Lo stupro? In parte è colpa delle vittime. Lo afferma il 50% delle donne inglesi

Ecco un altro di quei sondaggi, tutti inglesi, destinati a far discutere. L’ultima volta il Ministero dell’Interno inglese aveva interrogato 1.065 persone sull’argomento “violenza sulle donne” e ben una persona su sette riteneva giusto che “un uomo picchi la propria fidanzata se questa si presenta in pubblico vestita con abiti sexy“. L’argomento di questo nuovo


Ecco un altro di quei sondaggi, tutti inglesi, destinati a far discutere. L’ultima volta il Ministero dell’Interno inglese aveva interrogato 1.065 persone sull’argomento “violenza sulle donne” e ben una persona su sette riteneva giusto che “un uomo picchi la propria fidanzata se questa si presenta in pubblico vestita con abiti sexy“.

L’argomento di questo nuovo sondaggio è lo stupro ed è stato condotto in una serie di cliniche che si occupano proprio delle vittime di questi reati.

Il 54% delle donne intervistate ritiene che la colpa di uno stupro è da attribuire alla vittima, “indossare abiti provocanti, ballare in modo sexy e flirtare ti rende in parte responsabile“.

Un uomo su tre – sempre considerando il campione di mille persone intervistate – crede che fare sesso con la propria partner quando lei non vuole non è da considerarsi stupro e il 13% degli uomini ha ammesso di aver fatto sesso con partner troppo ubriache da rendersi conto di quanto stava accadendo.

E, stranamente, sono proprio le donne – in particolare quelle comprese tra i 18 e i 24 anni – quelle più propense a ritenere responsabili le vittime degli stupri.

Indossare gonne corte, accettare un drink e fare conversazione con uno stupratore rendere la vittima in parte responsabile.

La situazione, come dichiara Elizabeth Harrison, che gestisce a Londra una clinica per aiutare le vittime di violenze sessuali, è piuttosto allarmante:

Le donne, di fronte ad un caso di stupro che finisce in tribunale, pensano che la vittima fosse ubriaca o che indossasse una gonna corta. Non pensano “questo potrebbe succedere anche a me. E la cosa ancor più preoccupante è che a pensarla così con i giovani tra i 18 e i 24 anni, che sono anche quelli più a rischio. Bisogna fare azioni di sensibilazione nelle scuole, nei locali pubblici.

Via | Daily Mail

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