Il giallo del rene: le intercettazioni inchiodano Marco Basile

Non c’è da agitarsi più di tanto perché non lo potranno mai dimostrare” così ha detto Marco Basile, il medico che pare aver causato la morte di una paziente asportandole un rene sano. La frase è stata colta grazie a un’intercettazione e a mio parere la dice già lunga sulle responsabilità dell’uomo, accusato di omicidio

Non c’è da agitarsi più di tanto perché non lo potranno mai dimostrare” così ha detto Marco Basile, il medico che pare aver causato la morte di una paziente asportandole un rene sano. La frase è stata colta grazie a un’intercettazione e a mio parere la dice già lunga sulle responsabilità dell’uomo, accusato di omicidio colposo, soppressione e falso in atto pubblico.

La storia è questa: Costanza Vieste viene operata nell’ottobre del 2006 per asportare un cancro, ma l’intervento non è eseguito bene e sopraggiunge una violenta infezione. Qualche settimana dopo è necessaria una seconda operazione. Si va di male in peggio con un’emorragia che potrebbe compromettere organi vitali. Viene programmata una terza operazione e il grumo di sangue viene asportato. Dovrebbe essere la fine del calvario, ma incredibilmente due mesi dopo la donna muore per insufficienza renale.

La signora Vieste non aveva mai avuto problemi ai reni: i parenti denunciano l’ospedale e partono le indagini. L’autopsia dimostra così l’assenza di un rene: è stato evidentemente asportato, però nei documenti ufficiali non risulta nulla del genere.

Non ci vuole molto a dedurre che le carte siano state contraffatte e pare altrettanto chiaro che l’asportazione di un organo non sia qualcosa da chirugia for dummies. Ci devono essere per forza delle persone che hanno coperto il chirurgo. Si può anche accettare un medico che sbaglia e lo ammette. Ma qui siamo in un altro sport, un altro campionato, e non è neanche lo stesso fottuto campo da gioco, parafrasando una discussione di Pulp Fiction riguardo a certe pratiche erotiche.

Via | Repubblica