Imprenditrice cinese sfruttava connazionali clandestini: 3 arresti a Treviso

Cittadini cinesi fatti venire in Italia illegalmente e ridotti in schiavitù, costretti a lavorare per moltissime ore al giorno in condizioni pessime. La storia non è nuova. Nel marzo del 2008 a Reggio Emilia fu scoperta un’azienda che, in un capannone, faceva vivere e lavorare circa 50 cittadini cinesi, qualche mese dopo è successa la


Cittadini cinesi fatti venire in Italia illegalmente e ridotti in schiavitù, costretti a lavorare per moltissime ore al giorno in condizioni pessime. La storia non è nuova.

Nel marzo del 2008 a Reggio Emilia fu scoperta un’azienda che, in un capannone, faceva vivere e lavorare circa 50 cittadini cinesi, qualche mese dopo è successa la stessa cosa a Bergamo e nel gennaio dello scorso anno è emersa la vicenda dell’azienda tessile di Cavezzo, in provincia di Modena.

Ieri a Dosson Di Casier, in provincia di Treviso, la 44enne Hu Yunhua, titolare del laboratorio tessile Confezione Xindà, è stata arrestata con l’accusa di aver impiegato al lavoro connazionali clandestini

Diciotto dipendenti, quattro dei quali clandestini, venivano fatti lavorare per dieci ore al giorno con stipendi molto bassi e in condizioni igenico-sanitarie definite precarie dagli inquirenti.

In manette sono finiti altri due connazionali della donna, accusati di aver violato la legge Bossi-Fini.

Via | La Tribuna Di Treviso