati francesi, che avrebbero già occupato l’aeroporto nella serata di ieri, e si accontentano per il momento di mettere in sicurezza il perimetro, senza cercare di scacciare gli indipendentisti, accampati in uno dei loro feudi storici.
Una Roadmap per definire le priorità politiche della transizione
Dopo la campagna franco-maliana si apre una nuova fase che vede l’entrata sul campo di 2.000 unità africane provenienti dai vicini Ciad e Niger, una forza locale che dovrebbe permettere il ritiro progressivo dei francesi, secondo tempi e modi di una transizione definita politicamente attraverso una Roadmap presentata venerdì 25 gennaio e approvata dal consiglio dei ministri e dai 139 deputati presenti a Bamako, per essere adottata a partire da oggi.

Timbuctù festeggia, ma si segnalano saccheggi e intimidazioni
La leggendaria Timbuctù liberata recentemente, può tirare un sospiro di sollievo. I suoi abitanti ne approfittano per far festa nelle strade, come già avvenuto in altri centri liberati dal giogo estremista, fumando sigarette, guardando la televisione ed esibendo la loro gioia in danze e canti. Ma l’ordine sociale non regna ancora sulla città, nella quale si registrano saccheggi ed intimidazioni ai danni delle botteghe arabe e dei pochi esponenti dalla pelle chiara rimasti, accusati di aver sostenuto i ribelli invasori. Disordini che i pochi elementi delle truppe maliane non riescono a placare completamente, anche se rappresentanti locali armati di megafono invitano i cittadini a non lasciarsi andare a tali riprovevoli atti di vendetta.

Nell’immagine giovani che festeggiano coperti dalla bandiera francese e maliana ad in Ansongo, cittadina situata a sud di Gao. 29 gennaio 2013. AFP PHOTO / SIA KAMBOU (Photo credit should read SIA KAMBOU/AFP/Getty Images)

Via | rfi.fr/afrique

Mali: ripresa Timbuctù la missione francese è ormai compiuta?


Dopo Gao anche Timbuctù è stata liberata, e senza troppi problemi a quanto sembra ascoltando le dichiarazioni all’AFP del colonnello Frédéric Gout, capo dell’operazione di elicotteri che ha permesso la presa della città:

Non c’è stato nessuno sparo, nemmeno un goccia di sangue e neanche resistenza passiva con trappole.

Ma, oltre ad esecuzioni messe su di forza negli ultimi giorni d’occupazione, i ribelli avrebbero intaccato anche parte del patrimonio storico della città, dandosi alla distruzione di preziosi manoscritti di uno luoghi-cardine della cultura islamica africana nel XV° e XVI° secolo.

Nel frattempo, quando nell’aria echeggiano ancora le parole di Hollande che ha affermato a Parigi “Stiamo vincendo questa battaglia”, precisando che per noi si intende l’esercito maliano sostenuto da quello francese, cominciano a profilarsi alcuni scenari di uscita, anche se l’ordine è ancora precario.
I Djiadisti sono ormai dispersi nel deserto, ma la minaccia sopravvive, non c’è infatti per il momento alcuna soluzione politica e i ribelli, accampati in una zona montagnosa vasta come l’intera Francia, potrebbero essere semplicemente in fase di riorganizzazione. Si ripone anche la questione delle frontiere disegnate a tavolino, in un continente che soffre in più punti, ma il tutto aspetta ancora di definirsi, mentre l’Inghilterra si lancia in solide offerte di sostegno e l’Italia ritira i tre aerei di supporto dei quali si era parlato.

Nell’immagine soldati maliani perquisiscono una casa occupata dagli islamisti nel centro storico di Timbuctù. 28 gennaio 2013. AFP PHOTO / ERIC FEFERBERG (Photo credit should read ERIC FEFERBERG/AFP/Getty Images)

Via | lepoint.fr

Mali: la riconquista di Gao apre la strada in direzione di Timbuctù


Le forze militari francesi, unite all’esercito nazionale maliano hanno assestato un colpo decisivo nella risalita verso il nord del paese. Dopo aver ripreso il controllo dell’aeroporto situato nella roccaforte islamista di Gao, a 1.200 chilometri a nord della capitale Bamako, le truppe sono entrate nell’abitato che sembrerebbe ormai completamente riconquistato. L’operazione, appoggiata da contingenti del Niger e del Ciad, è un successo che ha portato il primo ministro francese Jean-Marc Ayrault ad confermare la volontà della Francia di portare a termine la messa in sicurezza del perimetro del Mali e ad affermare che:

i soldati francesi e maliani saranno presto vicini a Timbuctù

A riprova dell’accaduto anche Sadou Diallo, il sindaco de Gao fino a ieri rifugiato a Bamako, è ritornato nella sua città, che era stata progressivamente abbandonata dai ribelli già negli ultimi giorni. Un centro in parte distrutto dai bombardamenti aerei francesi, che avrebbe accolto con sollievo l’arrivo dell’esercito regolare, arrivato senza incontrare particolari resistenze, se si escludono brevi scontri a fuoco. Secondo le prime testimonianze sarebbero inoltre stati riscontrati atti di saccheggio. Quel che è certo è che il Mujao (Movimento per l’unicità e la jihad nell’Africa dell’Ovest) ha annunciato la sua disponibilità a “negoziare la liberazione” dell’ostaggio francese detenuto da alcuni mesi e in attesa dei prossimi sviluppi anche i maliani residenti in Francia hanno espresso il loro sostegno in una manifestazione tenutasi ieri a Montreuil, che ha riunito circa 2.000 persone.

Nell’immagine soldati dell’esercito del mali portano i giornalisti verso un cratere, nell’area devastata di Konna, 26 gennaio 2013. AFP PHOTO / FRED DUFOUR (Photo credit should read FRED DUFOUR/AFP/Getty Images)

Via | leparisien.fr/international

Mali, l’esercito nazionale accusato di esecuzioni sommarie


Dopo l’emergenza umanitaria già evocata qualche giorno fa ecco che le violazioni dei diritti umani che si temevano cominciano ad essere sostanziate da testimonianze orali e fotografiche. L’esercito maliano si sarebbe infatti reso responsabile di atti di violenza e di esecuzioni sommarie, con armi da tiro o colpi di machete, avvenute intorno alle città di Sévaré, Mopti, Niono e in altre zone di scontro.
Il ministro della difesa francese Jean-Yves Le Drian, ha lanciato mercoledì un appello alla vigilanza e il Movimento Internazionale per i Diritti dell’Uomo FIDH reclama delle azioni sul terreno per contenere tali derive.
33 persone sarebbero infatti state uccise dai soldati maliani e molti corpi gettati in pozzi, in fosse improvvisate o sepolti in tutta fretta, in un clima di terrore che tenta di tenere i giornalisti alla larga da punti caldi. Un ulteriore aggravamento della situazione che lascia prevedere accadimenti ancora più gravi, evocati da Souhayr Belhassen, presidente della FIDH:

Tali atti di rappresaglia si uniscono alle estreme tensioni tra le comunità e costituiscono un cocktail esplosivo che fa temere il peggio, soprattutto nella prospettiva della riconquista del Nord.

Nell’immagine i resti di scarpe dinanzi le baracche occupate dagli islamisti a Diabali (400 km a nord di Bamako) dopo l’attacco francese finalizzato alla distruzione delle munizioni che appartenenti ai ribelli per mettere in sicurezza la città. 23 gennaio 2013. AFP PHOTO /ERIC FEFERBERG (Photo credit should read ERIC FEFERBERG/AFP/Getty Images)

Via | jolpress.com

Algeria l’ultimo assalto finisce in un bagno di sangue

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Con il passare delle ore la sorte degli uomini coinvolti nel sequestro al sito algerino di Tinguentourine prende dimensioni ancora più drammatiche. Il primo bilancio provvisorio a carattere ufficiale, ma che non ha (e non potrebbe avere in ogni caso) la pretesa di essere esaustivo, registra 23 morti e 32 assaltatori uccisi, aggravando ulteriormente il conto delle vittime. Sarebbero in un numero compreso tra 12 e 30, gli ostaggi uccisi, triste epilogo di quattro giorni di cattività. Gli ultimi stranieri rimasti nelle mani degli 11 islamisti, morti a loro volta nell’ultimo assalto, sarebbero stati finiti brutalmente in extremis.

Secondo alcuni sopravvissuti autoctoni il sequestro sarebbe stato portato avanti da due gruppi, interessati a trattenere soprattutto il personale straniero, mentre gli impiegati algerini hanno goduto sin dall’inizio di più libertà e, pur essendo meno minacciati dal rumore degli spari, molti di loro hanno preferito trascorrere gran parte del tempo intercorso tra le diverse fasi dell’attacco, nascosti in alcuni container.

FranceInfo traccia diversi riassunti provvisori, concentrandosi sui singoli stati, ma l’evidente confusione che regna sul luogo rende difficile l’identificazione esatta di dati e numeri, che presumibilmente cambieranno ancora. Dopo il febbrile evolversi degli eventi della giornata di ieri David Cameron ha confermato la morte dei tre ostaggi britannici e di un residente nel Regno Unito.

Via | lesechos.fr/economie-politique/monde/actu

Mali: evoluzioni sul fronte degli ostaggi in Algeria


Mentre si eleva a 1400 il numero dei soldati francesi impegnati sul territorio del Mali, come afferma in un video dell’AFP su dailymotion pubblicato nel pomeriggio il ministro della Difesa Jean-Yves Le Drian, diverse fonti segnalano bombardamenti da elicotteri algerini sul sito britannico BP di In Amenas che avrebbe comportato importati cambiamenti a carico degli ostaggi. Gran Bretagna, Francia e Norvegia confermano l’operazione in corso, e molti siti rimbalzano la notizia, non confermata dall’Algeria, secondo la quale ci sarebbero più morti sia sul fronte dei catturati che su quello dei rapitori che dicono di trattenere ancora sette stranieri viventi, mentre altri quatto sono stati liberati durante l’incursione. Si tratterebbe di due cittadini britannici, un keniano e un francese.
La situazione é ancora estremamente confusa e le notizie frammentate. Secondo un’agenzia di stampa mauritana, citante un portavoce islamista, i rapitori avrebbero tentato, senza successo, di portare al sicuro gli ostaggi durante il raid aereo dell’aviazione algerina e avrebbero minacciato di ucciderli nel caso in cui i militari si avvicinassero nuovamente al complesso, ma ben altre voci parlano di stranieri che sarebbero riusciti ad evadere in maniera rocambolesca e di altri imbottiti di esplosivo e mescolati ai ribelli per seminare il panico.

Via | radio-canada.ca/nouvelles/International

Mali: si combatte a Diabali mentre resta forte l’incertezza sul destino degli ostaggi

I soldati francesi sono a Diabali, faccia a faccia con i ribelli islamisti, mentre in Francia il parlamento si é riunito in un apposito dibattito terminato in questo momento proprio per fare il punto della situazione ed invitare nuovamente l’Europa a partecipare. Forti sono le parole con le quali i parlamentari sostengono le azioni presidenziali, la loro legittimità di fronte alla costituzione, ma anche le questioni legate al budget della difesa, sollevate dal primo ministro, e le invocazioni agli alleati che sono stati più volte invitati a scendere in campo al fianco della forza franco-africana che si trova sul terreno, per dimostrare il ruolo di un unione che “può ben essere un gigante economico ma resta un nano al livello politico e militare”. Ecco come appare la situazione al telegiornale della rete televisiva france 2, in parole che sembrano evidentemente far riferimento agli altri paesi dell’unione, e soprattutto alla Germania, che ha annunciato l’invio di due aerei di trasporto truppe e di 1 milione di euro di aiuti umanitari, ma stenta a fare il passo decisivo dell’esercito.

Nel frattempo la popolazione sembra appoggiare ancora l’azione dei francesi e i media strombazzano a destra e a sinistra il sostegno che sarebbe confermato anche da alcuni simboli come i due bambini nati proprio in questi giorni nel nord del Mali e battezzati con il nome di Damien Boiteux, il primo caduto francese di questa guerra.
Al timore per la sorte degli otto ostaggi francesi già nelle mani di gruppi terroristi la cui situazione diventa sempre più delicata, si aggiunge la preoccupazione per i probabili nuovi catturati, dei quali non si conoscono ancora con certezza i nomi, presso uno dei siti del gigante petrolifero britannico BP di In Amenas, nell’est dell’Algeria, in occasione del quale secondo alcune rivendicazioni indirizzate all’AFP più impiegati stranieri, tra i quali probabilmente uno o due cittadini francesi, a seconda delle fonti, sarebbero caduti nelle mani di alcuni combattenti di Al-Qaida venuti dal nord del Mali, che hanno affermato di aver agito in rappresaglia rispetto all’intervento militare francese.

Nell’immagine maliani che salutano i soldati francesi di un convoglio che lascia Bamako per iniziare lo spostamento verso il nord del Mali nell’ambito dell’operazione ‘Serval’. 15 gennaio 2013. © Getty Images. AFP PHOTO /ERIC FEFERBERG (Photo credit should read ERIC FEFERBERG/AFP/Getty Images)

Via | lemonde.fr/mali

Mali: le truppe francesi alla riconquista del Nord e la Francia grida la sua solitudine

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Sono circa ottocento i soldati francesi che, dopo aver messo in sicurezza la capitale Bamako, si dirigono verso nord, per riconquistare la città occupate dagli islamisti. L’operazione “Serval”, il cui nome é ispirato ad un felino africano del deserto, entra nel vivo e affianca agli interventi aerei il sostegno delle truppe terrestri.
Un impegno concreto che sarà discusso nel quarto consiglio di sicurezza dall’inizio del supporto francese venerdì scorso, convocato oggi a Parigi dal Presidente Hollande, e che chiama in causa le altre potenze mondiali. A chi chiede cosa faranno i francesi dei terroristi risponde lo stesso presidente al quale é stata troppo spesso rimproverata la sua “troppa delicatezza”, affermando senza esitazione che saranno catturati o distrutti.
Nel frattempo in Francia si comincia a gridar solitudine anche da destra, come dimostrano le dichiarazioni mattutine di Jean-François Copé, leader dell’UMP (partito dell’ex-presidente Nicolas Sarkozy) che ha espresso la sua viva preoccupazione alle prime ore di stamani:

E’ davvero importante operare affinché la comunità internazionale nel suo insieme si unisca alla Francia in questo intervento che ritengo necessario, ma che implica che le forze francesi non siano le sole impiegate nel teatro dell’operazione.

Mali: il fantasma dell’Afghanistan, il rischio terrorismo in Francia e l’amaro incenso sull’altare della popolarità di Hollande


Mentre la televisione francese si divide tra le immagini della popolazione inneggiante a François Hollande eroe popolare (con tutte le relative conseguenze in merito ai sondaggi pre-intervento che lo davano in caduta libera), il minuto di silenzio del Parlamento in onore dei soldati caduti in mali e Somalia, le preoccupazioni degli abitanti allertati dalle notizie che giungono dalle “zone calde” e dalla mancanza di contatto con parenti ed amici, le visite “bucoliche” del presidente maliano Dioncounda Traoré ai soldati feriti (ma non troppo, quel tanto che rende il conflitto reale senza affossare gli spiriti con i casi più gravi) e l’attesa dei rinforzi internazionali, la situazione sul territorio sembra degenerare ad un ritmo che potrebbe far temere uno scenario da nuovo Afghanistan.

Ma dalla Francia cercano a tutti i costi di scongiurare l’eventualità di un nuovo pantano di lunga durata e le dichiarazioni rilasciate oggi, durante una visita-lampo del capo di stato francese negli Emirati Arabi Uniti vanno proprio in questa direzione. Dopo un breve riepilogo sui tre obiettivi chiave della missione: arrestare la minaccia terrorista, mettere in sicurezza la capitale Bamako e ripristinare la sovranità nazionale delle istituzioni locali, Hollande ha tenuto a precisare la brevità dell’intervento:

Non abbiamo intenzione di restare in Mali. La Francia deve intervenire in Africa in maniera eccezionale, a titolo straordinario e per un tempo limitato, ed è quello che faremo.

Nell’immagine soldati dell’esercito francese della Licorne force, di base a Abidjan (Costa d’Avorio) sui carri armati impegnati nell’operazione contro l’occupazione islamista nel nord del Mali, 15 gennaio 2013.

AFP PHOTO /ERIC FEFERBERG (Photo credit should read ERIC FEFERBERG/AFP/Getty Images)

La Francia accorda il suo sostegno e partecipa ai raid contro l’offensiva djiadista


Avevamo già citato la cosa in un post di qualche settimana fa. Ed eccoci al dunque. Con una breve e succinta dichiarazione, dallo spirito ben diretto, il presidente de la République François Hollande ha annunciato nel tardo pomeriggio di ieri, il supporto armato delle truppe francesi presenti nella zona.

Il ministro della difesa Jean-Yves Le Drian ha poi confermato la presenza attiva di unità a Bamako, la capitale del Mali. L’intervento militare più volte invocato, che era stato già preannunciato nella mattinata durante i tradizionali auguri di inizio anno al corpo diplomatico dell’Eliseo, è stato infatti accordato in via ufficiale solo qualche ora dopo con le seguenti parole:

Il Mali affronta un’aggressione di elementi terroristi venuti dal nord dei quali il mondo intero conosce già la brutalità e il fanatismo. Oggi è in gioco l’esistenza stessa dello stato amico del Mali, la sicurezza della sua popolazione e quella dei nostri connazionali sul posto, che sono 6000.
In nome della Francia, ho risposto alla richiesta di aiuto, appoggiata dai paesi dell’Africa occidentale, del presidente del Mali. Di conseguenza questo pomeriggio le forze armate francesi hanno apportato il loro sostegno alle unità maliane per lottare contro tali elementi terroristi.

Il quadro legale
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva già autorizzato con al risoluzione 2085 della seconda metà di dicembre, l’invio di un contingente internazionale di circa 3000 uomini, essenzialmente africani. Nella giornata di ieri una lettera da Parigi ha precisato le ragioni dell’intervento che rientra nell’articolo 51 dello statuto dell’ONU e in quanto operazione realizzata nell’ambito di un’esplicita richiesta volta a sostenere il diritto di legittima difesa di uno stato membro oggetto di un’aggressione armata, non necessita dell’autorizzazione del Consiglio.

La situazione sul territorio
L’esercito maliano ha cominciato ad avvalersi dell’apporto francese per riprendere alcune località ad alto interesse strategico, occupate negli ultimi giorni dai djiadisti. Uomini e mezzi della République si sono aggiunti a quelli già giunti dal Senegal e dalla Nigeria, formando una nutrita forza che mira a respingere i ribelli verso Sud.

Nell’immagine Il presidente francese François Hollande tiene il discorso in occasione degli auguri del nuovo anno al corpo diplomatico del Palazzo dell’Eliseo. Parigi, 11 gennaio 2013.

AFP PHOTO / POOL / PHILIPPE WOJAZER (Photo credit should read PHILIPPE WOJAZER/AFP/Getty Images)

Via | elysee.fr