Il Bagaglino cancellato da Canale 5 dopo 3 puntate. Fine dell’avanspettacolo o della satira di regime?

Chi vi scrive non è mai stato molto tenero con le compiacenze politiche della satira, ma indipendentemente dall’eventuale (e alquanto presunto) segno ideologico, ciò che il Bagaglino ci ha ammannito dal 1995 era quanto di peggio potessimo sopportare. Un vero insulto all’intelligenza degli italiani oseremmo dire, dando sponda a chi – prevalentemente da sinistra ma

di luca17


Chi vi scrive non è mai stato molto tenero con le compiacenze politiche della satira, ma indipendentemente dall’eventuale (e alquanto presunto) segno ideologico, ciò che il Bagaglino ci ha ammannito dal 1995 era quanto di peggio potessimo sopportare. Un vero insulto all’intelligenza degli italiani oseremmo dire, dando sponda a chi – prevalentemente da sinistra ma non solo – ha sempre sostenuto che fosse ciò che il nostro paese si meritava.

Se vogliamo dare credito a quest’ultima tesi non possiamo dunque che rilevare con soddisfazione la soppressione dello show, segno di un’evoluzione della coscienza critica dei telespettatori che hanno finalmente negato il loro ascolto. Gli ultimi dati, poco più di due miseri milioni di audience, sono infatti più che esplicativi della totale mancanza di gradimento dello spettacolo; e la cosa non può ricondursi alla sola assenza del grande Oreste Lionello, recentemente deceduto, nè alla formula pluri-soubrette alla “Macario”.

Dobbiamo e vogliamo essere ottimisti, vedendo in tutto ciò un’evoluzione dei costumi, che ha spostato gradualmente il proprio interesse verso trasmissioni di maggiore spessore critico e culturale. E non parliamo solo di satira, ma anche e soprattutto di programmi di approfondimento, politico e non, come quelle che seguiamo abitualmente qui su PolisBlog.

Non facciamone un tema ideologico, badate bene, perché nessuno in Italia ha il monopolio della cultura e della ragione. Sono lontani i tempi dell’egemonia culturale di stampo gramsciano, e anche la sinistra ha ormai da tempo abbandonato quella spocchia con cui relegava i propri avversari in una condizione di supposta inferiorità.

Esiste invece una voglia di confronto finalmente scevra da capisaldi ideologici, e che si deve (e vuole) nutrire di forme di intrattenimento evolute e intelligenti. E non solo in campo politico, ma anche in altri ambiti culturali, come dimostra il successo di trasmissioni come X Factor e del complesso Rai Storia/History Channel/Discovery.

Il caso di X Factor poi è assolutamente emblematico. Dopo i coraggiosi esperimenti di Renzo Arbore negli anni 70, per trent’anni ci siamo seduti acriticamente sulla musica, accettando qualunque cosa ci venisse imposta dai vari Sanremo e dalle radio fm schiave delle case discografiche. È bastata una trasmissione che riproponesse il dibattito sulla valenza culturale della musica per fare il boom di ascolti e rilanciare anche la gara canora a esso connessa.

Più cervello e meno ammasso, questa è la televisione del futuro, specchio di un’Italia che cresce.