Referendum sull’articolo 18: presentate le firme, ma il voto è a rischio

Nonostante la raccolta firme, probabilmente il referendum non si farà

di guido

Sono state presentate stamattina le firme raccolte da Idv, Sel, Rifondazione comunista, Verdi e Fiom per il referendum “L’otto per il diciotto”, per l’abrogazione delle modifiche all’articolo 18 decise dal governo Monti e l’articolo 8 del decreto del 2011 varato dal governo Berlusconi che consente la stipula di contratti in deroga dal contratto collettivo nazionale. I promotori hanno raccolto più delle 500.000 firme necessarie (si parla di un milione, ma non ci sono dati certi), eppure il referendum rischia l’annullamento.

Tutto a causa della complessa legge che regola la raccolta e la presentazione delle firme in coincidenza con lo scioglimento delle Camere e l’avvio della campagna elettorale – la stessa legge che mette in pericolo un altro referendum, quello anti-casta per tagliare la diaria ai parlamentari. La legge del 1970 che regola la materia referendaria prevede infatti che le firme non possano essere depositate nell’anno precedente a quello in cui siano indette elezioni. I promotori se la prendono invece con lo scioglimento anticipato delle Camere, avvenuto a fine 2012 anziché all’inizio del 2013

Già a dicembre Paolo Ferrero aveva inviato un appello a Napolitano affinché sciogliesse le Camere e indicesse il voto il 2 gennaio invece del 31 dicembre, e oggi è in prima linea ad accusare il presidente della Repubblica di aver “scippato” il voto referendario agli italiani. Il problema, secondo Ferrero, è che la legge prevede che le firme per i quesiti referendari non possano essere depositate a camere sciolte e nell’anno delle elezioni. Ma in realtà la legge sui referendum recita testualmente:

Non può essere depositata richiesta di referendum nell’anno anteriore alla scadenza di una delle due Camere e nei sei mesi successivi alla data di convocazione dei comizi elettorali per l’elezione di una delle Camere medesime.

In ogni caso, sarà l’ufficio centrale per i referendum a decidere sulla questione, entro i prossimi mesi, ma anche se la Corte di Cassazione accettasse le firme e i quesiti, non si voterebbe prima del 2014. Intanto Di Pietro annuncia un ricorso alla Corte Costituzionale se il referendum venisse bocciato per il conflitto di date con le elezioni e lo scioglimento delle Camere.

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