Ferrero e Diliberto: i comunisti alla “riscossa” … di Berlusconi

La premessa è questa: quando nelle sezioni del Pci un compagno si permetteva di criticare l’Urss, veniva subito zittito: “E allora, in America?”. In gergo era la linea dello “storicismo”: essendoci il nemico, tutte le nefandezze del comunismo erano accettate perché considerate “necessarie”, quando non “indispensabili”. E’ così che l’Urss non c’è più, che il

La premessa è questa: quando nelle sezioni del Pci un compagno si permetteva di criticare l’Urss, veniva subito zittito: “E allora, in America?”.

In gergo era la linea dello “storicismo”: essendoci il nemico, tutte le nefandezze del comunismo erano accettate perché considerate “necessarie”, quando non “indispensabili”. E’ così che l’Urss non c’è più, che il Pci pure.

Questo per dire che se si parla di Caio, di Caio bisogna parlare. E se si critica Caio, non significa che si difende Tizio. Chiaro?

Oggi parliamo dei due comunisti (si fa per dire), Oliviero Diliberto (il fascinoso, onesto, prof snob) e Paolo Ferrero (finto burbero, ex ministro inchiodato alla poltrona del governo Prodi), i cui partiti comunisti si sono riuniti (dopo nuove divisioni) per poter superare il muro del 4% alle elezioni europee.

Illuminante, per comprendere di che pasta sono fatti i due capi rossi, è il giudizio sui sequestri dei manager.

Il segretario del Pdci: “Io comprendo che li fa”. E Ferrero: “Io se fossi un licenziato, sequestrerei personalmente i manager”. E’ esattamente l’opposto del comunismo di Gramsci, Togliatti, Berlinguer ecc ecc. Ai tempi di Enrico Berlinguer e di Luciano Lama, i due che invitano ai sequestri e quindi alla violenza, sarebbero stati cacciati “democraticamente”.

Scrive Peppino Caldarola: “Questi leader falliti, in pantofole e sigaro in bocca, non hanno un grande seguito”. Già.

Il grande seguito ce l’ha Silvio Berlusconi. Che grazie (anche) ai Ferrero e ai Diliberto è diventato il Caimano. Avanti popolo!

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