Portici, l’imprenditore coraggio Davide Imberbe: “200.000 euro alla camorra per riscattare la mia vita”

Portici, Comune di 60.000 abitanti alle porte di Napoli. Davide Imberbe – 37 anni, imprenditore – qualche anno fa decide di denunciare i suoi estorsori. Gli viene assegnata la scorta, ma col passare del tempo, come successo ad altri imprenditori vesuviani, la protezione dello Stato si fa via via sempre più debole fino ad essere


Portici, Comune di 60.000 abitanti alle porte di Napoli. Davide Imberbe – 37 anni, imprenditore – qualche anno fa decide di denunciare i suoi estorsori. Gli viene assegnata la scorta, ma col passare del tempo, come successo ad altri imprenditori vesuviani, la protezione dello Stato si fa via via sempre più debole fino ad essere impalpabile o peggio revocata.

Ieri Imberbe a mezzo stampa ha lanciato il suo grido d’allarme chiedendo di riavere la scorta notturna, la scorta per la moglie e i suoi figli, l’auto blindata. Da Il Vesuvio.it:

L’altra sera mi sono riunito con i miei familiari che si sono detti disposti a darmi una mano per mettere insieme 200mila euro da dare ai camorristi per poter riavere la mia libertà, per riscattare la mia vita dalle mani di chi mi vuole morto.


Scrive Il Mattino:

E, per amore della vita di Davide Imberbe, i suoi 2 fratelli hanno pensato: lui va via, noi contattiamo il clan Vollaro e, in cambio di tutti gli arretrati delle estorsioni non pagate, chiediamo che lo lascino in pace.

Una provocazione, un paradosso, una boutade mediatica? Con la sua abituale spontaneità, Davide inquadra l’incontro avuto con i fratelli qualche giorno fa: «Non voglio fare la fine del povero Domenico Noviello a Castelvolturno. Lui denunciò come me, hanno atteso degli anni per vendicarsi ammazzandolo. Vedo attorno a me segnali di pericolo, i miei fratelli se ne sono accorti e pensano a questa soluzione che può costare oltre 200mila euro. Pagano la camorra e firmano, secondo loro, la mia assicurazione futura sulla vita. Sembra una sciocchezza? Non credo».

A luglio dell’anno scorso la scorta era stata revocata a Sergio Vigilante, imprenditore, presidente e fondatore dell’associazione antiusura ed antiracket del Comune di Portici.

Sergio Vigilante era sotto scorta da tre anni, a causa di alcune lettere di minaccia pervenutegli in seguito ad alcuni arresti, l’ultima il primo giugno. Col tempo è divenuto un vero e proprio simbolo della lotta alla camorra, diffonde speranza. L’enorme sostegno del Comune e del sindaco Cuomo, le migliaia di persone che appoggiano Vigilante, non sono bastate, il prefetto provinciale ha deciso che i motivi della scorta non sussistono più, poiché la camorra a Portici è stata completamente debellata. Come ha scritto Sergio ai suoi sostenitori “i commenti li lascio a voi”.

A Portici la camorra porta il nome dei Vollaro, clan “sgominato” con 32 arresti effettuati a giugno 2009:

La città di Portici (…) era completamente sotto il gioco del potentissimo ed egemone clan camorristico dei Vollaro che da anni imponeva il pagamento del pizzo a commercianti ed imprenditori, senza risparmiare nessuno, per finanziare con il ricavato il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina. E’ lo spaccato drammatico che emerge dalle indagini dei carabinieri del comando provinciale di Napoli che hanno portato a scorsa notte all’arresto di 32 esponenti del gruppo camorristico, sulla base di ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli.

Tra gli arrestati, anche Antonio Vollaro, attuale capo del clan ed altri quattro figli di Luigi Vollaro, soprannominato “o califfò per la sua eccezionale prolificità (é padre di 27 figli avuti da una decina di donne), fondatore e capo storico del clan. Attualmente detenuto dopo essere stato condannato a due ergastoli per altrettanti omicidi.

Imponeva il pagamento del pizzo a tutti, perfino ai fiorai nel cimitero, il clan Vollaro, egemone nella città di Portici, sgominato la scorsa notte dai carabinieri del comando provinciale di Napoli, con l’arresto di 32 persone. Ciascun venditore di fiori doveva pagare agli esattori del clan la somma di 250 euro al mese. La ‘rata’ era invece molto più alta per i commercianti di tutte le più importanti strade della città, i quali erano costretti versare cifre oscillanti tra i 500 ed i duemila euro mensili.

Fra gli esempi più clamorosi di estorsione a commercianti attuata dal clan Vollaro, vi è quella ai fratelli Rossi, titolari dello storico ristorante ‘Ciro a mare’ – un locale con oltre 50 anni di vita – che nello scorso mese di gennaio furono costretti a chiudere l’esercizio commerciale e ad emigrare nel Nord Italia, dopo aver subito una serie ripetuta di attentati per essersi rifiutati di pagare il pizzo.

Proprio ieri è stato arrestato un nipote del Califfo, Salvatore Ciotola, che gli investigatori ritengono vicino alla criminalità organizzata della città della Reggia. Nel corso di una perquisizione effettuata dai carabinieri nella sua abitazione sono stati rinvenuti un fucile e delle cartucce che l’uomo custodiva illegalmente.

Via | Il Vesuvio.it
Foto | Flickr

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