L’accorpamento del referendum Segni-Guzzetta con le elezioni europee non s’ha da fare. Le ragioni del no

È di ieri la notizia che la Lega sarebbe disposta a mettere in gioco l’esistenza stessa dell’alleanza di governo nel caso il Pdl si pronunciasse a favore dell’accorpamento del referendum al primo turno. L’intenzione è di evitare l’accorpamento tout court, quindi anche al meno trafficato secondo turno amministrativo, ma non è improbabile che si raggiunga

di luca17

È di ieri la notizia che la Lega sarebbe disposta a mettere in gioco l’esistenza stessa dell’alleanza di governo nel caso il Pdl si pronunciasse a favore dell’accorpamento del referendum al primo turno. L’intenzione è di evitare l’accorpamento tout court, quindi anche al meno trafficato secondo turno amministrativo, ma non è improbabile che si raggiunga un compromesso, come ha ipotizzato La Russa qualche tempo fa.

La realtà però è che questo referendum contiene degli elementi fortemente antipluralisti, per non dire antidemocratici, e perciò la battaglia che lo avversa appare per molti aspetti sacrosanta. Abbiamo già cercato di spiegare come lo scopo della consultazione sia favorire un sistema bipartitico andando a penalizzare tutte le forze “terze”, motivo per il quale non è visto di cattivo occhio dal Pdl e riscuote l’adesione entusiastica del Pd, che non vede l’ora di recuperare consenso ai danni di Di Pietro, vedendo nel contempo aprirsi un incrinatura nella maggioranza.

Una spaccatura Lega/Pdl cambierebbe infatti lo scenario in molte circoscrizioni del nord, permettendo al centrosinistra di infilarsi nei pertugi lasciati liberi. Ecco perché Franceschini ha ipocritamente dichiarato di volere l’accorpamento per risparmiare soldi, ed ecco perché non ha esitato a usare le vittime del terremoto per suffragare questa tesi, destinando il risparmio all’emergenza. Ma come detto è una posizione ipocrita, perché la sinistra stessa non ha esitato in passato a sostenere l’astensionismo e ad avversare l’accorpamento quando le faceva comodo. Così come il centrodestra, s’intende.

E bene hanno fatto entrmabi, così come benissimo fa la Lega a lottare fino alla fine contro quest’eventualità. La ragione è che se il legislatore ha previsto che il referendum debba decadere quando non si rechino alle urne il 50% +1 degli elettori, ne deriva che questa condizione non debba essere forzata dalla contemporaneità di altre consultazioni. In altre parole, la gente deve essere lasciata libera di scegliere se valga veramente la pena recarsi alle urne per votare. Se dovesse decidere di no vorrebbe dire che valuta il referendum inutile, e così sia.

Così è stato per tutti i referendum degli ultimi anni, e così deve essere per questo. Quindi basta con le teorie di comodo. Basta con le argomentazioni che sfruttano i morti del terremoto. Basta con tutto questo teatrino dell’ipocrisia. Perché statene certi, se il referendum fosse andato contro gli interessi del Pd, Franceschini avrebbe sostenuto che le risorse per l’Abruzzo vanno trovate a prescindere, e non si devono strumentalizzare i morti. Scommettiamo?

Nella foto: immagine pro-referendum tratta dal sito referendumelettorale.org. Vi sono ritratti in un fotomontaggio il promotore Guzzetta con Cristina del Grande Fratello

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