Famiglie assassine: i terribili cugini Harpe

Il cinema, quello horror soprattutto, si è spesso occupato di famiglie assassine. Vi basti pensare al celebre The Texas Chainsaw Massacre o al più recente La Casa Dei 1000 Corpi, giusto per citarne un paio. Ma di famiglie assassine è piena anche la storia del crimine mondiale ed è di questo che ci occuperemo in


Il cinema, quello horror soprattutto, si è spesso occupato di famiglie assassine. Vi basti pensare al celebre The Texas Chainsaw Massacre o al più recente La Casa Dei 1000 Corpi, giusto per citarne un paio.

Ma di famiglie assassine è piena anche la storia del crimine mondiale ed è di questo che ci occuperemo in una serie di speciali: efferati omicidi avvenuti tra le mura domestiche, spesso comessi da più membri della stessa famiglia.

Iniziamo oggi il viaggio con i cugini Harpe, alcune fonti sostengono che fossero fratelli, vissuti negli Stati Uniti tra la fine del 1700 e l’inizio del secolo successivo.

Micajah e Wiley Harpe, questi i loro veri nomi, sono nati in Scozia, ma emigrati negli Stati Uniti quando erano ancora bambini insieme alle famiglia.

Ancora adolescenti lasciarono la famiglia, si cambiarono i nomi in John e William e diedero inizio ad una serie di attività di illegali che li trasformarono in poco tempo nei peggiori banditi che la storia degli Stati Uniti possa ricordare.

Soprannominati Big Harpe (William) e Little Harpe (John), il piccolo e il grande Harpe, i due cugini operarono prevalentemente tra il Tennessee, il Kentucky e l’Illinois.

Quando si presentava un’occasione per derubare, uccidere o stuprare i due cugini non si tiravano certo indietro: passavano di fattoria in fattoria, portavano via ciò di cui avevano bisogno e ne approfittavano anche per soddisfare i loro bisogni sessuali, stuprando le giovani ragazze che gli capitava di incontrare.

Negli ultimi anni del 1700 si trasferirono in una fattoria a Beaver Creek insieme alle loro moglie e ai loro molti figli, ma le cose non accennarono a cambiare.

Nel 1797, così racconta la leggenda, gli altri abitanti del villaggio accusarono i cugini di aver rubati alcuni cavalli, un reato molto grave in quel periodo.

I cugini, visto che l’intero villaggio voleva linciarli, se ne andarono. Tornarono quella stessa notte per mettere in atto la loro vendetta: uccisero uno degli uomini che li avevano accusati, e lo fecero nel modo più cruento.

Lo sventrarono e gli riempirono il corpo di pietre, poi lo scaricarono in un corso d’acqua. Si più dire che quel modus operandi era, in un certo senso, la loro firma.

Non facevano distinzioni di sesso o di età: massacravano chi gli capitava a tiro, che fossero donne o bambini aveva poca importanza.

Le autorità li temevano e loro erano libero di fare ciò che volevano, sicuri che nessuno li avrebbe mai fermati.

Così non fu e la fine di Big Harpe arrivò nell’agosto del 1799: fu ucciso, con una fucilata alla schiena, da John Leiper, dopo che i due cugini avevano massacrato l’intera famiglia di un suo compaesano, Moses Stigall.

La sua testa fu appesa ad un palo, nella località del Kentucky, nella contea di Webster, ancora nota come “Harpe’s Head“. Ma in questo caso è difficile distinguere la leggenda dalla realtà.

Il piccolo Harpe, invece, continuò la sua attività per qualche altro anno: fu catturato nel 1803 e giustiziato per impiccagione qualche mese dopo, nel gennaio del 1804.

Ma la leggenda narra anche che l’uomo impiccato non fu veramente il piccolo Harpe e che quest’ultimo continuò a commettere crimini ancora per molti anni.

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