Prima pietra del nuovo Partito della Nazione. Previsti “travasi” da Pdl e Pd

Si apre oggi all’Auditorium di Roma la manifestazione di due giorni “Vento di centro”, primo passo per la costituzione del nuovo Partito della Nazione. Non è solo la risposta mediatica (in sedicesimo) al mega show della settimana scorsa che ha portato alla nascita del Pdl. E’ soprattutto un atto politico nazionale per porre la prima

Si apre oggi all’Auditorium di Roma la manifestazione di due giorni “Vento di centro”, primo passo per la costituzione del nuovo Partito della Nazione.

Non è solo la risposta mediatica (in sedicesimo) al mega show della settimana scorsa che ha portato alla nascita del Pdl.

E’ soprattutto un atto politico nazionale per porre la prima pietra di quella nuova formazione di centro che entro l’anno prenderà vita nel nome (forse) di Partito della Nazione.

Non è l’allargamento dell’Udc, bensì il suo superamento per avviare un progetto politico alternativo al bipolarismo made in Italy e al suo sbocco bipartitico.

La realtà dimostra che c’è oggi in Italia uno spazio per il ritorno di una grande forza moderata: oltre la … Democrazia cristiana ma anche e soprattutto oltre il partito moderato-padronale-di-destra di Berlusconi.

Insomma, sono i fatti degli ultimi 15 anni (comprese le ultime elezioni politiche e i segnali delle ultime amministrative in Abruzzo e Sardegna, nonché i sondaggi per l’Election day di giugno) a dimostrare che il tentativo di fare davvero le grandi riforme con questo sistema bipolare è fallito e che è fallito anche il tentativo (del Pdl e del Pd) di “eliminare” il cosiddetto centro moderato “autonomo” (né col Pdl e né col Pd) incentrato nell’Udc ma ben più ramificato nel paese reale.

In altre parole, gli italiani vogliono la “semplificazione” del sistema politico e la “potatura” dei partiti ma restano scettici sul bipolarismo secco, temendo derive bipartitiche con possibili conseguenze istituzionali di tipo “presidenzialistico” che imbavaglierebbero l’articolazione costituzionale democratica italiana esponendo il paese, come scrive Stefano folli: “alle suggestioni di un modello plebiscitario, insofferente alle regole e propenso a considerare la legislatura una sorta di campagna elettorale permanente”.

Questo è il punto. E da qui parte la scommessa lanciata da Casini, Pezzotta, Tabacci, Adornato e dai tanti spezzoni ex diccì ma anche laici, liberali, riformisti di ogni provenienza e colore.

E’ una sfida difficile, che punta a un progetto di “rifondazione” dello Stato sul piano istituzionale, economico, amministrativo e soprattutto morale.

Una sfida che oggi parte non senza dubbi e macchie e senza la grancassa dei media e con pochi riflettori.

Ma è un tentativo sigificativo e da seguire con attenzione. Forse una scintilla “diversa” e innovtiva che potrebbe presto dare una scossa salutare al quadro politico ingessato e al paese impantanato.

Berlusconi e Franceschini fanno finta di niente.

Ma c’è chi teme (o auspica) un gran travaso di gente (e poi di voti) da Pdl e Pd nel nuovo partito.