Berlusconi, la Riforma Presidenziale e il Presidenzialismo. Ma di cosa parliamo?

Uno spettro si aggira per l’Italia: la Repubblica Presidenziale. Già nei sogni del MSI, di Craxi (ricordate la “Grande Riforma”?), di Berlusconi, e in generale di tutti quelli che vedono la vittoria alle elezioni come la conquista definitiva del potere (ignorando anche le basi della teoria politica democratica), la riforma che dovrebbe portare l’Italia nel

di bruno

Uno spettro si aggira per l’Italia: la Repubblica Presidenziale. Già nei sogni del MSI, di Craxi (ricordate la “Grande Riforma”?), di Berlusconi, e in generale di tutti quelli che vedono la vittoria alle elezioni come la conquista definitiva del potere (ignorando anche le basi della teoria politica democratica), la riforma che dovrebbe portare l’Italia nel novero delle “democrazie governabili” sembra urgente e indispensabile.

Ha dato il via alle danze Berlusconi, che al congresso fondativo del PDL ha detto:

“La Costituzione va rivitalizzata e arricchita. Una delle missioni della nostra maggioranza – ha aggiunto – è ammodernare l’architettura istituzionale dello Stato”. Ha dato ragione a Fini, che aveva usato la metafora del calabrone e della farfalla. “È il tempo di passare dal calabrone alla crisalide ed è tempo che la crisalide diventi finalmente farfalla. E che l’Italia, come una farfalla, possa spiccare finalmente il volo”. Le riforme dovranno dare più poteri al premier, che “al contrario delle favole scritte su di me dalla sinistra, non ho poteri, se non quelli che derivano dalla mia autorevolezza”. I poteri che la Costituzione assegna al presidente del Consiglio sono praticamente inesistenti (li ha definiti “finti”).”

Anche Maurizio Belpietro, dalle colonne di Panorama, ha detto la sua: cambiare la Costituzione, per dare finalmente al premier i poteri di cui avrebbe un disperato bisogno.

Ora, a parte il fatto che definire Berlusconi “armato solo di moral suasion”, prigioniero della sua maggioranza, dotato solo di finti poteri (ma, pare, di vere televisioni e di veri giornali) è, come dire, un pò riduttivo, è bene spiegare alcune cose.

Assegnare molti poteri al Presidente della Repubblica può facilmente portare un paese ad una dittatura, totalitaria o autoritaria. Modello Sudamerica, per intenderci. La soluzione è un forte sistema di checks and balances, di pesi e contrappesi, per limitare l’azione del governo (e quindi del Presidente). Ad esempio, un Parlamento forte che controlli (in parte), limiti e circoscriva l’azione del governo. Modello USA, dove

” […] nonostante l’accresciuto ruolo presidenziale, il legislativo ha conservato un indubbio potere di condizionamento dell’esecutivo. Ecco perchè continua ad essere ritenuto il più potente legislativo nelle democrazie contemporanee.”
(tratto da Sergio Fabbrini – Politica Comparata, pagina 123)

Il Congresso USA dispone di formidabili poteri, che vanno dalla possibilità (remota ma sempre presente) di mettere in stato d’accusa il Presidente (l’impeachment, do you remember Clinton e Nixon?), dal controllo sulla nomina dei segretari dei vari dipartimenti della Presidenza, al controllo della “borsa della spesa” (cioè delle leggi di bilancio).

Il sistema di “governo separato” statunitense prevede infatti che sia il conflitto tra istituzioni a garantire la democraticità dell’impianto statale. Un conflitto che deve essere risolto da compromessi, da accordi e da soluzioni intermedie. Esistono naturalmente casi in cui il Presidente può influenzare pesantemente il Congresso (soprattutto quando la maggioranza nei due rami del Congresso sia politicamente vicina al Presidente), ma si tratta di eccezioni, di situazioni temporanee. Altrimenti, pensate ai danni che avrebbe potuto fare George W. Bush (come se non ne avesse fatti abbastanza!).

Naturalmente, gli ameregani di casa nostra, da Berlusconi a Ferrara, non hanno la minima idea di come funzioni la democrazia in America. Vogliono semplicemente creare un sistema di governo che butti a mare tutte le garanzie della nostra Costituzione, che consegni a chi è stato “eletto dal popolo” tutto il potere, che porti la magistratura sotto il controllo dell’esecutivo. Niente di nuovo, ma questa non è una Repubblica Presidenziale. E’ un regime.

P.S. Si può ancora parlare di regime o rischiamo di passare per quelli che vogliono “distruggere il dialogo”? Fateci sapere.

Foto: TopTechWriter.US da Flickr