Ore 12 – Pd candidature: cartina/tornasole del caos. Tam tam della base: “Astensione!”

La preparazione delle liste delle candidature dà la misura dello stato in cui versa oggi il Partito democratico a meno di 50 giorni dall’Election day del 6-7 giugno. Due particolari parlano da soli. Il primo riguarda i candidati “locali” per le amministrative: non c’è nessuna ressa per mettersi in lista. Perché lo scoramento e la

La preparazione delle liste delle candidature dà la misura dello stato in cui versa oggi il Partito democratico a meno di 50 giorni dall’Election day del 6-7 giugno.

Due particolari parlano da soli.

Il primo riguarda i candidati “locali” per le amministrative: non c’è nessuna ressa per mettersi in lista. Perché lo scoramento e la sfiducia prevalgono sull’orgoglio di partito e sull’ambizione personale.

Il secondo riguarda i “big” per le elezioni europee: la prima fila del partito non si candida per non copiare – così dice Franceschini – l’imbroglio dei candidati civetta (come invece fanno Berlusconi, Bossi, Di Pietro), che dopo essere stati votati si ritireranno, rendendo inutili le preferenze loro accordate.

Scusa o no, con questa scelta/boomerang Franceschini-Ponzio Pilato priva il suo partito di voti e, si sa, le elezioni servono per prendere voti. Per non parlare di chi entra (Cofferati) e di chi esce (Bettini) riaprendo vecchie polemiche e nuove ferite. Allora?

Allora ci si barcamena fra l’autolesionismo (quello del segretario Franceschini che presto incolperà i suoi di averlo lasciato solo) e l’attendismo (quello degli altri capi che aspettano la mannaia delle urne come una … liberazione).

La verità è che Franceschini al Pd ha solo dato un cachet (all’esterno sbilanciato a sinistra e all’interno sbilanciato pro “popolari”) per lenire il dolore: la sua cura appare inutile e il fallimento sarà sancito il 7 giugno.

Di fronte al Pd che affonda, i vertici del partito hanno gettato la spugna. Una parte (D’Alema ecc.) pensa di ripartire da “zero” e costruire un inedito partito “socialdemocratico”. Una parte (i centristi) hanno già fatto le valigie e sono pronti a tagliare la corda dopo il voto, per migrare nel nuovo contenitore centrista, il Partito della Nazione.

Più o meno tutti e più o meno convinti pensano alla riedizione di un Ulivo di nuovo conio o meglio, di un centro sinistra col trattino.

Intanto calano i sondaggi e cresce il panico.

Di fronte a questo “caos” da addio alle armi, il tam tam della base lancia la nuova parola d’ordine: “Astensione!”. Cioè karakiri.

Diceva Sun Zu: “Sconfiggere il nemico senza combattere è la massima abilità”. E Berlusconi gode.

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