Contrabbando di sigarette in Montenegro: l’inchiesta di Reporting Project

Il fumo uccide. E non solo per cancro e cardiopatie. La scia di sangue a Montenegro, importante centro di smistamento del contrabbando di tabacco, è di quelle da criminalità organizzata di prima grandezza (o bassezza che dir si voglia). Giornalisti, funzionari dell’intelligence, politici e ovviamente criminali stessi le vittime di questo giro da miliardi di

di dario

Il fumo uccide. E non solo per cancro e cardiopatie. La scia di sangue a Montenegro, importante centro di smistamento del contrabbando di tabacco, è di quelle da criminalità organizzata di prima grandezza (o bassezza che dir si voglia).

Giornalisti, funzionari dell’intelligence, politici e ovviamente criminali stessi le vittime di questo giro da miliardi di dollari. Nel 2004 il giornalista Dusko Jovanovic è stato freddato mentre usciva dalla sede del quotidiano per il quale scriveva, pochi giorni dopo aver scritto una serie di articoli sul contrabbando di sigarette.

Prima di questo delitto, c’era stato nel 2000 quello di Goran Zurgic, un consigliere dell’allora presidente Milo Đukanović. All’epoca Zurgic collaborava con le intelligence occidentali sugli affari di Đukanović. Sembrerebbe che ad ucciderlo possa essere stato Darko Raspopović, poi capo dell’unità anti terrorismo, a sua volta assassinato il gennaio successivo.

Đukanović era invischiato nel traffico di sigarette, come parzialmente ammise, respingendo però ogni accusa di illegalità. Tuttavia, il procuratore di Napoli nel 2005 emise un mandato di cattura internazionale nei suoi confronti, che diventò nullo quando Montenegro ottenne l’indipendenza dalla Serbia e Đukanović l’immunità diplomatica.

Dalle indagini napoletane, comunque, era emerso come potente capo di un’organizzazione di stampo mafioso. Un anno dopo la morte di Zurgic fu la volta di una guardia del corpo, Blagota Sekulić, uccisa nel suo SUV con 24 colpi di pistola. Sekulić era attivo nella lotta al contrabbando ed è stata imputata a lui l’uccisione di Vanja Bokan, un produttore di sigarette contraffatte, ucciso ad Atene.

Bokan era un affiliato a Stanko Subotić, detto Cane, a quanto pare l’uomo più in alto nella cupola del traffico di sigarette montenegrino. Il titolo di capo assoluto se lo contendeva con Ratko Đokić, ucciso però a Stoccolma il 5 maggio del 2002. I rapporti con la mafia italiana sono molto intensi, e il numero delle vittime di questo commercio è in continuo aumento, con spesso come vittime i poliziotti di Montenegro.

Via | Reporting Project

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