Conclave, habemus datam: inizierà il 12 marzo

Il conclave per eleggere il successore di Benedetto XVI iniziera 12 marzo: lo ha deciso oggi pomeriggio il sacro Collegio dei cardinali al termine dell’ottava congregazione. Gli elettori presenti sono 115, percio necessaria una maggioranza di 77 voti

Nuntio vobis magnum gaudium: habemus datam! Finalmente, dopo giorni di trepidante attesa in cui le televisioni ci hanno martellato con film quali “Angeli e demoni” e “L’esorcista”, a teatro impazza il Papa Re e le vetrine delle gioiellerie di mezza Roma mostrano gli sfavillanti monili che riportano incise le parole del Padre Nostro e dell’Ave Maria, i cardinali hanno partorito: il conclave inizierà martedì 12 marzo.

Lo hanno deciso oggi pomeriggio, nel corso dell’ottava Congregazione generale del Sacro Collegio, e questo sarà il programma dei porporati dei prossimi giorni: domani proseguiranno i lavori delle congregazioni, in cui si stanno trattando temi molto legati all’attualità e che costituiscono le principali sfide per la Chiesa di oggi, dal dialogo interreligioso alla bioetica, dalla giustizia sociale alla Nuova Evangelizzazione tanto cara a Giovanni Paolo II; domenica ognuno dei cardinali, poi, celebrerà la Messa nella chiesa romana di cui è titolare.

Martedì mattina, il calendario prevede celebrazione in Basilica della Messa pro eligendo Pontefice, quindi l’assegnazione a sorte delle stanze nella Domus Santa Marta interna al Vaticano dove alloggeranno fino all’elezione del nuovo Papa, quindi, nel pomeriggio, una meditazione affidata al porporato maltese Prosper Grech e finalmente l’extra omnes, cioè la chiusura della Cappella Sistina per l’inizio della ‘fase calda’.

Da quel momento in poi potrà accadere pressoché qualunque cosa, ma le fumate saranno inesorabilmente nere (difficile prevedere per quanto tempo) finché non si troverà l’accordo e la maggioranza assoluta richiesta che è di 77 voti sui 115 cardinali presenti. Alla fine, oltre all’assenza del cardinale scozzese O’Brien per le motivazioni ben note, infatti, non ci sarà neppure il porporato indonesiano Riyadi Darmaatmadja, arcivescovo di Jakarta, bloccato in patria dalle sue precarie condizioni di salute.

Intanto sulla stampa internazionale il conclave resta uno dei temi preferiti: in Inghilterra da giorni The Independent insiste sul fatto che sarà lungo e difficile, a causa delle numerose fazioni presenti; il francese Le Figaro, invece, guarda già oltre e si chiede se il nuovo Pontefice riuscirà laddove ha ‘fallito’ Benedetto XVI, nel proporre una Chiesa che sia davvero di rinnovamento, non solo spirituale, mentre Le Point continua a quotare l’italiano Scola e il ghanese Turkson come i più papabili.

Nella patria del Papa emerito, la Germania, Der Spiegel si limita ad articoli di colore come quelli che raccontano la vita tranquilla degli abitanti di Castelgandolfo, vicini di casa di un cittadino d’eccezione seppur temporaneo; in Spagna El Mundo si concentra sul ruolo fondamentale del proprio Paese all’interno del conclave stesso: sebbene non ci siano cardinali iberici realmente papabili, infatti, la “cattolicissima” Spagna sostiene di avere una notevole influenza sul Collegio grazie ai suoi rapporti privilegiati (almeno linguisticamente parlando) con il bacino dell’America Latina.

Oltreoceano, infine, le televisioni made in Usa ‘spingono’ i ‘candidati’ nordamericani, O’Malley e Ouellet su tutti, mentre il New York Times fa un’analisi sul futuro del prossimo Papa, a suo dire reso più vulnerabile e permeabile alle pressioni esterne a causa della decisione di Benedetto XVI di rinunciare al ministero petrino, che ha alimentato la percezione di cattolici e non che si stia sempre più parlando di un leader politico anziché di una guida spirituale.

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