Stadio Roma, la Procura chiede il rinvio a giudizio per Luca Parnasi e altri 14

L’imprenditore, che ha ammesso di aver versato soldi ad associati vicine a partiti politici, è la figura centrale dell’inchiesta.

La Procura di Roma ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio per 15 persone coinvolte nell’indagine sulla costruzione del nuovo stadio della Roma a Tor di Valle (stadio che, notizia di ieri, si farà comunque, sebbene con altri costruttori).

Il Pm Barbara Zuin e il Procuratore aggiunto Paolo Ielo hanno ipotizzato reati che vanno dall’associazione a delinquere alla corruzione e il finanziamento illecito. La figura centrale dell’inchiesta è Luca Parnasi, il quale ha ammesso di aver “finanziato” tutti i partiti e che secondo i magistrati voleva pilotare le procedure amministrative legate al masterplan, approvato nell’ambito della conferenza dei servizi, in seguito al quale c’è stato l’abbattimento del 50% delle cubature rispetto all’idea iniziale.

Questi i 15 per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio:
– Luca Parnasi, imprenditore della Euronova
– Luca Caporilli (collaboratore di Parnasi)
– Giulio Mangosi (collaboratore di Parnasi)
– Nabor Zaffiri (collaboratore di Parnasi)
– Gianluca Talone (collaboratore di Parnasi)
– Simone Contasta (collaboratore di Parnasi)
– Adriano Palozzi, ex vicepresidente del Consiglio della Regione Lazio di Forza Italia
– Michele Civita, attuale consigliere regionale Pd
– Francesco Prosperetti, soprintendente ai beni culturali di Roma
– Davide Bordoni, consigliere comunale di Forza Italia
– Vanessa Aznar Ababire, amministratrice formale della Pixie Social Media srl (società di cui Adriano Palozzi era amministratore di fatto)
– Daniele Leoni, funzionario del Dipartimento Urbanistica del Comune di Roma
– Giampaolo Gola, assessore allo sport del X Municipio
– Paolo Desideri, architetto
– Claudio Santini, ex capo di Gabinetto al Mibact

Per l’ex Presidente di Acea, Luca Lanzalone, la Procura ha ottenuto il giudizio immediato e il processo si aprirà il 5 marzo prossimo.

Stralciato invece il filone di indagine relativo ai finanziamenti alla politica, ossia circa 400mila euro che Parnasi ha confessato di aver versato a fondazioni vicine a Lega, Pd e a un esponente del M5S.