Limite alcol alla guida e taglio agli etilometri: la “tolleranza zero” all’italiana

Se la vostra memoria a lungo termine funziona in maniera soddisfacente, ricorderete sicuramente la tempesta mediatica degli ultimi mesi sul limite dell’alcol alla guida. Era stato il governo ad aprire le danze, ordinando il sequestro dell’automobile ai soggetti con tasso alcolico superiore a 0,8 g./l e la sua confisca oltre gli 1,5. In seguito, aveva


Se la vostra memoria a lungo termine funziona in maniera soddisfacente, ricorderete sicuramente la tempesta mediatica degli ultimi mesi sul limite dell’alcol alla guida. Era stato il governo ad aprire le danze, ordinando il sequestro dell’automobile ai soggetti con tasso alcolico superiore a 0,8 g./l e la sua confisca oltre gli 1,5.

In seguito, aveva fatto molto discutere la proposta del PDL di abbassare il tasso consentito da 0,5 a 0,2 e c’era stato addirittura chi, come l’onnipresente Ministro Sacconi, aveva suggerito un vero e proprie limite-zero per i minori di 21 anni.

E’ di ieri tuttavia la denuncia dei sindacati di polizia: tra i vari tagli subiti dalle forze dell’ordine ci sarebbe anche una riduzione dei fondi per l’acquisto degli etilometri (da 1.258.698 euro a 544.953). Sembra dunque che l’inasprimento delle norme si accompagnerà ad una riduzione delle risorse destinate a controllare il rispetto delle stesse: un paradosso a ben vedere piuttosto frequente nel nostro paese.

Lo schema d’azione è semplice: esiste una legge del tutto sensata, che viene sistematicamente trasgredita sul territorio per mancanza di controlli. A chi governa costerebbe tanto, in termini di risorse e di sforzo organizzativo, cercare di farla rispettare davvero. I ritorni in termini di consenso ed immagine, poi, sarebbero assolutamente incerti.

Ecco dunque una soluzione geniale: inasprire la legge. I ritorni mediatici e di consenso sono assicurati, anche se nel paese reale ben poco cambia, dal momento che la nuova norma non viene praticamente fatta applicare. Cambiare tutto perché nulla cambi: niente di più tipico per l’Italia.

In due parole: si governa non per risolvere i problemi, ma per generare consenso per la propria parte politica. Non che i cittadini possano dirsi privi di responsabilità in questo quadro: sono infatti spesso loro i primi a premiare con consensi bulgari chi propone il provvedimento più roboante, con il risultato di scoraggiare i politici dal comportarsi diversamente.

Tutti contenti dunque: perché ognuno ha tratto dalla vicenda almeno un po’ di soddisfazione. Ma anche tutti scontenti, dal momento che il problema è ben lungi dall’essere risolto. Fatto che può permettere al governo (o all’opposizione) di riproporre, a distanza di tempo, ulteriori inasprimenti legislativi: rimettendo in moto il ciclo del consenso.

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