Intervista: Ettore Mo e la guerra al terrore al tempo di Obama

Ettore Mo non ha bisogno di presentazioni. Classe 1932 è uno storico inviato speciale del Corriere della Sera, testata per la quale ha per vent’anni girato il mondo e le zone di guerra raccontando storie e conflitti dall’Afghanistan alla Bosnia. E’ uno di quegli inviati vecchio stampo che, come diceva Egisto Corradi, hanno fatto giornalismo


Ettore Mo non ha bisogno di presentazioni. Classe 1932 è uno storico inviato speciale del Corriere della Sera, testata per la quale ha per vent’anni girato il mondo e le zone di guerra raccontando storie e conflitti dall’Afghanistan alla Bosnia. E’ uno di quegli inviati vecchio stampo che, come diceva Egisto Corradi, hanno fatto giornalismo “con la suola delle scarpe”, sempre verificando le notizie con i propri occhi nel tentativo di capire e spiegare il mondo ai propri lettori.

In un periodo in cui provengono notizie inquietanti e contraddittorie dal’Afghanistan e dal Medio Oriente, la cosa migliore da fare mi è sembrata intervistarlo per conoscere le sue impressioni e i suoi commenti.

Ettore Mo, lei come inviato speciale ha avuto modo di conoscere bene l’Afghanistan e le sue problematiche. Può ricordare ai nostri lettori quando e quante volte è stato in quel Paese?

Sono stato in Afghanistan nel 1979, sei mesi prima dell’ invasione sovietica; sono poi tornato dopo l’invasione e ci sono stato molte volte nel corso degli anni. L’ultima volta è stato due o tre anni fa, quando a Kabul ho incontrato Mas’ud Chalili, il braccio destro di Ahmed Shah Massoud (il “leone del Panshir” comandante dell’Alleanza del Nord ucciso dai Talebani alla vigilia dell’11 settembre 2001, NDR); a differenza di quest’ultimo Chalili era scampato all’attentato…

quando gli ho chiesto di cosa avevano parlato lui e Massoud la sera prima, lui mi ha risposto: “Abbiamo parlato di Victor Hugo e Dante Alighieri.” Questo dà la dimensione della personalità di Massoud: un grande stratega che amava anche la letteratura straniera.

Cosa pensa della decisione di Obama di voler intensificare la guerra ai Talebani aumentando la presenza militare americana in Afghanistan?

Io penso che il motivo primo di Obama sia appunto quello di intensificare la lotta agli estremisti islamici e ad Al Qaeda e credo che per fare questo, attualmente, non ci sia territorio migliore se non l’Afghanistan, in cui ci sono già 85.000 soldati dei contingenti americani ed europei. Quindi penso che questa sia un po’ la sua missione: dare un colpo definitivo all’integralismo islamico.

Crede che, visti i precedenti storici, un conflitto di questo tipo possa avere successo?

Credo che abbia le stesse possibilità e rischi che può avere chiunque. Certamente, però, Obama ha preso questa decisione di attaccare l’integralismo e i terroristi in quella parte del mondo e con questo impegno assoluto (ha inviato altri 17.000 uomini); credo quindi che questo sia l’obbiettivo principale della sua missione di Presidente.

Parliamo della situazione attuale dell’Afghanistan. Quando nel 2001 è iniziata la guerra, si diceva che uno degli obbiettivi fosse liberare quel Paese dall’integralismo islamico. Recentemente il Governo di Hamid Karzai ha però approvato una legge che di fatto consente lo stupro all’interno del matrimonio. Dal punto di vista della lotta all’integralismo, possiamo dire che si è registrata una sconfitta?

Assolutamente sì. Quando Karzai era andato al potere aveva iniziato a liberare le donne, nel senso che ne aveva favorito l’accesso alla scuola e abolito gli ospedali separati tra uomini e donne, sostitendoli con ospedali unici con reparti separati al loro interno. Quindi aveva cercato di incoraggiare una liberazione delle donne e andare contro la Sharia. Il discorso, sai, è sempre quello di contenere l’integralismo islamico. Anche i Sovietici avevano invaso l’Afghanistan non tanto per il petrolio o per avere uno sbocco al mare, ma per bloccare l’espansione dell’integralismo che era cominciato a Teheran con Khomeini. Loro temevano che si diffondesse nei paesi dell’URSS meridionale come il Tagikistan, l’Uzbekistan, eccetera. Oggi la situazione non è cambiata molto. Infatti pare che Karzai avesse, in un primo momento, addirittura approvato questa legge per ragioni elettorali. Il 20 agosto ci sarannole elezioni in Afghanistan e lui temeva di perderle; la minoranza sciita è favorevole a questa legge e quindi ha cercato di tenersela buona.
Quando dopo ha capito che aveva delle pressioni internazionali molto forti da parte degli Stati Uniti e altri Paesi, ha dovuto, in qualche modo, fare marcia indietro. Credo che abbia in un qualche modo cercato o che stia cercando di porre dei paletti per far sì che questa legge non sia così tassativa cercando di ammorbidirla. Non capisco, d’altronde, come ci possa riuscire; infatti quando molte donne si sono ribellate contro questa legge sono state prese ha sassate dai loro uomini, come avrai visto.

Sempre a proposito del contenimento dell’integralismo islamico, c’è un fatto che mi ha colpito. Recentemente il Pakistan ha dovuto concedere ai Talebani stanziati nel nord del Paese di poter applicare la sharia nei territori da loro occupati. A distanza di otto anni dall’inizio della guerra, il contenimento non c’è stato e anzi, l’integralismo si è allargato su un territorio molto più ampio. Cosa ne pensa?

Infatti in Afghanistan i Talebani, hanno, mi pare, addirittura i 2/3 o i 3/4 del territorio, quindi stanno diventando sempre più forti, specialmente nella regione di Kandahar e di Herat e, infatti, tengono molto occupato anche il nostro contingente. E quindi, sai, il Pakistan ha lo stesso problema: lì gli integralisti sono forti, anche se non sono aggressivi come in Afghanistan. Quindi di volta in volta il Presidente pakistano deve tenere conto di queste cose, cercando una politica di compromesso, che non so però quali frutti possa dare in futuro.

Lei crede che ci sia un peggioramento rispetto alla situazione precedente alla guerra iniziata nel 2001?

Io penso proprio di sì perché i Talebani si sono incaponiti nella loro lotta e hanno inoltre l’approvazione di molti regimi e movimenti islamici sparsi per il mondo. Anche in Algeria, per esempio, c’è stata la ripresa di una lotta per l’applicazione di una sharia totale e completa. Quindi la guerra che i Talebani portano avanti in Afghanistan ha un forte appoggio internazionale.

Nel corso delle sue esperienze come inviato, lei ha avuto modo di conoscere e parlare con la popolazione afghana. Che sentimenti ha percepito da parte delle persone di quel Paese nei confronti delle truppe straniere?

Non è che la popolazione sia favorevole. Magari vengono fatte delle distinzioni tra le varie truppe; per esempio dicono che il comportamento dei nostri soldati sia migliore rispetto a quello degli americani, che si pongono in maniera più aggressiva, mentre i nostri sono un po’ più contenuti nell’atteggiamento esteriore. Però la popolazione è comunque stufa e percepisce le truppe straniere come truppe di occupazione. D’altra, però, parte lo stesso Halili diceva che non osava immaginare cosa potrà succedere, visto l’appoggio che hanno adesso i Talebani, quando il contingente straniero se ne andrà dall’Afghanistan.

Nel 2001 Tiziano Terzani, in Lettere contro la guerra, aveva scritto un lungo reportage dall’Afghanistan in cui avvertiva come la guerra avrebbe portato a un peggioramento della situazione internazionale e a un aumento dell’integralismo islamico
Crede che avesse visto giusto?

Tiziano aveva visto giusto. Aveva capito tutto in anticipo e i fatti gli hanno dato ragione.

Quindi, sostanzialmente, possiamo dire che questa guerra non andava fatta, ma ora che è stata iniziata non è più possibile andare via?

Sì, è proprio così.