Latina: omicidi Moro e Buonamano, indagini e perquisizioni, irreperibile l’indagato Costantino Di Silvio

Nuovi sviluppi nelle indagini sugli omicidi che la scorsa settimana hanno insanguinato Latina. Al tentato omicidio, avvenuto lunedì 25 gennaio, del 44enne Carmine Ciarelli, ritenuto il capo di una nota famiglia rom di Latina, erano seguite due esecuzioni in meno di 48 ore. A finire sotto i colpi dei killer, due pregiudicati latinensi: Massimiliano Moro,


Nuovi sviluppi nelle indagini sugli omicidi che la scorsa settimana hanno insanguinato Latina. Al tentato omicidio, avvenuto lunedì 25 gennaio, del 44enne Carmine Ciarelli, ritenuto il capo di una nota famiglia rom di Latina, erano seguite due esecuzioni in meno di 48 ore. A finire sotto i colpi dei killer, due pregiudicati latinensi: Massimiliano Moro, 45 anni, e Fabio Buonamano, 32.

L’unica persona finora indagata, in relazione all’omicido di Fabio – “Bistecca” – Buonamano, è il 28enne Costantino di Silvio, detto “Patatone”, fino ad oggi irreperibile. Intanto c’è stata una nuova perquisizione nell’appartamento in cui abitava, e in cui è stato ucciso, Massimiliano Moro. Scrive Il Tempo:

Dopo aver sequestrato, subito dopo il delitto, un computer portatile con cui la vittima stava chattando, gli investigatori della squadra mobile e della polizia scientifica sono tornati nell’abitazione ed hanno sequestrato un secondo computer, un fisso, nel tentativo di far luce sugli ultimi contatti del 45enne e di cercare possibili elementi in grado di far avanzare le indagini sui «due giorni di sangue» che hanno sconvolto Latina.

Nel corso del nuovo sopralluogo, la polizia scientifica ha eseguito anche ulteriori rilievi, tentando di scovare altre impronte utili. Gli inquirenti appaiono intanto sempre più concentrati su quella che definiscono «pista privilegiata», che vede estremamente legati il tentato omicidio di Carmine Ciarelli, avvenuto a Pantanaccio la mattina prima dell’omicidio di Moro, l’omicidio di quest’ultimo e, il giorno successivo a Gionchetto, quello del 32enne Fabio Buonamano.

Latina24ore riporta che ieri:

sono state passate al setaccio decine di case popolari nella zona dei Vigili del Fuoco, molte delle quali abitate da famiglie rom del capoluogo. (…) Gli investigatori sperano di trovare elementi in grado di indirizzare le indagini, specialmente contatti online di Moro con persone che potrebbero fornire informazioni utili.

Tornando a Di Silvio, “Patatone” è indagato perchè un testimone l’avrebbe visto allontanarsi in auto dall’ospedale “Goretti” insieme a Buonamano poco prima che questi venisse ucciso con tre colpi di pistola, due al torace e uno alla testa, per strada, in via Monte Lupone.

il fatto che il giovane sia irrintracciabile sembra aver aumentato i sospetti degli investigatori. L’ipotesi che «Patatone» possa essersi rifugiato sui Lepini appare inoltre avvalorata dal rinvenimento, nei pressi di Sezze, di alcuni indumenti di Buonamano, abbandonati all’interno di un borsone. Un bagaglio fatto in fretta dal giovane per lasciare subito Latina, venendo però bloccato prima dal suo o dai suoi assassini? Un’ipotesi investigativa.

Tanto in Procura quanto in questura vige il massimo riserbo sulle indagini, anche se ieri qualcuno si sarebbe lasciato sfuggire di un possibile arresto, o meglio un fermo, nelle prossime ore. Di Silvio ha attirato in trappola «Bistecca»? Troppo presto per formulare qualsiasi ipotesi e con ogni probabilità a breve, come già accaduto in passato per degli episodi che lo hanno visto protagonista, potrebbe essere lo stesso «Patatone» a presentarsi in Procura e chiarire la sua posizione.

Qualche elemento utile alle indagini si spera possa arrivare anche dagli esami della Scientifica sulle macchie di sangue repertate nel luogo in cui Buonamano è stato ucciso, tracce ematiche presenti anche sul giubbotto della vittima. Inoltre in via Montelupone sono stati ritrovati due cappelli di lana: uno era di Buonamano, l’altro, forse, di chi l’ha ucciso. In quel caso potrebbe bastare anche un solo capello rimasto attaccato al berretto per risalire alla sua identità.

Gli investigatori starebbero ormai seguendo una pista ben precisa per spiegare gli agguati e la conseguente scia di sangue nel capoluogo pontino:

L’ipotesi degli investigatori appare infatti quella che tutto sia nato da dei dissapori attorno a un prestito, ben presto «lievitato» – c’è chi parla di 500mila euro – e che avrebbe portato a progettare l’uccisione di Ciarelli. A Pantanaccio si sarebbero presentati in due, con una moto, e direttamente dalla moto sarebbero stati sparati i sette colpi di pistola contro Ciarelli, ancora ricoverato in gravi condizioni al «Goretti».

L’uccisione di Moro e poi di Buonamano vengono così considerate dagli inquirenti una vendetta per il tentato omicidio di Ciarelli e vi sarebbero preoccupazioni anche per la sorte di un terzo soggetto. Ipotesi che sarebbero la ragione principale dell’esame Stub compiuto anche sulle salme di Moro e Buonamano, per verificare se avessero sparato con qualche arma di recente.

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