La Rai esegue l'”editto bulgaro” di Berlusconi. Quando l’olio di ricino per i dissidenti?

Chi tocca i fili muore. Così sta scritto sui pali della corrente. E chi tocca l’operato del governo finisce male. Specie se chi si permette di criticare è giornalista Rai. E così Berlusconi colpisce ancora, con una specie di “editto bulgaro” forte del quale il vertice della televisione pubblica, dopo la contestata puntata di Annozero

Chi tocca i fili muore. Così sta scritto sui pali della corrente.

E chi tocca l’operato del governo finisce male. Specie se chi si permette di criticare è giornalista Rai.

E così Berlusconi colpisce ancora, con una specie di “editto bulgaro” forte del quale il vertice della televisione pubblica, dopo la contestata puntata di Annozero sul terremoto, “punisce” con zelo e pubblicamente: sospende il vignettista Vauro e impone un immediato riequilibrio in ordine ai servizi andati in onda dall’Abruzzo.

Più di una sconfessione per Michele Santoro: un vero e proprio “ultimo avviso” ai naviganti.

Quindi Silvio Berlusconi (stavolta anche Gianfranco Fini) “ordina” e il direttore generale di Viale Mazzini Mauro Masi (non da solo) “dispone”.

Il giornalismo di Santoro è certamente discutibile e, almeno per l’estensore di queste note, non condivisibile perché agita tout court sospetti e insinuazioni, mettendo insieme un frullato di cose tutte da dimostrare. Troppo spesso si supera il limite del buon gusto, della correttezza, del rispetto.

Insomma, per Santoro il refrain è sempre lo stesso: “Piove, governo ladro”. Ovvio che il governo è quello di Berlusconi. E in funzione dell’antiberlusconismo, tutto si sacrifica, anche la decenza. Magari facendo perdere la faccia anche a chi ce l’ha pulita.

E’ un giornalismo politicizzato all’estremo che alla fin fine, alzando un polverone a senso unico, porta paradossalmente acqua al mulino di chi si vuole criticare e si vorrebbe colpire.

Ciò detto il giornalismo ha il diritto-dovere di fare seriamente inchieste su tutto, specie riferito a tragedie come il terremoto abruzzese, dove non si possono escludere (anzi!) responsabilità che hanno quanto meno aggravato le conseguenze dei fenomeni naturali.

Insomma, va bene tirare le orecchie a Santoro per “eccesso di zelo”, ma la libertà di informazione va rispettata. Quanto meno così si legittimano due pesi e due misure: perché non vengono mai “richiamati” i giornalisti faziosi “al contrario”, semplici megafoni o servili “zerbini” del premier e del governo?

La Rai ha bisogno di un vertice super partes, non di un Grande Inquisitore. E di un vertice autonomo da tutto e da tutti, non influenzabile dal “comandante” in campo di turno.

E al Paese serve più giustizia, non restrizioni di libertà per chi critica e denuncia ciò che non va. Chi richiama “punizioni esemplari” per Santoro forse dimentica quanto costò l’olio di ricino imposto per 20 anni agli italiani.