Palermo, omicidio Francesco Nangano: l’ordine è partito dal carcere?

Nangano aveva già subito degli attentati, per cosa dovranno scoprirlo gli inquirenti della Dda di Palermo che si occupano dell’omicidio di mafia.

di remar

L’ordine di uccidere Francesco Nangano, sabato sera a Palermo, potrebbe essere partito dai boss di Brancaccio in carcere. La vittima aveva già subito degli attentati, qualcuno voleva fargliela pagare, per cosa dovranno scoprirlo gli inquirenti della direzione distrettuale antimafia che si stanno occupando dell’omicidio.

Un delitto di mafia, su questo chi indaga non ha dubbi, il primo a Palermo dopo un paio d’anni di tregua. Nangano, 50 anni, viveva a Brancaccio. Condannato e poi assolto per omicidio e associazione mafiosa (con tanto di risarcimento per l’ingiusta detenzione) l’anno scorso aveva subito un attentato intimidatorio nel suo autosalone e poi l’incendio della propria vettura.

Il commerciante d’auto è stato ucciso da due killer, arrivati e fuggiti in sella a una moto. Cinque dei sei proiettili calibro 9 per 21 esplosi hanno raggiunto Nangano, il colpo di grazia alla testa. Un’esecuzione dalla modalità tipicamente mafiose, i sicari non sono nemmeno scesi dalla moto.

Hanno aspettato che Nangano uscisse dalla macelleria in via Messina Marine dove di solito andava e appena il 50enne è entrato in macchina hanno agito. A coordinare le indagini della sezione omicidi della Questura pelarmitana è il sostituto procuratore Gaetano Paci.

Per gli inquirenti Nangano sarebbe stato ammazzato in seguito a contrasti con esponenti apicali del clan di Brancaccio, famiglia mafiosa che nel 2001 subì un duro colpo con l’operazione Araba Fenice. L’inchiesta non vuole tralasciare nulla, si guarderebbe quindi anche in quella direzione.

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