Berlusconi&Santoro, “prestigiatori” senza prestigio

Ognuno si diverte come vuole, o come può. E ciò vale non solo per una singola persona ma anche per un intero popolo. Complice anche Santoro, la gente della tv – ma anche i cinguettatori di twitter – sentono il richiamo della foresta, o meglio, il richiamo del leone, in questo caso del Cav: una

Ognuno si diverte come vuole, o come può. E ciò vale non solo per una singola persona ma anche per un intero popolo. Complice anche Santoro, la gente della tv – ma anche i cinguettatori di twitter – sentono il richiamo della foresta, o meglio, il richiamo del leone, in questo caso del Cav: una “belva” senza più artigli e dal ruggito smorzato, ma ancora capace di mettere scompiglio in mezzo al gregge dei pecoroni belanti.

E’ un film taroccato, senza l’ innocente freschezza del primo “Tarzan” in bianco e nero e senza lo splendido scenario de “La mia Africa”. Berlusconi (ma anche Santoro&C), sarebbe meglio vederlo senza audio, tanto le parole non cambiano, le stesse da quasi vent’anni.

Un Paese così ha i “capi” che si merita e ha anche i partiti che si merita, quelli vecchi e quelli nuovi, montagne di liste pronte ad essere consegnate al Viminale per partecipare alle elezioni (alla gran “papponata”): si va dalla “Democrazia Cristiana” alla “Democrazia atea” passando per il “Partito dei Focolari” e il “Partito della Lotteria” (con sito e video da sbellicarsi “Guarda la tua sedia domani è una poltrona”).

Ma torniamo al Cav. Che ci vuole a fare al Ghe pensi mi una domanda semplice semplice: “Lei scese in campo per fare la rivoluzione liberale e rivoltare l’Italia come un calzino. Il fallimento è stato totale. Come pensa di ripetere le sue promesse dopo 18 anni di potere speso così male? Può sempre essere colpa degli altri e del destino cinico e baro?”.

Non solo. Berlusconi non ha alternative e deve allearsi con la Lega. Per raggiungere questo risultato, il Cav promette di fare un passo indietro e addirittura giura di non voler fare più il premier, accettando un posto da ministro in un futuro governo di centro destra. Con questa mossa l’ex premier dimostra la sua capacità di tirar fuori l’ennesimo coniglio dal cilindro ma al contempo la propria debolezza politica.

La legge elettorale dice che la coalizione deve indicare il candidato premier: come è credibile Berlusconi che rassicura la Lega in quanto solo “candidato formale” promettendo poi di non fare il premier? Evidentemente è l’ennesima trovata di Berlusconi per infinocchiare il Carroccio e dare l’ultima “patacca” agli italiani. Se davvero il Cav vuole fare il (mezzo) passo indietro altra via non ha se non quella di nominare al suo posto un altro candidato premier. Ma non a parole: nome scritto sul simbolo elettorale. Carta canta, villan dorme.