Omicidi Latina: proseguono indagini, ordine d’arresto per Costantino Di Silvio “Patatone”

Dopo la cattura, sabato mattina, di “Romolo” di Silvio, arriva l’ordine di arresto anche per l’altra persona finora indagata in relazione all’omicidio di Fabio Buonamano avvenuto il 26 gennaio a Latina, un giorno dopo l’esecuzione di Massimiliano Moro e il tentato omicidio di Carmine Ciarelli. Si tratta del 28enne Costantino Di Silvio, detto “Patatone”, ora

di remar


Dopo la cattura, sabato mattina, di “Romolo” di Silvio, arriva l’ordine di arresto anche per l’altra persona finora indagata in relazione all’omicidio di Fabio Buonamano avvenuto il 26 gennaio a Latina, un giorno dopo l’esecuzione di Massimiliano Moro e il tentato omicidio di Carmine Ciarelli.

Si tratta del 28enne Costantino Di Silvio, detto “Patatone”, ora ufficialmente latitante. Anche per lui il gip, su richiesta del pm, ha emesso un’ordinanza con l’accusa di omicidio volontario aggravato in concorso. Un testimone aveva riferito d’aver visto “Patatone” allontanarasi in auto con Buonamano poco prima che questi venisse ucciso.

I due si erano incontrati all’ospedale Goretti dove Ciarelli era stato ricoverato dopo il suo ferimento. Di lì a poco Buonamano verrà trovato cadavere: freddato a colpi di pistola per strada nel quartiere Gionchetto. Scrive il Tempo:

(…) uno degli elementi delle accuse mosse a Romolo potrebbe essere confermato a breve. Ora è possibile mettere in atto i così tanto attesi esami del dna sul 43enne, per compararlo con uno dei berretti ritrovati in via Monte Lupone dove «Bistecca» è stato ucciso il 26 gennaio. Sul posto, infatti, la Polizia aveva rinevuto due cappelli, uno della vittima e un secondo che presumono appartenga a uno dei due Di Silvio. E proprio di un cappello Romolo e la figlia parlano in conversazioni intercettate nella loro lingua e tradotte grazie alla collaborazione di un rom d’oltre provincia (…).

E ancora…

Spostamenti, riprese delle telecamere, testimonianze e intercettazioni ricostruiscono le ultime ore di vita di «Bistecca» ma proprio sul perché della sua uccisione gli investigatori sembrano non avere le idee chiare. Una persona vicina e preoccupata per il 33enne si era rivolta ai carabinieri: quel giorno Fabio era stato chiamato da un amico, rimasto fermo con l’auto a Sabaudia. Non vedendolo nelle ore successive aveva motivato la sua ansia per un clima teso a causa di «problemi» con gli zingari.

Il 26 pomeriggio «Bistecca» va con amico in ospedale, dove incontra «Patatone». Proprio al 28enne un testimone ha sentito Buonamano rivolgersi con una frase sospetta: «A Patatò, questa cosa non mi sento di farla». Poi vanno via insieme. Al «Goretti» c’è anche Romolo. Ma quando Buonamano e Costantino Di Silvio si allontanano dal nosocomio già la Classe E di Romolo non c’è più.

Su Latina24ore si legge qualche dettaglio in più:

Emergono però nuovi dettagli inediti, seppur da verificare. Come la discussione che sarebbe avvenuta tra Moro e Buonamano in merito a una pistola da consegnare «agli zingari», per la quale la famiglia Ciarelli si sarebbe interessata più volte fino ad «assillare» Buonamano. Una circostanza riferita da una testimone durante le indagini.

Nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice Tiziana Coccoluto si parla di una «avversità» di Buonamano nei confronti degli zingari. Una ragazza ha riferito alla polizia una confidenza che le avrebbe fatto Buonamano, circa un mese fa, riguardo un favore che «gli zingari gli avevano chiesto». La giovane ha detto di aver notato in Buonamano una certa «agitazione» legata a questo fatto.

Nell’ordine di arresto si fa riferimento anche a presunti traffici di droga che avrebbero coinvolto lo stesso Buonamano e la famiglia Ciarelli, si parla di etti di cocaina pagati «di volta in volta». Solo ipotesi, tutte da verificare, che tuttavia al momento sono come pezzi di un puzzle che sembra lontano dalla composizione finale.

I due indagati per l’omicidio Buonamano, scrive il giudice, sono «stabilmente inseriti nel contesto criminale territoriale, con precedenti in materia di armi, estorsioni e usura, in collegamento per affari illeciti con il clan Ciarelli». Un collegamento che, tuttavia, deve essere meglio contestualizzato in una guerra tra clan ancora tutta da chiarire.

Ciarelli e Di Silvio, nomi storici della criminalità latinense con addentellati nella capitale. Da Il Messaggero:

Latina all’improvviso apre gli occhi. E ricorda chi sono i Ciarelli (…). E di quando ai Ciarelli, diventati ingombranti, vennero a bussare addirittura i Casalesi, agli inizi degli anni ’90, per chiedere la giusta tassa proprio sui redditi dell’usura. E minacciarono di uccidergli «un figlio al giorno».

Buonamano e Moro, quindi, eliminati da qualcuno solo per ristabilire le gerarchie? Non si può dire ancora, anche se è proprio di ieri l’arresto a Cassino di Romolo Di Silvio, formalmente accusato dell’omicidio di Buonamano. Non bisogna perdersi in questo ginepraio, conviene tenere piuttosto conto che spunta un altro cognome decisivo, quello dei Di Silvio. Di Silvio e Ciarelli, Ciarelli e Di Silvio, gli ultimi quindici-vent’anni della vita illegale di Latina sono stati scanditi da questi due cognomi.

Hai voglia a dire «zingari». Sì, è vero sono appartenenti a etnie rom provenienti dall’Abruzzo, ma ormai da cinquant’anni e passa sono qui, in qualche modo dettano legge. (…) I Ciarelli e i Di Silvio sono l’esempio di quella struttura «leggera e flessibile» che si richiede per il controllo di una città come Latina, quasi un paradigma della Quinta mafia che si legge sui libri. Gente che sa bene mantenere gli equilibri, che quando entra in rotta di collisione con i “napoletani” fa scendere giù i Casamonica da Roma -accadde a metà degli anni 90- a stendere solenni verbali di armistizio.

Foto | Il Messaggero