Benedetto XVI è diventato Papa emerito: e ora?

Ieri pomeriggio in diretta il saluto di Papa Ratzinger che lascia il Pontificato e il suo viaggio da San Pietro a Castelgandolfo. Si apre ufficialmente la Sede Vacante

La melodia delle mille campane di Roma che avrebbe dovuto affievolirsi man mano che si allontanava dall’eliporto della Città del Vaticano, e che invece si è arricchita del suono di quelle della diocesi di Albano mentre la residenza di Castelgandolfo si faceva sempre più vicina, hanno accompagnato l’ultimo viaggio di Benedetto XVI da Papa della Chiesa cattolica romana.

Appena 15 minuti a bordo di quell’elicottero bianco messo a disposizione dei Pontefici dalla Repubblica italiana separano i due appartamenti papali (il più importante dei quali, quello nel Palazzo Apostolico, assieme a quello in Laterano, sono stati sigillati stamattina come vuole il rituale della proclamazione delle Sede Vacante) , ma ieri hanno separato due vite: quella del Papa che era, alla guida della Chiesa universale, e quella del Papa che sarà, fatta di inchiostro e rosari da sgranare, ma in qualche modo a bordo della barca di Pietro, portando la propria croce come chiunque altro.

Un viaggio compiuto tante volte, dall’anziano Ratzinger, ma che ieri dev’essergli sembrato lunghissimo, addirittura interminabile. Ad accompagnarlo, oltre alle campane e a pochi fidati collaboratori, anche i gabbiani che gravitano intorno a San Pietro e che si sono levati in volo quasi contemporaneamente all’elicottero, ma soprattutto l’affetto delle persone comuni, tantissime in piazza a Roma come a Castelgandolfo, con striscioni, bandiere e cori da stadio che ormai non stonano neppure nella sacralità dell’Angelus domenicale o nel rigido protocollo ufficiale delle udienze.

Ma ancora di più sono coloro che hanno accompagnato questo breve ma storico viaggio in un pomeriggio di febbraio insolitamente soleggiato, virtualmente, dai televisori di casa e oggi anche sui social network: un popolo di 3 milioni e 936mila persone per la diretta Rai iniziata alle 16.44 e conclusa alle 18 con immagini particolarmente suggestive e cinematografiche. Era un Papa commosso quello che abbiamo visto ieri sullo schermo, e insieme sereno di aver fatto la scelta giusta, come commossi – non tutti – erano i cardinali che gli hanno rivolto un ultimo saluto prima della partenza, ma ancora di più i gendarmi e il personale della Casa Pontificia, abituati a vivere nella storia, ma non in una storia come questa.

Allo scoccare delle 20, con il congedo delle guardia svizzere e la chiusura del portone della tenuta di Castelgandolfo, Benedetto XVI è scomparso dalla scena pubblica, tornando uomo tra gli uomini, un pellegrino che si appresta a percorrere con umiltà, nel silenzio dello spirito, l’ultimo tratto della sua esistenza terrena. Un ultimo pensiero, però, lo ha rivolto alla città di Roma, affidato al cardinale vicario Agostino Vallini: “Dica a tutti che io amo Roma”, si è preoccupato di far riferire il Papa tedesco, che evidentemente, vivendo nella Città Eterna da oltre 30 anni, si sentiva anche un po’ romano.

E ora? Ora si metterà in moto la macchina del conclave, con le consultazioni delle congregazioni che inizieranno lunedì per durare presumibilmente una settimana, e la convocazione ufficiale che non sarà fatta finché i 115 cardinali elettori di cui è stata confermata la presenza non saranno giunti a Roma.

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