Mafia, Siracusa: sequestrati beni per 4 milioni di euro a clan Aparo-Trigila

Beni per un valore di 4 milioni di euro – tra immobili, terreni, automezzi, società e conti correnti – sono stati sequestrati dalla Dia di Catania a presunti appartenenti al clan Aparo-Trigila, che opera nella zona nord di Siracusa. Il provvedimento arriva dopo un’operazione antimafia condotta nei mesi scorsi dai carabinieri che avrebbe permesso di


Beni per un valore di 4 milioni di euro – tra immobili, terreni, automezzi, società e conti correnti – sono stati sequestrati dalla Dia di Catania a presunti appartenenti al clan Aparo-Trigila, che opera nella zona nord di Siracusa. Il provvedimento arriva dopo un’operazione antimafia condotta nei mesi scorsi dai carabinieri che avrebbe permesso di disarticolare la cosca.

Il clan Aparo-Trigila, legato alla potente famiglia mafiosa catanese dei Santapaola, è attivo in particolare nel compresorio di Floridia. A luglio 2008 il clan venne colpito da 57 arresti nell’ambito dell’operazione Nemesi conclusasi con la cattura dell’allora reggente della cosca riparato in Romania…

Nella mattinata del 15 luglio u.s., infatti, tramite la collaborazione tra gli organi investigativi della Polizia siracusana e la Polizia rumena, in quel Paese, veniva localizzato Monaco Angelo, classe 1955, residente in Noto, pregiudicato e Yildiz Zafer, detto “Raffaele u turcu”, classe 1965, nato in Turchia, residente in Avola, incensurato. I due venivano bloccati a bordo di un camper, insieme ad una famiglia originaria del comune di Rosolini, e venivano trovati in possesso di documenti palesemente contraffatti.

E ancora…

Monaco e Yildiz, irreperibili dal 1 luglio, sono destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Catania, poiché ritenuti responsabili di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione e traffico di sostanze stupefacenti. Gli investigatori del Commissariato di P.S. di Avola, dalle indagini che hanno condotto all’Operazione Nemesi, ricostruivano gran parte delle vicissitudini criminali del consesso, riferite all’ultimo quinquennio.

Il Monaco si evidenziava quale soggetto che si poneva prepotentemente alla guida del consesso criminale, assumendo in prima persona ogni potere decisionale e dispositivo sulle strategie estorsive, specie con riferimento a quelle praticate nel settore delle onoranze funebri. Il Monaco quindi si rivela attuale reggente del clan Aparo-Trigila operante nella zona sud di questa provincia, collegato alla più potente organizzazione malavitosa riconducibile alla famiglia Santapaola di Catania.

Andando indietro nel tempo, questo articolo d’archivio de la Repubblica parla di un episodio della faida tra gli Aparo-Schiavone e il clan rivale degli Urso. Siamo nel 1992:

Una villetta dallo stile discutibile invece di un saloon, e una stradina provinciale invece di una pista per diligenze. Per il resto ieri notte le campagne tra Noto e Siracusa si sono trasformate in un campo di battaglia nel quale si sono affrontate con pistole, fucili e bombe a mano, due bande appartenenti a cosche avversarie. Lo scontro è stato interrotto dall’ arrivo dei carabinieri, avvertiti da alcune telefonate anonime: i militari alla fine hanno contato sette feriti, tutti non gravi malgrado la violenza della sfida. (…) Tutto è cominciato intorno alla mezzanotte di giovedì. In una villetta a metà strada tra Noto e Palazzolo Acreide, a una quarantina di chilometri da Siracusa, otto persone considerate affiliate al clan di Agostino Urso stavano cenando quando un commando di almeno dieci uomini è piombato nel cortile della palazzina lanciando tre bombe a mano del tipo “ananas”.

Nessuna delle bombe è esplosa, ma i killer, considerati appartenenti al clan Aparo-Schiavone, non hanno rinunciato all’ assalto, cominciando a sparare con lupare e pistole. Immediatamente dalla villetta è cominciato il fuoco di sbarramento contro gli aggressori. La sparatoria è andata avanti per qualche minuto, poi gli uomini del clan Urso sono riusciti ad uscire dall’ edificio e scappare con le macchine, parcheggiate sul retro. A questo punto è cominciato un vero e proprio inseguimento: i killer infatti sono saliti sulle loro auto, ancora in moto, cercando di intercettare gli uomini in fuga. Da entrambi i fronti intanto si continuava a sparare. Una tempesta di colpi, a giudicare dai bossoli ritrovati nella zona e grazie ai quali si è risaliti alle armi usate: diverse pistole calibro 9 e 7,65, una 357 magnum, diversi fucili calibro 12 e una mitraglietta.

Intanto, mentre le gazzelle dei carabinieri correvano verso la zona della sparatoria, al pronto soccorso dell’ ospedale di Siracusa si presentavano due uomini feriti in varie parti del corpo. (…) In campagna invece i carabinieri hanno soccorso gli altri sei uomini, cinque dei quali feriti, ancora all’ interno di due auto con le lamiere perforate dai proiettili. (…) Dei killer invece nessuna traccia, anche se secondo polizia e carabinieri l’ aggressione ha la chiara firma del clan da mesi in guerra con quello di Urso: uno scontro che ha già fatto oltre dieci morti.

Agostino Urso era all’epoca, insieme a Salvatore Belfiore e Totuccio Schiavone, uno degli “uomini di punta delle cosche siracusane”:

Da tempo, anche loro, lavorano pensando ai grandi appalti e a quel fiume di denaro che attraversa la città. Di Siracusa erano anche tre dei presunti killer arrestati per l’ omicidio del generale Dalla Chiesa. Poi furono rilasciati con tante scuse. Non erano proprio tre cavalieri senza macchia, ma picciotti in stretti rapporti con il vecchio boss della provincia di Caltanissetta, Francesco Cinardo, capoclan di Mazzarino.Il suo cadavere fu ritrovato in campagna rosicchiato dai cani il giorno in cui un ufficiale giudiziario doveva consegnargli un avviso di reato partito dall’ ufficio istruzione di Palermo. Falcone voleva ascoltarlo per il falso sequestro di Michele Sindona.

Via | Sicilia on line
Foto | Flickr

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