Roma, clan Casamonica: tre arresti per usura ed estorsioni, sequestro beni

Tre presunti appartenenti al clan dei Casamonica – accusati di estorsione e usura con l’aggravante delle norme antimafia – sono stati arrestati nell’ambito di un’operazione dei carabinieri del Nucleo investigativo di Frascati che ha portato anche al sequestro di ville, appartamenti, terreni, palazzine, fabbricati, conti correnti e auto di lusso tra cui una Ferrari. Beni


Tre presunti appartenenti al clan dei Casamonica – accusati di estorsione e usura con l’aggravante delle norme antimafia – sono stati arrestati nell’ambito di un’operazione dei carabinieri del Nucleo investigativo di Frascati che ha portato anche al sequestro di ville, appartamenti, terreni, palazzine, fabbricati, conti correnti e auto di lusso tra cui una Ferrari.

Beni – il cui valore complessivo stimato è di 15 milioni di euro – ritenuti nelle disponibilità dei tre presunti membri della storica famiglia nomade, divenuta ormai stanziale, la cui zona d’influenza va da Tor bella Monaca all’Anagnina, senza trascurare Frosinone dove il clan (400 componenti a Roma) divide territorio e affari con altre organizzazioni criminali.

Ma conosciamoli un po’ più da vicino i Casamonica, partendo da una dozzina di anni fa. Dall’archivio di Repubblica:

Molto chiacchierata a Roma anche la famiglia Casamonica. Un clan nomade di origine italiana: zona di influenza che va da Cinecittà al Tuscolano fino all’ Anagnina. I Casamonica, dinastia popolarissima, potevano contare su un ex campione del mondo dilettante di pugilato, il super welter Romolo Casamonica, già nazionale azzurro. Un giro di affari cominciato con il commercio dei cavalli e poi esteso ad altre attività che hanno portato diversi componenti del clan alla sbarra per rispondere, tra l’ altro di usura, droga, estorsione, truffa e altro.

A gennaio dell’anno scorso c’era stato un importante blitz dei carabinieri nella villa-fortino del clan:

I militari hanno chiuso la rete attorno a 13 persone (cinque dei quali portano il cognome della nota famiglia di origine gitana) e sequestrato beni per ben 3 milioni di euro: tra questi quindici tra auto e moto di lusso (tra cui due “Ferrari”, una rossa e una nera), la discoteca “Etò” del Testaccio, tre villette fra Infernetto, Guidonia e Porta Furba. Per entrare nella villa bunker dei Casamonica (anche questa finita sotto sequestro prevenitivo) il colonnello Alessandro Casarsa ha dovuto organizzare un vero e proprio blitz assieme ai vigili del fuoco. Tutte le porte erano blindate e protette da una doppia grata d’ acciaio.

Tra le auto sequestrate c’ era anche un Suv Bmx “X5” dotato di scanner sintonizzato sulle frequenze radio di polizia e carabinieri. La figura di maggior spessore, secondo i carabinieri, è quella di Giuseppe Casamonica (figlio dello storico capofamiglia Guerrino) ufficialmente alle dipendenze di una società che gestisce la sicurezza nei locali e che negli ultimi anni, nonostante il tenore di vita da sceicco, ha denunciato redditi che vanno dai 13 ai 16 mila euro. Per dare l’ idea del lusso sfrenato della villa di Porta Furba basta pensare che in ogni stanza c’ era un televisore al plasma. I cellulari degli arrestati squillavano di continuo a una media di 400 chiamate al giorno.

Nel 2004 invece l’operazione Esmeralda aveva smantellato la rete di riciclaggio della famiglia. Fiumi di denaro provenienti, per gli investigatori, da usura e droga. E le donne del clan non stavano a guardare…

Quando andavano a Monaco scendevano all’ Hermitage (1000 euro a notte) e si precipitavano a sperperare somme folli al Casinò. Uno stile da sultani a cui i Casamonica – Di Silvio non hanno mai rinunciato. E anche il sistema per riciclare il denaro era un misto di astuzia e tradizione, vecchi trucchi e intrallazzi sofisticati ideati soprattutto dalle donne del clan. Non a caso l’ operazione della Dia ha il titolo letterario di “Esmeralda”, da un personaggio di Victor Hugo.

(…)La gang ha utilizzato anche lo scudo fiscale del ministro Tremonti per riportare in Italia una somma di 520 mila euro pagando una multa del 10 per cento. Tutto partiva dagli “spalloni”: i manovali che viaggiavano su vecchie auto sgangherate imbottite di denaro contante. Una volta arrivati sul posto, aspettavano i boss che prendevano l’ aereo, ritiravano i soldi e aprivano alcuni conti correnti presso la banca SGBT nel principato. Tre conti, in particolare, erano intestati a Dora e Concetta Casamonica, figlie di Giuseppe, e a sua moglie Anna Di Silvio. Gli investigatori hanno registrato in particolare, versamenti per 2 milioni e 800 mila euro.

(…)Dopo la prima offensiva della Dia, nell’ estate scorsa, con l’ operazione “Gipsy” (e il sequestro di ben per 80 milioni di euro) gli uomini e le donne del clan avevano una fretta maledetta: finire in galera è un problema, rimetterci una montagna di soldi è un guaio ancora peggiore. I soldi sono rientrati in Italia con alcune swift internazionali e sono stati depositati su altri conti intestati non ai soliti prestanome ma ai membri della famiglia.

Complessivamente, l’ organizzazione ha subito una debacle da oltre 200 milioni di euro (tra il primo sequestro e l’ operazione di ieri mattina) ma nessuno si illude di averla messa definitivamente in ginocchio. L’ impero è ancora solido. E le banche, in tutto questo, che ruolo hanno avuto? Nessuno o quasi. L’ Ufficio italiano cambi, che dovrebbe intervenire (su segnalazione degli istituti di credito) in caso di operazioni sospette o poco trasparenti si è mosso solo dopo essere stato informato dagli investigatori della Dia. (Archivio La Repubblica).

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