Processo Scazzi, il pm: “Cosima e Sabrina temevano che Sarah raccontasse segreti”

Nella stanza in cui è avvenuto l’omicidio c’erano tre persone: Sabrina Misseri, Cosima Serrano e Sarah Scazzi. Non ci sono dubbi. Le modalità violente in cui Sarah è stata ripresa per strada escludono assolutamente che, una volta tornati a casa, proprio chi ha esercitato quell’azione violenta e, cioè in particolare Cosima, si disinteressasse di ogni

Nella stanza in cui è avvenuto l’omicidio c’erano tre persone: Sabrina Misseri, Cosima Serrano e Sarah Scazzi. Non ci sono dubbi. Le modalità violente in cui Sarah è stata ripresa per strada escludono assolutamente che, una volta tornati a casa, proprio chi ha esercitato quell’azione violenta e, cioè in particolare Cosima, si disinteressasse di ogni cosa e lasciasse sole Sabrina e Sarah. Il rientro a casa è finalizzato a indurre Sarah a ritornare sui suoi passi cioè a rimanere in silenzio. Se Cosima si spinge a uscire e a prendere l’auto è perché ritiene necessario riprendere Sarah e impedirle di tornare dalla mamma per raccontare qualcosa di pericoloso. Questo significa che era accaduto qualcosa di grave, oltre al litigio della mattina, che induce Sarah ad andare via.

Parole, queste, pronunciate oggi dal pm Mariano Buccoliero durante l’ultima parte della sua requisitoria davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Taranto. Sabrina Misseri e la madre Cosima Serrano, sostiene il pm, hanno ucciso la giovane per impedirle di rivelare un segreto, di raccontare a tutti del rapporto sessuale tra la stessa Sabrina e Ivano Russo.

Un rapporto sessuale non completo ammesso da entrambe le parti coinvolte in sede processuale, un rapporto che secondo il pm avrebbe rappresentato “un pregiudizio sociale personale per Sabrina e per tutta la famiglia“.

Cosima il problema di cosa ‘avrebbe detto la gente’, se quei particolari fossero stati diffusi, se lo pone. Questo la scuote e non poco. L’immagine familiare sarebbe stata compromessa. Anni di lavoro e di sacrifici per costruire quell’immagine sarebbero andati in fumo. L’intervento di Cosima, che e’ il vero capofamiglia, si impone nel contesto dei rapporti tra Sabrina, Ivano e Sarah. Tutto quello che e’ accaduto deve rimanere lì.

Non era la prima volta che Cosima rimproverava la nipote, ma quel giorno, ne è convinto il pm, non si trattò di un semplice rimprovero. Cosima si rese di essere andata oltre e di aver forse compromesso per sempre i rapporti tra Sarah e la sua famiglia. A quel punto, lo ha dichiarato in aula il pm, avrebbe deciso di correre ai ripari:

Non si può dire che stia fuggendo. Del resto era stata rimproverata altre volte dalla zia. E’ amareggiata e torna a casa lentamente sul marciapiedi. Sarah non aveva raccontato tutto alla madre circa le confidenze di Sabrina o comunque lo aveva fatto in maniera edulcorata nel timore che la donna non l’avrebbe fatta uscire più con la cugina. Questa volta la rottura molto forte avrebbe potuto indurre Sarah a raccontare molti particolari anche perchè Sabrina si confidava con lei nonostante la differenza di età. Per questo vanno a riacciuffarla e la riportano in casa.

Processo Scazzi, oggi le richieste di condanna per i 9 imputati

C’è molta attesa per la conclusione della requisitoria dei pm nell’ambito del processo di primo grado per l’omicidio di Sarah Scazzi. Dopo due lunghe udienza in cui si sono percorse tutte le tappe fondamentali che hanno portato all’arresto e al processo degli imputati, oggi il procuratore aggiunto Pietro Argentino dovrebbe concludere la requisitoria e formulare le richieste di condanna per le 9 persone imputate a vario titolo nel procedimento.

Sabrina Misseri e la madre Cosima Serrano, accusate di concorso in omicidio volontario, sequestro di persona e soppressione di cadavere, oggi potrebbero già sapere a cosa andranno incontro nel caso in cui vengano condannate. E con esse anche Michele Misseri, padre e marito delle due donne, che deve rispondere all’accusa di soppressione di cadavere insieme al fratello e al nipote Carmine Misseri e Cosimo Cosma, e gli altri imputati minori.

Non è escluso, poi, che la Procura chieda alla Corte d’Assise d’Appello di Taranto, presieduta dal giudice Cesarina Trunfio, l’invio degli atti in Procura per falsa testimonianza a carico di alcuni testimoni sentiti nel corso di questo processo iniziato ormai più di un anno fa.

Si tornerà in aula già domani, con gli interventi dei rappresentanti delle parti civili. Tra questi ci saranno gli avvocati della famiglia di Sarah Scazzi, Nicodemo Gentile e Walter Biscotti, mentre per l’11, il 12, il 19, il 25 e il 26 marzo sarà la volta degli avvocati della difesa, a cui toccherà il compito di difendere i numerosi imputati in questo lungo procedimento.

A partire dall’8 sono in programma le eventuali repliche, poi sarà la volta della tanto attesa sentenza, destinata certamente a far discutere. La corte d’appello, presieduta dal giudice Cesarina Trunfio, si ritirerà in camera di consiglio per la sentenza, prevista entro l’estate. A più tardi con gli aggiornamenti di questa nuova giornata processuale.

Foto | © TMNews

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