Depardieu tra le braccia di Putin, L’Express configura l’ironica mappa degli altri paesi che potrebbero accoglierlo

Gli USA, la Cecenia, il Giappone e anche l’Italia, una guida nei paesi amati da Gérard Depardieu firmata L’Express.

di sara


Ne ha fatto colare d’inchiostro negli ultimi tempi il caro Gérard Depardieu, e ci siamo già cascati anche noi, eppure adesso che anche Vladimir Putin gli ha aperto le braccia (e le frontiere della Russia) “Depardieuv” o “Depardiosky” o ancora a “lo tsar” come lo definiscono ironicamente sui social network, potrebbe puntare ad altri lidi, ben diversi dal poco allettante Belgio, nel quale per la cronaca non esitano a festeggiare il futuro cittadino. Come dimostra non molto discretamente Daniel Senesael, borgomastro di Estaimpuis, il comune nel quale l’attore ha recentemente acquistato casa, che ha deciso di far gli auguri ai suoi concittadini travestito da Asterix. Un bell’esempio dell’umore campagnolo belga a pochi chilometri dalla frontiera francese e a qualche giorno dall’annuncio di Putin che potrebbe rimettere tutto in questione.

Oltreconfine e Russia a parte, i colleghi de L’Express si sono divertiti ad immaginare la personale “guida turistica” di Depardieu, riunendo in un simpatico insieme di immagini i luoghi ai quali è legato per diverse ragioni: si passa per la Cecenia nella cui capitale Grozny si era abbandonato ad elogi presidenziali al grido di “Vive Ramzan Kadyrov!”, dimenticando l’accusa di violazione di diritti dell’uomo che pesa sul giovane leader, per raggiungere l’Ouzbékistan, patria della figlia primogenita di Islam Karimov, altro presidente, con la quale ha duettato nella canzone dal romantico titolo Nebo moltchit (“Il cielo tace”), e perché non gli USA o il Giappone, in fondo l’attore è proprietario di un commercio di prodotti del Sol levante in rue du Cherche-Midi, zona chic situata a due passi da Montparnasse, per non parlare della nostra Italia, memore della pubblicità della pasta Barilla firmata David Lynch, in versione cuoco-salvatore, e dell’interesse per il Belpaese più volte dimostrato e confermato da una dichiarazione rilasciata nel 2009 a Le Parisien, che tradotta suona un po’ così:

Vorrei non avere più un indirizzo in Francia, ma piuttosto in Italia perché amo molto questo paese. Così potrei tornare tranquillamente a Parigi quando ne ho voglia. Si tratta di un desiderio e non di un modo di sfuggire alle tasse. Non andrei in Svizzera ad esempio, non scappo da un regime fiscale…

Ne è davvero passata d’acqua sotto i ponti, non è vero Gérard?

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