Berlusconi “gasato” dai suoi sondaggi. Solo un fuoco di paglia?

Si può dire tutto di Silvio Berlusconi, ma non che sia “fuori di testa” e che non sia – per i suoi avversari – “pericoloso” sul piano elettorale. Il Cav ha un suo disegno chiaro: sa di non vincere al prossimo giro del 24-25 febbraio, ma sa che può condizionare il gioco, fino a far

Si può dire tutto di Silvio Berlusconi, ma non che sia “fuori di testa” e che non sia – per i suoi avversari – “pericoloso” sul piano elettorale. Il Cav ha un suo disegno chiaro: sa di non vincere al prossimo giro del 24-25 febbraio, ma sa che può condizionare il gioco, fino a far saltare il banco.

Il fatto che il “Ghe pensi mi” torna a ripresentarsi con i sondaggi (dopo averli taciuti per mesi), la dice lunga sull’aria che tira. Non certo il vento in poppa, con il Pdl (al 21%, secondo partito, parole del Cav) però in ripresa, dopo lunghe settimane di continuo declino. Berlusconi, da buon venditore di pentole, tiene nascoste quelle ammaccate e si guarda bene dal ricordare che il Pdl nel 2008 prese il 38% dei voti, cioè il 17% in più di quello che oggi dicono i sondaggi più ottimistici.

Da mastino incarognito qual è e con una potenza di tiro (tv e media) ancora quasi intatta, Berlusconi giocherà tutte le carte, inventando tutto e il suo contrario, fino all’ultimo minuto disponibile per accaparrarsi l’ultimo voto possibile. Ogni giorno dirà di avere uno zero virgola più del giorno precedente, spacciandosi come salvatore del suo partito in attesa di tornare ad essere il … “salvatore” della patria.

Paradossalmente, il buco nero in cui era precipitato il Pdl, fa il gioco del Cav, che infatti afferma: “Avete visto, ho lasciato in mano il mio forte partito ad altri ed è crollato. Sono rientrato in campo e il partito torna a crescere nei sondaggi”. In questo suo agitarsi parossistico, il buon Silvio sa di arrampicarsi sugli specchi, ma tanto basta per togliere il sonno sia a Bersani che a Monti.

Ieri Berlusconi ha messo a segno due colpi non scontati, accordandosi con Maroni e riportando a casa Formigoni. Certo – si dirà – l’eterna e stantia telenovela di Pdl e Lega, ma quella alleanza, se terrà, riapre la partita truccata e, grazie al vergognoso Porcellum, riporta il centro destra decisivo al Senato, quindi decisivo nella governabilità del Paese.

Anche perché, nei due campi avversi, non è tutto oro quel che luccica. Ha ragione Matteo Renzi quando attacca Monti: “Pensare di innovare la politica con Casini e Fini è come circumnavigare Capo Horn con il pedalò”. E che dire di Bersani che dovrà ob torto collo allearsi proprio con Monti e la sua zavorra? La non chiarezza, anzi oggi lo scontro diretto, fra Bersani e Monti (o fra Monti e Bersani…) peserà negativamente alle urne e avrà strascichi pesanti, dopo, nella formazione del nuovo governo e nella capacità di governare davvero la crisi italiana.

Ecco perché, l’impresentabile Cav resiste e lancia a vanvera i rimasugli dei suoi petardi: non sono bombe H, ma fanno chiasso, sparigliano, insozzano l’aria e rendono tutto più fumoso. Il punto è questo: diradata la nebbia, come sarà il campo (cioè l’Italia) dopo il 25 febbraio?