Elezioni 2013: dopo Anna Paola Concia, il PD non ricandiderà neanche Andrea Sarubbi

I due deputati alla prima legislatura sacrificati in nome della burocrazia interna

di guido

Doveva essere l’era della rottamazione per il Partito democratico: anche se Matteo Renzi non ha vinto le primarie, in molti avevano scommesso su un pesante rinnovamento nelle liste del partito favorito alle prossime elezioni. E invece, a conti fatti, se da un lato il posto di Franco Marini (6 legislature) Rosy Bindi (5 legislature) o di Beppe Fioroni (4 legislature) non è in discussione, ed entrambi saranno candidati e sicuramente eletti, a farne le spese sono due “nuove leve” del partito, entrambi eletti per la prima volta in Parlamento nel 2008, e cioè Anna Paola Concia e Andrea Sarubbi.

È di ieri la notizia che Sarubbi, noto per la sua presenza su Twitter (ha inventato lui l’hashtag #opencamera per seguire i lavori parlamentari) ma anche per il suo attivismo su temi come la lotta al gioco d’azzardo, l’immigrazione e il taglio delle spese militari, non sarà ricandidato. Il motivo lo spiega lui stesso sul suo blog. Sarubbi non si è candidato alle primarie dei parlamentari perché non aveva un radicamento sul territorio: poteva quindi essere inserito solo nella lista stilata dalla direzione nazionale, ma la decisione, secondo la burocrazia interna, spetta al “capocorrente”. Cioè ognuno dei leader a cui fa riferimento una corrente del partito ha un certo numero di nomi da inserire in lista.

Sarubbi ha appoggiato Matteo Renzi alle primarie PD, quindi sarebbe toccato al sindaco di Firenze inserire il suo nome tra i 17 che ha la possibilità di nominare. Ma Renzi ha fatto sapere che non indicherà parlamentari uscenti nel suo listino, e quindi Sarubbi resterà fuori dalle candidature, a meno che qualche altro capocorrente del partito non decida di farsene carico (ipotesi fantascientifica).

Qualcosa di molto simile era accaduto ad Anna Paola Concia, nota per il suo attivismo in difesa degli omosessuali. A fine dicembre la Concia aveva spiegato di non potersi candidare alle primarie dei parlamentari per lo stesso motivo di Sarubbi: si sarebbe potuta presentare in Puglia perché eletta lì nel 2008, ma non avendo nessun radicamento sul territorio non avrebbe avuto chance. Anche per la Concia, nessun capocorrente del partito l’ha indicata nel listino degli altri candidati: in questo caso, qualcuno ha parlato di un veto proprio della Bindi sul suo nome, una ritorsione per l’impegno della parlamentare in difesa delle unioni gay. Come che sia, il “rinnovamento” del PD segue vie piuttosto insolite.