Migranti, l’ipocrisia del caso Pinar e il lessico italiano da Ventennio

Si è appena concluso il braccio di ferro tra Malta e Italia sulla drammatica vicenda del MV Pinar, il cargo turco fermo per giorni a sud di Lampedusa con 150 migranti a bordo, tratti in salvo da due barconi in balìa delle onde. Le polemiche invece per il rimpallo di responsabilita’ che ha costretto la


Si è appena concluso il braccio di ferro tra Malta e Italia sulla drammatica vicenda del MV Pinar, il cargo turco fermo per giorni a sud di Lampedusa con 150 migranti a bordo, tratti in salvo da due barconi in balìa delle onde.

Le polemiche invece per il rimpallo di responsabilita’ che ha costretto la nave turca a vagare in mare per cinque giorni prima di poter trovare un approdo non si placheranno facilmente. La traversata e’ costata la vita a una donna e al figlio che portava in grembo, a quanto sembra gia’ deceduti prima di venire soccorsi dal comandante della nave turca.

I sopravvissuti appena toccata terra hanno invece scoperto un’altro ‘conflitto di competenze’, questa volta tutto italiano, tra Protezione Civile e Prefettura, che ha rivelato loro in modo evidente che lo stato italiano preferisce anteporre esigenze di tutela del proprio territorio e della propria ‘sicurezza nazionale’ al soccorso umanitario.

Contrariamente a quanto affermato in una nota del ministero degli esteri, che diceva di aver preso la decisione di ospitare i migranti “esclusivamente in ragione della dolorosa emergenza umanitaria a bordo della nave”.

Anziche’ venire ospitati dal centro di accoglienza approntato dalla Protezione Civile a Porto Empedocle, il ministro, o il Prefetto, o il Questore, o un’altra autorita’ di cui i disperati del mare ignorano l’esistenza, disponeva, dopo giorni e giorni alla deriva, di portarli immediatamente nel primo centro di identificazione ed espulsione.

Oltre all’episodio, umanamente inaccettabile e inquietante, è triste l’ennesima riprova del razzismo che si respira nel Belpaese. Un razzismo che è indifferenza e conformismo, nei media e nelle persone, vera e propria malattia senile della democrazia italiana. Un razzismo che si evince dal linguaggio di tg, giornali e politici. Un altro esempio, le cariche di polizia sui rifugiati politici a Milano.

Oggi quelli che propongono politiche inclusive ed egualitarie vengono bollati come buonisti, come ai tempi delle leggi razziali, quando chi cercava di difendere gli ebrei dalle persecuzioni veniva chiamato “pietista”.

Immagine|Flickr