Berlusconi “show”: l’Italia dei “buoni” e dei “cattivi”

Si deve dare atto a Silvio Berlusconi della chiarezza. Il suo discorso/fiume di ieri alla Fiera di Roma dice senza dubbi che con il Pdl nasce il più forte partito di “destra” che l’Italia abbia mai avuto. Altro che partito di “centro”! Altro che Democrazia cristiana! Il “leit motiv” del Cavaliere è sempre lo stesso:

Si deve dare atto a Silvio Berlusconi della chiarezza.

Il suo discorso/fiume di ieri alla Fiera di Roma dice senza dubbi che con il Pdl nasce il più forte partito di “destra” che l’Italia abbia mai avuto. Altro che partito di “centro”! Altro che Democrazia cristiana!

Il “leit motiv” del Cavaliere è sempre lo stesso: un ripetuto assalto a “questa sinistra che non cambia mai”, un battere e ribattere sul chiodo del comunismo come la madre di tutti i mali del mondo.

Anche ai tempi della “guerra fredda”, della lotta di classe più dura e degli scontri (con morti e feriti) di piazza degli anni ’50 e ’60 i capi di governo e di opposizione cercavano “comunque” uno spiraglio per il dialogo e la riconciliazione nazionale.

Berlusconi no. Di qua (con lui) il “bene”, di là (contro di lui) il “male”.

Il suo discorso, base “ideologica” e strategica del nuovo Pdl, scava un fossato, divide l’Italia in buoni e cattivi.

Da una parte il Pdl partito “baluardo della libertà” che “punta al 51%” , che “realizza le attese di un popolo e si identifica con il popolo”, dall’altra gli altri, identificati nella sinistra e nei comunisti.

Tutti, prima della sua discesa in campo hanno fatto danni all’Italia. E tocca ora al Pdl e al suo capo rifare tutto da capo.

Per Antonio Di Pietro è solo un discorso di “un ducetto”.

Dal Pd la risposta più dura: “Un discorso pieno di odio e falsità, non degno di chi si trova a governare un paese. Le parole di Berlusconi suonano come un invito ad imbracciare le armi, mentre il paese soffre una crisi economica e sociale senza precedenti e non ha certo bisogno di un populismo capace solo di accendere micce e creare divisioni per nascondere l’incapacità nella risoluzione dei problemi”.

Tant’è. E’ l’avvio ufficiale della campagna elettorale. Anzi, il suo proseguimento. Oramai l’Italia vive di campagne elettorali permanenti.

Un modo come un altro per non uscire mai dalla crisi. Una scorciatoia per affossare la democrazia.

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