Melania Rea: depositato ricorso contro l’ergastolo a Parolisi

Delitto Rea: per i legali di Salvatore Parolisi non ci sono non esistono prove certe che a commettere l’omicidio sia stato l’ex militare. Ricorso di 260m pagine.

di remar

Salvatore Parolisi fa ricorso contro la sentenza di primo grado che lo ha condannato all’ergastolo per l’omicidio della moglie Melania Rea, uccisa il 18 aprile 2010 nel bosco delle casermette di Ripe di Civitella (TE) secondo quanto sostenuto dalla pubblica accusa. Delitto rispetto al quale l’ex caporal maggiore dell’Esercito in servizio ad Ascoli Piceno, si è sempre proclamato innocente. Questa mattina i suoi legali – avvocati Valter Biscotti, Nicodemo Gentile e Federica Benguardato – hanno depositato il ricorso in appello contro la sentenza emessa dal Tribunale di Teramo lo scorso ottobre, nell’ambito del giudizio abbreviato condizionato, che oltre al carcere a vita ha fatto perdere la patria potestà a Parolisi.

Nelle 260 pagine di cui si compone il ricorso gli avvocati controbattono in 12 punti le motivazioni con le quali il gup di Teramo Marina Tommolini ha condannato Parolisi. L’avvocato Gentile dopo aver depositato l’istanza a L’Aquila alla stampa ha detto:

Il giudice Tommolini non ha valorizzato i risultati della prova scientifica omettendo le motivazioni sul punto, accogliendo invece i risultati delle prove chieste dalla procura che sono poco marcanti. Il gup ha fondato la sua decisione su elementi non riscontrabili in atti, attraverso un teorema suo privato. Quella nei confronti di Parolisi è una pena esagerata.

La tesi difensiva insomma è sempre la stessa. Per i legali non ci sono prove certe che a commettere l’omicidio sia stato l’ex militare, nessun elemento scientifico conferma la presenza di Parolisi sul luogo del delitto.

Foto © TMNews

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