Federalismo in direttura d’arrivo: parte il tour de force per l’approvazione

Gli intenti di Governo vorrebbero la legge sul federalismo approvata in via definitiva tra la fine di aprile e maggio. Ciò significa che il Senato dovrà esaminare il testo (lo stesso già licenziato dalla Camera) molto velocemente e che ovviamente questo non dovrà subire modifiche che obbligherebbero ad un ritorno nell’altro ramo del Parlamento.Il periodo

Gli intenti di Governo vorrebbero la legge sul federalismo approvata in via definitiva tra la fine di aprile e maggio. Ciò significa che il Senato dovrà esaminare il testo (lo stesso già licenziato dalla Camera) molto velocemente e che ovviamente questo non dovrà subire modifiche che obbligherebbero ad un ritorno nell’altro ramo del Parlamento.

Il periodo però è decisamente “full” per il programma dei palazzi romani e ovviamente gli argomenti economici sembrano avere una corsia preferenziale: il Decreto legge 5, innanzitutto, sulla crisi economica e sul sostegno all’industria scadrà il 12 aprile e deve ancora risolvere l’annosa questione dei 150 milioni di euro reclamati dai sindaci per i fondi ICI, stanziati a loro favore e mai arrivati nelle casse dei comuni.

Il Parlamento dovrà poi affrontare, sempre prima del federalismo, il decreto sulle quote latte, la questione intercettazioni, le misure contro l’usura, il decreto legge 11 contro la violenza sessuale e il Ddl sulla sicurezza che, si dice, dovrebbe fare marcia indietro sulle norme anticlandestini, volute proprio dal carroccio.

Ma il partito di Bossi, prima di tornare alla carica sulla questione clandestini, deve portare a termine il percorso della legge sul federalismo, una legge che, come detto, sarà giocoforza identica a quella già approvata a Montecitorio. Il testo approvato rischia però di non essere sufficiente ad affrontare i problemi delle autonomie anche perché è un “po’ troppo generico”: non solo perché rinvia ai decreti attuativi che dovranno essere approvati in seguito ma soprattutto perché glissa su molti aspetti economici della riforma.

Sicuramente, se la legge fosse concretamente attuata con i decreti, così come vorrebbe il legislatore, i risparmi per “l’azienda Italia” potrebbero essere consistenti. La paura, tuttavia, è che il federalismo porti invece solo una moltiplicazione dei centri di costo, tesi avvalorata anche dai molti compromessi accettati dalla Lega pur di portare a termine il progetto (esempi su tutti i megafinanziamenti ai comuni di Roma e Catania),

Se il trend non sarà modificando, premiando i “virtuosi” e penalizzando gli enti e le regioni in deficit, difficilmente la legge sul federalismo potrà affrontare i problemi che si prefigge di risolvere.

Un’ultima considerazione, apparsa in settimana su ItaliaOggi in un articolo di Marino Longoni, connessa con la crisi economica: in questi ultimi tempi, infatti, il ruolo degli stati nazionali “come unici soggetti in grado di gestire, per quanto possibile, una crisi planetaria come quella che si è scatenata dai subprime americani è stato determinante. Uno stato federalista, con competenze e risorse finanziarie più segmentate, avrebbe avuto la medesima capacità di reazione?”.

foto: Flickr | CiuPix