Famiglie assassine: Rofayda Qauod, stuprata dai fratelli, uccisa dalla madre

Nuovo appuntamento del nostro speciale dedicato alle famiglie assassine. Oggi ci occupiamo di un caso recente, quello della giovane Rofayda Qauod, ragazza palestinese vittima in un cosiddetto “omicidio d’onore“. Ramallah, Cisgiordania. Aprile 2001. La 17enne Rofayda viene violentata in casa dai suoi due fratelli, Fahdi ed Ali, rispettivamente di 22 e 20 anni. Uno di


Nuovo appuntamento del nostro speciale dedicato alle famiglie assassine. Oggi ci occupiamo di un caso recente, quello della giovane Rofayda Qauod, ragazza palestinese vittima in un cosiddetto “omicidio d’onore“.

Ramallah, Cisgiordania. Aprile 2001. La 17enne Rofayda viene violentata in casa dai suoi due fratelli, Fahdi ed Ali, rispettivamente di 22 e 20 anni. Uno di quei rapporti porta ad una gravidanza.

La madre, poche settimane prima del parto, scopre tutto. Non può sopportare una figlia incinta e non sposata e decide di risolvere così la vicenda: aspetta la nascita del bambino e lo dà in adozione, poi acquista un rasoio e invita la figlia a tagliarsi le vene dei polsi.

Inutile dire che la giovane si rifiuta e in tutta risposta la madre, Amira Abu Hanhan Qaoud, si decide di occupersi personalmente della morte della figlia: la uccide con le sue mani, “ripulendo così l’onore della famiglia“.

Nel gennaio del 2002 Amira entra nella stanza della figlia mentre lei sta dormendo: dopo averle messo un sacchetto di plastica in testa, le taglia le vene dei polsi e, non contenta, la colpisce in testa con un bastone, uccidendola.

La donna, al momento dell’arresto, ha dichiarato quanto segue:

Mia figlia è caduta e si è rotto il ginocchio. L’ho portata in ospedale e là il dottore mi ha detto che era incinta. Così l’ho uccisa. E’ così semplice.

La storia di Rofayda è solo una delle tante che si registrano con una certa frequenza tra West Bank, Israele e la Giordania, soprattutto nelle piccole comunità rurali, dove la questione dell’onore è molto più forte che altrove.

Non importa se si tratta di voci, di storie inventate o di stupro: la castità di una figlia è qualcosa che va conservata e che dà onore alla famiglia e l’unica soluzione possibile sembra essere la morte, basti vedere anche i casi, registrati nel nostro Paese, della giovane Hina Saleem e di Sanaa Dafani.

La vicenda di Rofayda si è conclusa con una condanna a 10 anni per i due fratelli stupratori, mentre la madre assassina se l’è cavata con due anni di carcere.

Questo perchè per gli omicidi d’onore commessi in preda ad un raptus le pene vanno dai 6 mesi ad 1 anno di carcere. Nel caso della Qaoud, anche se si è trattato un delitto premeditato, ha influito il fatto che la donna volesse proteggere l’onore della sua famiglia. Strano ma vero.