Latina, altro omicidio: ucciso Fabio Buonamano, 3 agguati in 2 giorni

Due omicidi e un tentato omicidio in meno di 48 ore. Nel capoluogo pontino si respira una brutta aria, quella degli anni ’90 in cui sparatorie e omicidi non erano certo infrequenti. Ieri c’è stato un altro agguato, e un altro morto, dopo il tentato omicidio di Carmine Ciarelli, a capo di una nota famiglia


Due omicidi e un tentato omicidio in meno di 48 ore. Nel capoluogo pontino si respira una brutta aria, quella degli anni ’90 in cui sparatorie e omicidi non erano certo infrequenti. Ieri c’è stato un altro agguato, e un altro morto, dopo il tentato omicidio di Carmine Ciarelli, a capo di una nota famiglia rom di Latina, e l’esecuzione con due colpi di pistola alla nuca del pregiudicato Massimiliano Moro.

Ieri sera è stato invece ucciso il latinense Fabio Buonamano, 32 anni, detto “Bistecca”. Dopo essere stato raggiunto da quattro colpi di pistola, il giovane è stato anche investito dai suoi killer in fuga. Il cadavere è stato trovato nel mezzo della carreggiata di via Monte Lupone, strada buia del quartiere Gionchetto. L’omicidio sarebbe avvenuto tra le 19,30 e le 20,00.

Sul caso sta indagando la squadra mobile della polizia. Il Tempo scrive che il nome della vittima:

è legato soprattutto all’attentato incendiario che ebbe come vittima il giudice Nicola Iansiti. L’auto del magistrato fu data alle fiamme il 5 marzo 2007 sotto l’abitazione di Iansiti, in via Umberto I. Contro la vettura furono esplosi anche sette colpi di pistola. Per quell’episodio, dopo una settimana Buonamano fu arrestato. In via Monte Lupone sono giunti subito gli agenti della squadra mobile, la squadra volante della questura, i carabinieri e i vigili del fuoco.

Tre agguati in piena regola:

due pregiudicati morti ed un capoclan in fin di vita (…). Tre episodi preceduti da altri quattro attentati a colpi di arma da fuoco in pochi mesi nel capoluogo pontino. Ma anche decine di auto bruciate e roghi dolosi ai danni di attività commerciali in molti centri della provincia, da Aprilia a Sabaudia e Minturno. La gente pontina sotto shock, si scopre in balìa della criminalità e di nuovo sotto i riflettori quando ancora non si è spento l’eco del «caso Fondi», il Comune nel sud della provincia per il quale l’ex prefetto Frattasi, nel settembre del 2008, aveva chiesto lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose.

Durante la notte diversi pregiudicati latinensi sono stati raggiunti dagli investigatori e sottoposti allo Stub, ovvero la prova del guanto di paraffina. Con la morte di Buonamano si complica il quadro investigativo che stanno analizzando le forze dell’ordine. La caratura criminale di Buonamano sembrerebbe non paragonabile a quella dell’altra vittima e di Carmine Ciarelli.

Difficile credere però ad una semplice coincidenza temporale con due esecuzioni e una mancata, ma Ciarelli verserebbe in gravissime condizioni, in due giorni appena. Così Latina sembra tornare al clima degli anni 90, ai tempi degli “uomini d’oro”….

e dei delitti Merluzzi, Danieli e Micillo. È a quelle vicende che si lega il nome di Moro: il salto di qualità dopo il coinvolgimento in piccoli fatti di cronaca. È la sera del 22 luglio del 1994 quando Raffaele Micillo, 32 anni, viene ucciso con otto colpi di pistola all’interno della sua Fiat Uno, in via Petrimerco, una traversa della Mediana. Viene subito arrestato Lello Gallo, 22 anni, reo confesso, e, pochi giorni dopo, Giacomo Frighi, 24 anni. Massimiliano Moro, invece, all’epoca trentenne, raggiunge Roma, fugge a Parigi il 24 giugno e dopo due giorni si rifugia a Bucarest.

Ad agosto però l’Interpol lo arresta :

L’estradizione è immediata: il giorno dopo alle 15,30 Moro mette di nuovo piede a Latina e imbocca gli uffici della questura per essere interrogato, poi il trasferimento nel carcere di Velletri. Moro ha molte cose da chiarire. Micillo era ritenuto uno degli otto «uomini d’oro», la banda che aveva messo a segno due clamorose rapine, quelle al Monte dei Paschi e alle Poste centrali di Latina, con un bottino totale di quasi nove miliardi di vecchie lire. Micillo era amico di un altro dei presunti «uomini d’oro», Rinaldo Merluzzi, ucciso nel settembre 1991 davanti al Bar Morbella.

Non solo, Micillo si era fatto notare solo due mesi prima della morte come uno tra i più commossi ai funerali di Sergio Danieli, 28 anni, detto «Sticchio», suo amico e giustiziato da due killer in moto, dopo una vana fuga con un ciclomotore (di proprietà di Lello Gallo) nell’oratorio della chiesa dell’Immacolata, a Latina. Tre delitti maturati nel giro degli amici di Moro, forse la punizione della grande malavita a criminali locali che avevano tentato di guadagnare spazio. Dopo l’assoluzione in appello insieme a Frighi per l’omicidio Micillo nel 1997, Moro lascia l’Italia. Destinazione Sudamerica, Venezuela in particolare. Un esilio in cui Moro sarebbe stato in compagnia di altre persone di Latina.

Il resto è storia recente. Moro ritorna a Latina nel 2005. A febbraio dello scorso anno nel corso di un’inchiesta per spacccio di cocaina, pestaggi e gambizzazzioni per mancati pagamenti, viene fuori il suo nome insieme a quello di un’altra decina di indagati. Moro viene arrestato ma nega ogni accusa e a ottobre viene scarcerato.

Due settimane fa, infine, l’attentato nei confronti di Paolo Celani, 46 anni, ferito gravemente da due colpi di pistola all’interno della propria abitazione. Nell’inchiesta finisce anche Marco Ranieri, che in casa e nella cantina annessa custodiva un piccolo arsenale. Poi l’attentato a Ciarelli e la morte di Moro. Il passato che ritorna. Forse anche questa volta qualcuno ha pestato i piedi alla criminalità organizzata.

Il presidente della commissione Sicurezza della Regione Lazio, Luisa Laurelli, ha intanto avanzato la proposta di istituire a Latina una sezione operativa della Direzione investigativa antimafia.

Via | Il Tempo
Foto | Flickr

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