Bari: 4 arresti presunti esponenti clan Di Cosola

Quattro presunti appartenenti al clan mafioso barese dei Di Cosola sono stati arrestati dai carabinieri di Bari la scorsa notte. Sono accusati di tentato omicidio, porto e detenzione illegale di armi. In particolare i quattro sono ritenuti responsabili di un agguato, avvenuto il 17 febbraio scorso a Cellamare, a un esponente del clan rivale dei


Quattro presunti appartenenti al clan mafioso barese dei Di Cosola sono stati arrestati dai carabinieri di Bari la scorsa notte. Sono accusati di tentato omicidio, porto e detenzione illegale di armi. In particolare i quattro sono ritenuti responsabili di un agguato, avvenuto il 17 febbraio scorso a Cellamare, a un esponente del clan rivale dei Parisi rimasto illeso.

Tentativo di omicidio che sarebbe scaturito per un mancato pagamento di due partite di cocaina del valore di 25mila euro. Gli arrestati sono Vito Chiumarulo, 32 anni, Gaetano Moschetti, 26, Stefano D’Addario, 25, e Michele Poligneri, 22 anni.

Boss del clan barese è considerato il 55enne Antonio Di Cosola, “Strascina coperta”, definito dall’allora pm Michele Emiliano “fondatore e capo della Sacra corona autonoma”.

L’uomo, che è stato già condannato per associazione mafiosa e ha già scontato 12 anni di carcere, era finito nuovamente in manette a dicembre scorso. Dall’archivio di Repubblica :

OTTO fermi, ancora un colpo al gruppo di fuoco del clan Di Cosola. Un blitz dei carabinieri del comando provinciale di Bari ieri ha portato in carcere altri uomini pronti a sparare e ad uccidere nella guerra di mala in atto nell’ hinterland barese. Dopo gli 83 arresti eseguiti dalla finanza nell’ operazione “Domino”, e i dodici fermi eseguiti due giorni fa dalla squadra Mobile, l’ operazione di ieri chiude il cerchio intorno al gruppo criminale in lotta per l’ egemonia nel Sud-Est barese. Fra i destinatari del decreto di fermo disposto dalla Dda c’ è Antonio Battista, il 49enne nipote del boss Antonio Di Cosola, già raggiunto dallo stesso provvedimento 24 ore prima.

A lui e agli altri sei fermati sono contestati, a vario titolo, i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, detenzione e porto di armi da fuoco clandestine, ricettazione, estorsione e traffico di sostanza stupefacenti. Gli ottanta militari impegnati nell’ operazione tra Adelfia, Valenzano, Capurso e Cellamare hanno portato in carcere anche Ignazio Pontrelli, 32 anni, e Luigi Schiavone, 23 (l’ unico dei fermati a non avere precedenti penali), due degli uomini che parteciparono al summit criminale interrotto il 28 ottobre da un’ irruzione dei carabinieri, che in quell’ occasione sequestrarono al commando una mitraglietta Skorpion, due pistole, un passamontagna e tre moto.

I Di Cosola sono rivali dei Parisi-Stramaglia nella lotta per l’egemonia criminale nel sud-est barese. Lo scorso mese di giugno a Valenzano, in mezzo alla folla, venne ucciso Vito Di Benedetto, ritenuto il luogotenente del boss Stramaglia:

Ucciso con un colpo di pistola al torace. Esploso a di­stanza ravvicinata che non ha la­sciato nessuna via di scampo a Vi­to Di Benedetto, 34 anni, pregiu­dicato per reati di armi e droga e sorvegliato speciale. E’ stato assassinato ieri sera alle 18 e 45 a Valenzano in corso Aldo Moro, al­l’angolo con via Ortorosso, davanti ad un bar e in una zona centrale della città che a quell’ora era affollatissima.

Ad aprile scorso era stato as­sassinato Michelangelo Strama­glia, 49 anni, il boss che agiva nel­la provincia di Bari, tra Valenzano, Adelfia, Sannicandro, Modugno e Ceglie del Campo. Un omicidio che ha riacceso lo scontro tra gli Stramaglia e i Di Cosola, questi ultimi alleati agli Strisciuglio. Michelangelo Stramaglia, invece, per anni è stato ritenuto strettamente legato al clan di Japigia.

Il gruppo dei Di Cosola, in netto contrasto con il clan Stramaglia-Parisi, si occupa degli af­fari illegali a Cellamare, Capurso, Adelfia, Triggiano e Ceglie del Campo. Gli Stramaglia invece hanno colonizzato Acquaviva, Cassano e Valenzano. Mentre il territorio di Triggiano è gestito dalle due cosche rivali. Gli inquirenti dell’Antimafia intanto non nascondono le loro preoccupazioni per il fermento criminale degli ultimi mesi so­prattutto dei clan che pian piano stanno migrando verso la provin­cia dove i controlli delle forze del­l’ordine sono meno pressanti ri­spetto alla città e perché quei ter­ritori rappresentano – emerge da indiscrezioni trapelate in ambien­ti giudiziari – veri e propri territo­ri da colonizzare.

Via | Gazzetta del Mezzogiorno

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