Monti, dal loden a twitter. Leader e partiti ai ferri corti sulle liste. Cambiare tutto per non cambiare niente

Se la comunicazione e l’immagine sono il centro della politica e il mezzo sostituisce il messaggio, con l’ingresso di Mario Monti ieri su Twitter, la politica italiana è a una svolta. Se, invece, si guarda alla sostanza, cominciando dalla composizione delle liste elettorali, allora si capisce meglio il gattopardismo dei partiti di voler cambiare tutto

Se la comunicazione e l’immagine sono il centro della politica e il mezzo sostituisce il messaggio, con l’ingresso di Mario Monti ieri su Twitter, la politica italiana è a una svolta. Se, invece, si guarda alla sostanza, cominciando dalla composizione delle liste elettorali, allora si capisce meglio il gattopardismo dei partiti di voler cambiare tutto per non cambiare niente.

Il fatto che ci si trovi ancora a contarsi pro o contro Silvio Berlusconi – responsabile primo dello sfascio del Paese – la dice lunga su come siamo messi, fanalino di coda in Europa. Sbaglia chi incolpa (addirittura infamandoli) gli elettori che ancora sono attratti dal “Ghe pensi mi”, perché, al di là del pur importante ruolo di pressione e di orientamento dei media pro Cav, c’è un pezzo d’Italia – la maggioranza – che pur di fermare la sinistra, si tura il naso e vota chiunque prometta crociate … “anticomuniste”, contro i partiti, contro le istituzioni, contro la politica.

E’ persino inutile ripetere che la ri-ridiscesa in campo di un personaggio come il Cav rende l’Italia più una repubblica delle banane che un Paese occidentale avanzato. Perché allora il 15-20% degli italiani lo voterà ancora alle prossime politiche? Perché c’è debolezza politico-programmatica e c’è una credibilità ridotta al lumicino nei leader e negli schieramenti avversari di Berlusconi e della destra. Nessuno escluso, anche il Partito democratico che, al massimo, può essere incasellato nella logica del “meno peggio”.

Sono anni che il Pd si avvita al proprio interno con congressi, primarie, parlamentarie che non finiscono mai e che, al di là del buono che contengono, galvanizzano e illudono militanti e fans, una minoranza del corpo elettorale. Le fibrillazioni di queste ore – in alcuni casi vere e proprie guerre intestine – sulle liste, dimostrano la fragilità delle primarie, ritenute il toccasana organizzativo di fronte a problemi politici irrisolti. Di fatto, anche il pidì non esce dagli schemi degli altri partiti, pensando solo a se stesso, con esponenti e candidati non sempre più presentabili di quelli degli avversari.

La sostanza è che il sistema politico italiano è malato, è l’intero costume etico-politico che è stato stravolto da quasi 20 anni di berlusconismo, sistema emulato dagli altri. Oggi tutti i partiti costituiscono la cosiddetta “classe politica”, cioè una “minoranza organizzata” (Gaetano Mosca) tenuta insieme dalla difesa dei propri interessi, dei propri privilegi e della convenienza dello status quo.

Tutti – pur diversi fra loro- hanno occupato le istituzioni, si sono spartiti la società civile, utilizzando leggi ad personam o leggi ad partitum uniche nel mondo, da gridare vergogna. Di qui lo stallo di un Paese diviso e sfiduciato, trascinato nel baratro da un debito pubblico di 2000 miliardi di euro con oltre 80 miliardi annui di soli interessi. Il resto è propaganda, per militanti, fans e portaborse, o “arditi” da curva sud.

I partiti hanno altro cui pensare, impegnati a compilare liste per raccattare voti e mantenere il potere. No, non c’è da essere ottimisti. Neppure con Monti nella tenzone. La zavorra di Casini&Fini&C tarperà le ali anche al Prof.