Intervista: Sergio D’Antoni, “Fondi Fas al terremoto? Una sciagura per il Sud”

Il ponte sullo stretto? Uno spot del governo. I fondi Fas al terremoto? Una catastrofe per il Sud. Sergio D’Antoni, siciliano doc, oggi è responsabile Mezzogiorno del Pd e vicepresidente della commissione Finanze alla Camera. Nella giornata in cui il governo si prepara a tirar fuori un decreto-terremoto da circa 1,5miliardi, l’ex segretario della Cisl

di ulisse

Il ponte sullo stretto? Uno spot del governo. I fondi Fas al terremoto? Una catastrofe per il Sud. Sergio D’Antoni, siciliano doc, oggi è responsabile Mezzogiorno del Pd e vicepresidente della commissione Finanze alla Camera. Nella giornata in cui il governo si prepara a tirar fuori un decreto-terremoto da circa 1,5miliardi, l’ex segretario della Cisl parla con Polisblog.it e spara a zero sulle scelte di Tremonti in merito all’emergenza sisma: “Non si possono fare operazioni a spese dei più deboli, mettendo ancora una volta i poveri contro i poveri”.

D’Antoni, cosa intende? Il ministro dell’Economia ha detto che non ci saranno nuove tasse ma si storneranno fondi da varie voci, tra cui il ‘tesoretto’ della presidenza del Consiglio che comprende anche una quota dei Fas. Vede all’orizzonte una nuova fregatura per il Meridione?

Aspettiamo di leggere il provvedimento di Palazzo Chigi, ma di certo il rischio è questo. Il governo pare intenzionato ancora una volta a usare il Fondo aree sottoutilizzate come fosse un bancomat di cui disporre a piacimento. Un atteggiamento che ha già portato alla sottrazione di 20 miliardi di euro dal Fas nazionale. Se il decreto-terremoto si dovesse tradurre nell’ennesima, imponente sottrazione di fondi destinati alle zone deboli, condannerebbe il Sud a sette anni di risorse zero. Una catastrofe che denuncerebbe nel peggiore dei modi l’impostazione antisociale del governo e del ministro Tremonti. Lui dice di non voler mettere le mani in tasca agli italiani, ma poi fa pagare tutto alle famiglie, ai lavoratori e agli imprenditori più esposti agli effetti della crisi.

Continua dopo il salto.

Voi come intendete reagire?

Il Partito democratico è pronto a dare il suo contributo nella definizione delle norme e delle risorse necessarie alla ricostruzione e al rilancio delle terre colpite dal terremoto. Ma noi diciamo basta alle guerre tra poveri

Infuriano ancora le polemiche su una presunta norma ‘salva-manager’ e sulle modifiche del governo al Testo unico per la sicurezza nei luoghi di lavoro. Anche il processo Thyssen-Krupp potrebbe risentirne e i parenti delle vittime del rogo di Torino si sono fatti sentire.

Dopo i rilievi del capo dello Stato e le proteste dell’opposizione, il governo si è finalmente impegnato a fare marcia indietro e a cancellare quelle modifiche che di fatto avrebbero ammorbidito le responsabilità del datore di lavoro. Ora da Sacconi ci aspettiamo un’azione coerente e rapida. In ogni caso, se non si fosse toccato il testo, se si fosse lasciato così come lo ha progettato e realizzato l’esecutivo di centrosinistra, sarebbe stato molto, molto meglio.

In molti valutano superflua un’opera monumentale come il ponte sullo Stretto nel momento in cui il Paese affronta senza grandi risorse una crisi economica pesante e un’emergenza terremoto. Lei, da siciliano, come la vede?

Quella del ponte di Messina è una falsa questione, lanciata dal governo come uno spot pubblicitario per distrarre l’attenzione dai gravissimi problemi della rete infrastrutturale al Sud. Il ponte non incide in alcun modo sulla crisi, dal momento che vedrà aprire i cantieri tra non meno di due anni. Così, mentre tutti attendono che la profezia del Cavaliere si avveri e che, tra non meno di una ventina di anni, ‘tutti i siciliani diventino italiani’, nel Mezzogiorno e in particolare in Sicilia si stanno manifestando i primi segni di un cedimento del sistema dei trasporti che non ha precedenti nella storia d’Italia.

E secondo lei il governo non se ne rende conto?

Il governo finanzia tutto con i soldi destinati alle aree deboli del Sud, persino le multe degli allevatori settentrionali che non rispettano le quote latte. A denunciare questa situazione drammatica ormai non è più solo il Pd, ma anche il mondo del lavoro e persino molti amministratori locali di centrodestra.

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