Camorra, racket delle estorsioni: impennata delle denunce in Campania

“Il racket delle estorsioni produce per la camorra un patrimonio di 9 miliardi di euro che vengono investiti quasi complessivamente”. Lo afferma il sostituto procuratore della Dda di Napoli Cesare Sirignano durante un seminario di formazione organizzato dalla Federazione delle Associazioni Antiracket ad Ercolano. Le parole del magistrato, riportate da Metropolis Web, sottolineano il balzo


“Il racket delle estorsioni produce per la camorra un patrimonio di 9 miliardi di euro che vengono investiti quasi complessivamente”. Lo afferma il sostituto procuratore della Dda di Napoli Cesare Sirignano durante un seminario di formazione organizzato dalla Federazione delle Associazioni Antiracket ad Ercolano.

Le parole del magistrato, riportate da Metropolis Web, sottolineano il balzo delle denunce per estorsione in Campania:

In controtendenza la Campania è l’unica regione dove le denunce sono aumentate rispetto ad altre regioni del Sud Italia negli ultimi due anni. (…) Nel 2004/2005 c’é stato un picco delle denunce poi è seguita una discesa e nell’ultimo periodo di nuovo una risalita.

Il sindaco di Ercolano ha parlato dell’importanza della fiducia nelle forze dell’ordine e del ruolo delle associazioni antiracket:

Il lavoro fatto fin qui dalle forze dell’ordine e dalla magistratura è fondato su una risorsa decisiva fondamentale: la fiducia. Quando una parte della cittadinanza ha cominciato ad aver fiducia nei carabineri, nella polizia, dell’associazione Antiracket abbiamo assistito ad un cambiamento importante. Nell’ultimo periodo abbiamo registrato un successo nella lotta alla camorra. Quale è stata la particolarità?

Risultati sono stati ottenuti anche contro il clan dei Casalesi nel Casertano ma in queste realtà il successo e il contrasto alla mafia è stato dall’alto, di natura investigativo-giudiziaria. La nostra particolarità è dovuta al fatto che qui c’é stato un intervento dall’alto e dal basso, prima minoritario, fondato sulla fiducia nelle forze dell’ordine.

Secondo un’indagine del Censis, su circa 100 referenti del sistema Confindustria-Mezzogiorno, un’impresa su tre al Sud è vittima del pizzo o di imposizioni d’altra natura da parte della criminalità organizzata. La stima si differenzia sensibilmente a livello territoriale, oscillando tra il 53,2% della Calabria e il 17,8% della Puglia.

Di recente Confindustria ha adottato una delibera che obbliga gli imprenditori vessati dal pizzo a presentare denuncia, pena la sospensione o l’espulsione dall’associazione di categoria. Il presidente Emma Marcegaglia:

«Oggi abbiamo fatto una delibera in cui tutte le associazioni territoriali del Mezzogiorno hanno preso una decisione molto importante: l’obbligo di denuncia degli imprenditori che vengono vessati dalla mafia e l’obbligo di sospensione o espulsione, dalla Confindustria».

Ulteriori dettagli sul provvedimento in quest’articolo de Il Sole24ore.

Via | Metropolis Web

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