Roma verso il conclave: l’attesa

Verso il conclave: a Roma arrivano via via i cardinali di tutto il mondo che si riuniscono in collegio

Veleni, profonde spaccature interne, scandali: questo è il conclave che si appresta a vivere la Chiesa cattolica per eleggere il successore di Benedetto XVI, altro che, come lui stesso aveva auspicato nell’ultimo messaggio che inviò ai cardinali, il Sacro Collegio che suona come un’orchestra in cui le divisioni si possono fondere in un’unica armonia! Certo è che la Chiesa – come ancor di più la politica – se non recupererà la sua capacità di donare speranza alla gente, sarà destinata a soccombere.

Intanto, però, stanno convergendo a Roma i cardinali da tutto il mondo, elettori e no, che riuniti in collegio dovranno decidere la data d’inizio del conclave (nella speranza di avere un nuovo Papa entro la Settimana Santa che precede la Pasqua) come pure l’avvio dei lavori preliminari da fare nella Cappella Sistina, che, come vuole la Costituzione Apostolica Universi Dominici Gregis, cominciano quando i cardinali danno mandato in merito al camerlengo.

La durata del conclave, vista la particolare situazione, è molto difficile da prevedere: potrebbe essere brevissimo come il precedente che portò sul soglio pontificio l’allora cardinale Ratzinger, oppure no. E l’esito, come sappiamo, potrebbe rivelarci delle sorprese, come fu il 16 ottobre 1978, quando all’annuncio “Habemus Papam: eminentissimum cardinalem Karol Wojtyla”, l’irriverente popolo romano che affollava la piazza dopo la fumata bianca commentò: “Embé? C’avemo er Papa negro?”.

E ora cerchiamo di giocare un po’ con i numeri: i porporati elettori che saranno presenti, in base a quanto confermato finora dalla Santa Sede, sono 116, a rappresentare – solo ipoteticamente – 51 Paesi. Di questi, gli italiani sono 29 e i curiali 38: ovviamente alcuni di essi si sovrappongono (cioè sono italiani e lavorano in Curia), ma anche se la loro intenzione fosse di esprimere un Pontefice italiano, avrebbero difficoltà a raggiungere la maggioranza dei 78 voti necessari che, guarda un po’, Benedetto XVI ha stabilito che servisse proprio poco prima di andarsene.

Tutto ciò ammesso che la Curia Romana sia compatta, ed è difficile crederlo, tra i fedelissimi al Decano Angelo Sodano e quelli che invece seguono il camerlengo e segretario di Stato appena decaduto, Tarcisio Bertone. Inoltre è strano anche ipotizzare un accordo tra i residenziali italiani (che alla fine potrebbero anche convergere su Scola o Bagnasco) e coloro che sono stati chiamati in Curia da Ratzinger negli ultimi 8 anni, presumibilmente poco legati alla precedente ‘gestione’. A presiedere il conclave, poi, sarà il cardinale Giovanni Battista Re, il cui nome era uscito anche nell’inchiesta sulla sparizione di Emanuela Orlandi, uno dei tanti scandali di cui Vatileaks e la pedofilia sono solo gli ultimi e che pesano su una cupola di San Pietro sempre più incrinata.

“La Chiesa non ha colori, non è gialla, bianca o nera, quindi non è prevedibile chi sarà il Papa perché a fare la sintesi è lo Spirito Santo”, ha detto in un’intervista il cardinale portoghese José Saraiva Martins, ma è probabile, invece, che alcuni gruppi nazionali contino più di altri. I nordamericani, ad esempio, sui quali pesa come un fardello lo scandalo pedofilia che ha già fatto saltare qualche testa anche altrove, come quella dello scozzese Keith O’Brien che non sarà in conclave, potrebbero convergere sul cardinale cappuccino Sean O’Malley, l’arcivescovo di Boston terrore dei pedofili.

Riluttante a indossare la talare porpora dei cardinali, preferendole il saio francescano, O’Malley, missionario sull’Isola di Pasqua e poi tra i latinos a Washington, ha risanato dall’interno una diocesi devastata, arrivando a vendere il palazzo episcopale di Boston per risarcire, per quanto possibile materialmente, le vittime dei preti pedofili, sistemando sé stesso e l’arcivescovado in una stanzetta del seminario della città.

I cardinali latinoamericani sono tantissimi e credere che possano accordarsi sul brasiliano Odilo Sherer potrebbe essere fantascienza, dal momento che l’arcivescovo di San Paolo è fortemente avversato non solo all’interno del suo Paese, ma perfino all’interno della sua stessa diocesi! E poi c’è l’honduregno Oscar Maradiaga, che secondo alcune indiscrezioni aveva preso diversi voti nel conclave del 2005. Lui, però, alla stampa, allontana le voci sul suo conto: “Quella di Pontefice non è una carica che un essere umano possa desiderare, ma quando il Signore manda una chiamata dà anche la Grazia per sopportarla”. Stimolato su un pronostico, ha detto: “Più che una nazionalità, bisogna pensare alle sfide che si troverà a dover affrontare il nuovo Papa” e a proposito di questo ha chiesto apertamente di poter essere meglio informato su Vatileaks, come pure gli altri che, per la lontananza, non hanno potuto seguire la vicenda, ma a causa del volere di Ratzinger che ha stabilito che il dossier sia top secret e passi solo nelle mani del nuovo Papa, ciò probabilmente non avverrà.

Per la prima volta, infine, parteciperà a un conclave anche un cardinale cinese: John Tong, arcivescovo di Hong Kong. Benedetto XVI ha fatto molto per migliorare i rapporti tra la Santa Sede e il regime di Pechino: addirittura il giorno prima della rinuncia aveva inviato al popolo cinese l’augurio per il Capodanno; restano, però, le tensioni dovute all’esistenza, nell’immenso Paese, di vescovi nominati dall’Associazione dei cattolici patriottici cinesi, che non riconoscono il Papa come autorità, ma, anzi, perseguono i prelati fedeli alla Chiesa di Roma imprigionandoli e torturandoli.

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