Mario Monti a SkyTG24: «Nessun accordo per non candidarmi»

Il premier uscente promette meno tasse

di guido


Doveva essere il giorno della partecipazione di Mario Monti a Domenica In, poi le proteste da più parti avevano spinto il dg Rai a rimandare l’invito. Ma il premier non se l’è presa più di tanto, e comportandosi ormai da politico consumato ha fatto rotta su un’altra meta televisiva, SkyTG24, dove si è lasciato andare alla più classica delle promesse elettorali: meno tasse. Anche se mette le mani avanti.

Le tasse vanno ridotte, ma con cautela. Occorre fare molta attenzione con le promesse fiscali. La pressione fiscale va ridotta ma non vanno fatte promesse non mantenibili. È da rivedere l’intera struttura fiscale, e va fatto nell’arco di un po’ di anni

Ma, aggiunge, con delle politiche riformiste in Parlamento, gli effetti potranno essere immediati:

È possibile il congelamento dell’aumento dell’Iva a luglio e il taglio di un punto di Irpef.

Questo anche grazie allo spread sotto i 300 punti, che porta un risparmio maggiore rispetto al gettito dell’Imu. E, a proposito dell’odiata imposta sugli immobili, di gran lunga il provvedimento più impopolare del Professore e quello su cui Berlusconi sta conducendo la campagna elettorale, Monti riprende quello che finora era stato il leitmotiv di Bersani.

L’Imu “è un frutto che il precedente governo ha deciso con l’entrata in vigore successiva” dichiara il premier, dimenticando però che, se è vero che l’imposta in sé era stata creata dal governo Berlusconi, è stato il governo tecnico a estenderla anche sulle prime case e quindi a cambiarne totalmente la natura, mantenendone inalterato solo il nome. Ma comunque anche l’Imu va cambiata: il gettito va dato maggiormente ai Comuni (come era stato chiesto, invano, dai sindaci all’attuale governo).

Poi Monti risponde per la prima volta a una domanda diretta sulla promessa di non candidarsi che secondo Berlusconi avrebbe fatto nel 2011 a Napolitano e ai leader della maggioranza prima di diventare premier:

Non c’era alcun patto, io stesso pensavo di non candidarmi perché pensavo non necessario farlo. Ero ottimista sul fatto che il paese continuasse di per sé nella direzione delle riforme ma ho visto molte preoccupazioni nell’economia italiana e all’estero.[…] Non mi piace espormi così tanto, ma tutto è nato per la sollecitazione di forze politiche e della società civile perché io mi ricandidassi con la mia agenda, quindi ci voleva.

Poi una stoccata a Berlusconi, la decisione definitiva di candidarsi è arrivata a causa del voto di sfiducia del Pdl:

la stavo covando prima e quel voto mi ha rafforzato nel convincimento

E spiega anche il perché dell’accordo con i centristi:

Casini e Fini non li valuto per la loro storia ma prima di altri hanno capito che i problemi non si risolvevano senza la grande coalizione. Sono stati i più tenaci sostenitori della maggioranza, l’apporto Pd e Pdl è stato a corrente alternate

Monti risponde anche a un’altra domanda “scomoda” – che era stata posta anche ieri da polisblog via Twitter senza ottenere risposta – quella sui diritti alle coppie di fatto:

La dignità della persona, come insegna la Costituzione, va profondamente rispettata. Questi sono temi importantissimi, anche più delle riforme economiche e sociali. Ma il criterio di unificazione delle forze della mia coalizione è stato un altro: le riforme per la crescita, e su questo non ci saranno divergenze.

Insomma Monti, come molti altri prima di lui, se la cava dicendo che sono temi “importanti ma non urgenti”: quindi nisba. Per chiudere, un’altro colpo a Berlusconi: Monti racconta di quando, nel 2004, il Cavaliere gli chiese di diventare ministro dell’Economia al posto di Tremonti:

C’è stato un periodo in cui per Berlusconi potevo essere non un ‘leaderino’, ma qualcosa di più. Gli dissi che avrei anche potuto ma che nel breve non c’era modo di ridurre l’Irpef come aveva promesso.